Collaborazione a progetto dopo riforma Fornero

La legge n. 92/2012, conosciuta anche come riforma Fornero, è stata emanata con l’obiettivo di instaurare rapporti di lavoro più stabili e contrastare l’abuso indiscriminato di questa tipologia di contratto. La legge ha infatti dettato requisiti più rigidi e stringenti a cui devono attenersi le imprese che stipulando questi contratti, per evitare un ricorso a volte elusivo a questo istituto contrattuale.

Il nuovo art. 61, D.Lgs 276/2003, definendo il concetto di “progetto” lo collega esclusivamente a un “determinato risultato finale” da intendersi come una qualche “modificazione della realtà verificabile”, modificazione che deve essere realizzata in un arco temporale stabilito, pena l’invalidità del contratto stesso. In questo modo quindi, viene meno la possibilità di stipulare un Co.Co. Pro per la realizzazione di “programmi di lavoro o fasi di esso”: il Co.Co.Pro può quindi essere stipulato solo per un progetto specifico, identificato nell’oggetto del contratto.

L’articolo di cui sopra inoltre, esclude che del progetto facciano parte “compiti meramente esecutivi o ripetitivi”.

Compenso. Per scongiurare un abuso del contratto a progetto anche sotto il profilo retributivo, il legislatore, sin dalla Finanziaria 2007 (art. 1, co. 772, 296/2006), ha stabilito che il compenso deve essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto e deve tenere conto dei compensi previsti per le analoghe professioni previste nei CCNL di riferimento.

La riforma Fornero ha stabilito che il compenso non deve essere inferiore ai minimi stabiliti per ogni settore di attività, applicando quindi i compensi recepiti da mansioni equiparabili di tipo subordinato.

L’estinzione del contratto: con la riforma Fornero, il diritto di recesso con preavviso spetta al solo collaboratore e non più al committente, che quindi rimane vincolato fino alla fine del contratto. Ovviamente rimane salva l’ipotesi di recesso per giusta causa.

Contributi previdenziali: sono aumentate le aliquote contributive INPS, per il 2013 pari a 27,72 % per i lavoratori non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie e 20% per i lavoratori iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie. Le aliquote aumenteranno fino a raggiungere il 24% nel 2016 e il 33% nel 2018. Resta ferma la ripartizione di 2/3 terzi che rimangono a carico dell’impresa e 1/3 del lavoratore.

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