Come lavorare in proprio senza partita IVA

Hai deciso di avviare un’attività di lavoro autonomo, ma sei spaventato dai costi della partita IVA? Purtroppo infatti, l’apertura della partiva IVA include una serie di costi da sostenere, non tanto nell’apertura della P.IVA in se (che non costa nulla), quanto nei costi che si dovranno sostenere di commercialista e tasse da pagare. E l’Italia non è certo un Paese dove le tasse sono basse, al contrario, la pressione fiscale è tra le più alte del mondo.

Esistono delle alternative per chi vuole iniziare a mettersi in proprio, senza essere schiacciati dal peso delle tasse? Delle alternative, almeno per ora, ci sono: il regime dei minimi oppure le collaborazioni occasionali.

Collaborazioni estere

Se vuoi lavorare autonomamente, puoi optare per una di queste strade:

1. lavorare con contratti di collaborazione
2. aprire Partita IVA con regime dei minimi.

Quello dei minimi è un regime agevolato, rivolto a coloro che decidono di aprire un’attività di impresa e che prevedono di non raggiungere determinate soglie di guadagno. Il livello di tassazione è molto più basso rispetto al regime ordinario, ma dovrai considerare anche i contributi INPS, oltre alle spese per il commercialista.

Se il tuo scopo invece è quello di lavorare in proprio senza partita IVA, quindi neanche aderendo al regime dei minimi, puoi intraprendere collaborazioni di tipo occasionale con i tuoi clienti. Le collaborazioni occasionali, sono particolarmente indicate per coloro che desiderano avviare un’attività autonoma ma non hanno ancora intenzione di aprire una partita IVA e sopportarne i costi.

Collaborando con le aziende clienti tramite prestazione occasionale, sarai esentato dal pagamento di varie tasse (pagherai solo la ritenuta d’acconto al 20%) e dei contributi INPS, purchè siano rispettati questi requisiti e limiti:

  1. l’attività non deve essere abituale e professionale;
  2. l’attività non deve svolgersi con continuità;
  3. l’attività deve essere svolta in modo completamente autonomo e senza coordinazione o subordinazione col committente.

Nello specifico, affinchè si tratti di collaborazione occasionale:

  • la collaborazione con uno stesso committente deve durare al massimo 30 giorni in uno stesso anno solare;
  • la somma di tutti i compensi percepiti (quindi da tutti i committenti e non solo da uno) non può superare i 5000 euro netti in uno stesso anno solare.

Se non vengono rispettati questi limiti, l’attività non è più occasionale, ma abituale, con tutte le conseguenze che ne derivano

Contratto scritto?

Data la natura occasionale del lavoro, non é un contratto di prestazione occasionale scritto tra le parti, poichè appunto operano senza vincoli e subordinazione. Ogni mese, oppure al termine di ogni lavoro, potrai farti pagare il tuo compenso tramite una ricevuta per prestazione occasionale.

Contributi INPS

Ai redditi derivanti da collaborazioni occasionali non vengono applicate aliquote INPS. Ne consegue quindi che il collaboratore non avrà diritto a disoccupazione, maternità o altri trattamenti di natura previdenziale. Ricordiamo però che, superati i 5000 euro annuali, invece, il lavoratore occasionale perde il suo status: dovrà iscriversi alla Gestione Separata INPS e versare i contributi.

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