Come impugnare un licenziamento

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un fervente cambiamento del mondo del lavoro, dapprima con la riforma del Governo Monti (elaborata dal Ministro Fornero), successivamente modificata e integrata dal Governo Letta ed, infine, dal governo Renzi, che ha delineato un nuovo programma di riforme, meglio conosciuto come Jobs Act e che ha toccato anche la disciplina dei licenziamenti e l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Alla luce di tutte queste riforme, quali regole deve seguire un ex dipendente che ritiene di essere stato ingiustamente licenziato dal proprio datore di lavoro? Le motivazioni addotte dal datore di lavoro possono essere svariate: per giusta causa, per crisi economica e riduzione del personale, per giustificato motivo oggettivo o soggettivo. Cosa si può fare se si ritiene il licenziamento illegittimo?

Giudice

Chiariamo prima di tutto che, se il dipendente ritiene che il licenziamento é illegittimo, può sempre impugnarlo. L’unica cosa che cambia, alla luce dell’ultima riforma Renzi, è che, in alcuni casi (che vedremo di seguito) se il giudice ritiene fondata la denuncia dell’ex dipendente, può non disporre il reintegro del soggetto nel posto di lavoro, ma solo un risarcimento di tipo economico (prima invece, era obbligatorio anche il reintegro).

Come impugnare un licenziamento

FASE STRAGIUDIZIALE

L’ex lavoratore, dal giorno del licenziamento, ha 60 giorni per impugnarlo. Trascorso tale termine tale diritto decade per sempre. L’impugnazione va fatta tramite raccomandata A/R dal lavoratore o da un suo legale (in questo caso la lettera deve comunque essere sottoscritta dal lavoratore).

FASE GIUDIZIALE

Se in via stragiudiziale non si va a capo di nulla, il soggetto intraprendere un’azione dinanzi al giudice. L’azione deve essere intrapresa entro 180 giorni dalla data di impugnazione del licenziamento, pena decadenza del diritto.

L’azione deve essere proposta tramite ricorso davanti al Giudice del Lavoro competente per territorio, ossia il giudice nella cui circoscrizione territoriale è sorto il rapporto di lavoro o si trova l’azienda datrice di lavoro. Il lavoratore (che potrà avvalersi di un avvocato), dovrà presentare al giudice le motivazioni per cui ritiene ingiusto e illegittimo il licenziamento, presentando anche la lettera raccomandata A/R inviata nella precedente fase stragiudiziale.

Una volta depositato il ricorso, il giudice fissa un’udienza a cui dovranno partecipare entrambe le parti. L’udienza deve essere fissata nei 40 giorni successivi alla presentazione del ricorso. Il lavoratore dovrà comunicare all’impresa il ricorso e il decreto di udienza almeno 25 giorni prima della data della stessa. L’azienda, da parte sua, dovrà costituirsi almeno 5 giorni prima dell’udienza.

Il giorno dell’udienza

Si incontrano entrambe le parti. Il datore di lavoro dovrà provare i motivi alla base del licenziamento. Il Giudice ascolta le parti e raccoglie le prove (documenti, testimoni, etc.). Il giudizio si chiude con un’ordinanza di accoglimento o rigetto della domanda e, la decisione del giudice è subito esecutiva. Se quindi il giudice dispone un risarcimento danni, deve essere pagato entro il più breve termine. Se dispone il reintegro del lavoratore, dovrà essere reintegrato subito.

Opposizioni

La sentenza emessa è opponibile, da entrambe le parti (dal lavoratore o dal datore di lavoro). L’opposizione deve essere fatta entro 30 giorni. Il Giudice fissa un’altra udienza, da tenersi nei 60 giorni successivi. Il ricorso e il decreto di fissazione dell’udienza devono essere comunicati alla controparte almeno 30 giorni prima della udienza. La controparte dovrà costituirsi almeno 10 giorni prima dell’udienza.

Come si svolge il giudizio di opposizione?

Il Giudice sente le parti e raccoglie le prove. Il giudizio di opposizione si conclude con un’altra sentenza di accoglimento o rigetto dell’opposizione e anche questa sentenza può essere impugnata, dinanzi la corte di Cassazione. La sentenza della Corte di Cassazione rappresenta quindi l’ultima fase che conclude, finalmente, la controversia.

La prima fase quindi, quella della prima sentenza, é abbastanza veloce, ma se la controparte la impugna, fino all’Appello e alla Cassazione, i tempi si allungano sensibilmente.

Quando è previsto il reintegro del posto di lavoro e quando solo il risarcimento danni

In realtà, la riforma Renzi non ha cambiato radicalmente la situazione. Rimane infatti la possibilità di chiedere il reintegro del posto di lavoro per i licenziamenti per motivi discriminatori, ma anche per i licenziamenti disciplinari ritenuti illegittimi. In sostanza, il vero cambiamento sta per i licenziamenti economici giudicati illegittimi: in questo caso é possibile chiedere solo un risarcimento danni e non il reintegro del posto di lavoro.

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