Come funzionano gli studi di settore

Sei un avvocato? I tuoi redditi sono pari a 10.000 euro annui? Come mai sono pari a 10.000 euro annui, se la media dei guadagni di questo settore (quello dell’avvocatura), sono invece in media di 20.000 euro annui? Abbiamo usato dati non reali (10 e 20 mila euro), ma abbiamo espresso il concetto: gli studi di settore servono proprio a questo, a confrontare i redditi dichiarati con quelli medi del proprio settore di provenienza.

Gli studi di settore quindi, vengono utilizzati dall’Agenzia delle Entrate, per mettere a confronto i tuoi redditi con quelli degli altri tuoi colleghi (o concorrenti). Se tu guadagni troppo meno rispetto alla media, sei additato come evasore?

Tasse

Di regola no. Nel senso che, certamente, una importante incongruenza tra media del settore e tuoi redditi, può derivare dal fatto che tu dichiari meno di quanto guadagni, allo scopo di pagare meno tasse. Ma può essere anche che la tua professione o azienda stia vivendo un periodo di crisi, da qui la spiegazione di tutto.

La crisi, infatti che ha reso imprevedibili i mercati, rendendo spesso inadeguato questo confronto: ci sono professionisti e aziende che sono appena entrate nel settore e i cui guadagni possono essere risicati, imprese che operano da anni e hanno guadagni più alti, così come imprese che, pur lavorando da decenni, ora affrontano una situazione di crisi.

Proprio in ragione di ciò, le regole sono diverse e c’è una maggiore tolleranza rispetto al passato, che ha portato il fisco ha introdurre dei correttivi. Per esempio, per i giovani liberi professionisti

Come compilarli

Gli studi di settore vanno compilati dal contribuente (o da chi per lui, per esempio il consulente fiscale) attraverso un apposito modello con i dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.

Questi dati, riassumendo, interessano i ricavi che si sono realizzati durante l’anno. Per ogni codice Ateco (per le imprese che ne hanno più di uno) occorre indicare i ricavi per ogni attività, individuando quella che è l’attività principale (se ve n’è una rispetto alle altre).

Incongruenza

Quando viene l’Agenzia delle Entrate rileva delle incongruità importanti, scattano i controlli. A questo punto il contribuente può essere inviato dal fisco a fornire dei chiarimenti, in quella che viene chiamata fase di accertamento.

In questo contesto l’Agenzia delle Entrate desidera semplicemente accertarsi che i bassi ricavi non siano frutto di evasione ma, realmente, di una situazione di particolare crisi dell’azienda.

Come adeguarsi

C’è una possibilità anche per coloro che hanno dichiarato ricavi inferiori a quelli effettivi.Come stabilito dall’art. 2 del D.P.R. n. 195 del 1999 e successive modifiche, i contribuenti che non sono risultati congrui agli studi di settore, per evitare l’attività di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, possono provvedere all’adeguamento dei ricavi dichiarati, e si questi, devono essere versate le relative imposte dirette, IVA e IRAP.

Ovviamente questa possibilità è concessa entro un tempo limitato, nello specifico, entro la scadenza per il versamento a saldo delle tasse scaturite dal modello Unico. Se il contribuente effettua questo adeguamento quindi, pagherà solo le maggiori imposte, ma non le sanzioni e gli interessi.

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