Come investire il proprio TFR

Il TFR, detto anche liquidazione o retribuzione salariale differita, é una somma di denaro, accantonata ogni anno dal datore di lavoro. che viene versata al dipendente al momento della cessazione del rapporto di lavoro, quindi in caso di dimissioni, licenziamento, licenziamento collettivo per chiusura dell’azienda o ridimensionamento del personale, e pensionamento.

Dopo essere assunti con un contratto di lavoro da dipendente (per esempio con contratto a tempo indeterminato), il datore di lavoro consegna al dipendente un modulo nel quale si potrà scegliere come e dove investire il proprio TFR maturato. Il dipendente ha 6 mesi di tempo per effettuare una scelta. Di seguito le possibili opzioni per investire il proprio TFR.

TFR

Come investire il proprio TFR: dove destinare la liquidazione

Il dipendente può decidere di:

lasciare il TFR in azienda. Si tratta di una scelta che in futuro potrai cambiare: successivamente, potrai in qualsiasi momento decidere di spostarlo a una gestione privata. al contrario, scegliendo la gestione privata non si può tornare indietro, ma solo spostare il TFR da un gestore all’altro). Se si tratta di un’azienda senza debiti e problemi di natura patrimoniale, può rappresentare una scelta “sicura”. Tuttavia, può essere poco conveniente sotto il profilo economico, poichè in questo caso, quando il TFR sarà poi erogato (per esempio alla data della pensione) sarà trattato con il regime fiscale dell’iRPEF di quell’anno (calcola quindi almeno un 30% di ritenuta da applicare sia sul TFR che sugli interessi maturati).

investire il TFR in una gestione privata, ossia, a scelta:

1. Lasciare il TFR all’INPS: l’INPS infatti gestisce anche i TFR dei dipendenti di aziende, in un grande calderone comune. Anche in questo caso la scelta potrebbe essere dettata da ragioni di sicurezza, l’INPS è un ente pubblico e quindi i soldi “non si perderanno mai” (anche se attualmente molti non sarebbero d’accordo con quest’affermazione). Inoltre, ricordiamo che, a basso rischio, corrispondono bassi rendimenti. I tassi di interesse sono infatti più bassi rispetto ad altri tipi di gestioni private.

2. Fondi di categoria aperti: ogni categoria di lavoratori subordinati ha uno o più fondi di categoria (per esempio i dipendenti commerciali hanno il “Fondo FONTE”, etc). Anche questi sono fondi con gestione molto cauta e quindi con rendimenti bassi.

3. Fondi privati “chiusi”: sono fondi gestiti da banche o società di assicurazioni e che destinano il TFR a un fondo comune di investimento, con gestioni più o meno personalizzabili. Ci sono fondi azionari (quindi ad alto rischio e potenziale alto rendimento. ma anche alta potenziale perdita!) totalmente obbligazionari, fondi con investimento nei Paesi emergenti, etc. Questa tipologia di fondi quindi, é molto variegata e potrebbe addirsi poco a chi ha una scarsa propensione al rischio.

Infine, un’altra differenza importante sta nella tassazione. Mentre, come già detto, il TFR lasciato in azienda sarà poi tassato secondo gli scaglioni IRPEF, chi sceglie una gestione privata del TFR (qualunque sia il gestore) subirà una tassazione minore, pari a circa il 12%, che sicuramente, almeno sotto questo singolo aspetto, conviene di più rispetto al TFR lasciato in azienda.

NB: se decidi di scegliere un fondo privato chiuso, accertati della sua affidabilità e soprattutto che preveda un frequente di scambio di informazioni. Alcuni fondi, purtroppo, comprano e vendono titoli senza che l’aderente sappia nulla, risultando delle vere e proprie scatole nere dove va a finire (saccheggiato) il proprio TFR. Prima di aderirvi quindi, consulta bene tutte le clausole contrattuali e verificane affidabilità e serietà.

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