Come affittare una stanza del proprio appartamento

Abbiamo in casa una camera che non utilizziamo? Allora perchè non affittarla e guadagnarci qualcosa? Specialmente se abitiamo in un grosso centro, come Roma o Milano, i guadagni potrebbero essere davvero interessanti. Come affittare una stanza del proprio appartamento e soprattutto, se ne usufruiamo, senza perdere le agevolazioni prima casa?

Se abbiamo una casa grande, ma soprattutto una stanza libera, possiamo valutare l’idea di affittarla e aumentare le nostre entrate. Come deve essere fatto il contratto e come calcolare quello che effettivamente rimane dell’affitto percepito dopo aver pagato le tasse? E se volessimo invece, affittare la stanza per pochi giorni in stile bed and breakfast? Diamo una risposta a tutte queste ragionevoli domande.

Nessuna legge impedisce di affittare a un terzo una stanza libera del proprio appartamento. Per questa attività non é neanche necessaria l’apertura della partita IVA, nè l’iscrizione alla Camera di Commercio. La locazione di una stanza deve seguire le regole della legge 431/1998, sulla base della quale il canone e il contratto sono stabiliti o attraverso accordi territoriali delle associazioni locali dei proprietari e degli inquilini (tramite un contratto di locazione parziale dell’immobile e transitorio, con durata da 1 a 18 mesi) oppure, in maniera molto più libera, pattuito liberamente dalle parti, ovviamente nel rispetto della legge. Le parti quindi possono utilizzare un fac simile di contratto rilasciato dalle associazioni di categoria, oppure stipularlo liberamente.

E se vogliamo affittare la stanza per uno o due giorni, comunque per un periodo non superiore ai 28 giorni? In questo caso (se l’affitto non supera i 28 giorni) non c’è alcun bisogno di fare un contratto: é sufficiente una semplice scrittura privata che non si deve registrare. Al cliente verrà rilasciata una normale ricevuta dell’affitto e il compenso percepito lo inseriremo nella dichiarazione dei redditi. Possiamo scegliere tra la cedolare secca (pari al 21%) o la vecchia tassazione in cui il guadagno percepito si cumula a redditto. Spesso la soluzione più vantaggiosa è la cedolare secca.

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