Aprire partita IVA per i giovani: quanto costa

L’attività da dipendente non fa per te e vorresti diventare imprenditore di te stesso? Sei un giovane avvocato, fisioterapista, biologo, traduttore, un commerciante o un grafico? Allora, prima di tutto, sappi che in Italia, avviare e tenere in vita un’attività, non è assolutamente facile, per cui fallo se davvero ci credi e ne sei convinto. Purtroppo la congiuntura economica non è delle più favorevoli e il livello della tassazione non è altro che la mazzata finale a un’economia già agonizzante.

Tuttavia, anche qui in Italia non tutto è grigio e ci sono delle agevolazioni. Visto che sei all’inizio della tua attività, probabilmente potrai beneficiare del regime dei minimi, ossia un regime di tassazione agevolato rispetto a quello ordinario e riservato a imprese e liberi professionisti con ricavi o compensi tra 15mila e 40mila euro.

commercialista

Regime dei contribuenti minimi

Chi aderisce al regime dei minimi, è esonerato dal pagamento dell’Irpef, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap. I contribuenti aderenti a questo regime pagano solo un’imposta sostitutiva fissa, pari al 15% e applicata al imponibile determinato forfettariamente in base alle entrate.

In base al tuo codice ATECO e quindi alla tua attività, potrai aderire a questo regime solo se ritieni che i tuoi ricavi non supereranno un certo importo che, a seconda dell’attività, varia da 15.000 a 40.000 euro. A titolo esemplificativo, i liberi professionisti non possono superare i 15.000 euro, mentre gli imprenditori commerciali i 40.000.

Ovviamente questa “discriminazione” tra liberi professionisti e commercianti è stata oggetto di acceso dibattito tra contribuenti, associazioni di categoria ed esponenti politici. Al momento però, la situazione è questa.

Contributi INPS e INAIL

Anche se appartieni al regime dei minimi, dovrai pagare i contributi INPS che, a titolo esemplificativo, di solito rappresentano circa il 20% dei redditi. Se apri una partita IVA come libero professionista, pagherai una percentuale di contributi INPS: quindi, se guadagni poco, pagherai pochi contributi, se guadagni di più il contributo obbligatorio aumenta, tutto in proporzione al tuo volume d’affari.

I commercianti invece sono obbligati a pagare una quota fissa, anche se l’attività non va bene o guadagna zero. L’importo minimo fisso per i commercianti, è di circa 3.000 euro l’anno.

Regime ordinario

Se non rientri nel regime dei minimi, le tasse aumentano a dismisura. Dovrai pagare:

  1. IRAP, ossia l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive. Si paga sul fatturato e non sui guadagni, per cui potresti trovarti a pagarla anche se realizzi delle perdite! L’aliquota base è del 3,90%, che può salire di un po’ a seconda della regione di appartenenza.
  2. Irpef, ossia l’Imposta sul reddito delle persone fisiche, le cui percentuali variano in base agli scaglioni reddituali. Lo scaglione più basso è del 23%, fino ad arrivare al 43% per i redditi più alti.
  3. Iva, ossia l’imposta sul valore aggiunto, che è l’unica tassa che pesa di meno, non per percentuale (in Italia ammonta al 22%), ma perchè comunque viene pagata dai tuoi clienti.

Commercialista

Per gestire la tua attività, dovrai rivolgerti a un commercialista. La contabilità ordinaria è piuttosto complessa, mentre quella in regime dei minimi è davvero semplice.

Il costo quindi è variabile: per una partita IVA in regime dei minimi di solito la spesa del commercialista si aggira sui 300 euro annui.

Per le partite IVA in regime ordinario, siamo invece, in media, sui 1.000 euro annui. Il costo ovviamente può lievitare in base alla particolarità della tua attività e alle pratiche da gestire.

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