Come richiedere il part time

Il lavoro a tempo parziale, conosciuto anche come lavoro part time, è quello che prevede un numero di ore lavorative3 settimanali inferiore al full time: quando le ore sono inferiori a 40 quindi, si parla sempre di part time, che si tratti di 20 ore, 24 o anche 30 ore settimanali. Spesso, soprattutto nel periodo post maternità, che si tratti in un’azienda privata, nella pubblica amministrazione, a scuola, le lavoratrici propenderebbero per ridurre l’orario di lavoro da full time a part time, per dedicare più tempo possibile al proprio bebè.

Ma come richiedere il part time? Oltre a quello specifico post gravidanza, quando si può chiedere al datore di lavoro di trasformare il proprio contratto da tempo pieno a orario ridotto? E soprattutto, il datore di lavoro è obbligato a concederlo in certi casi, oppure può impedirlo?

Mamma lavoratrice

E’ possibile trasformare il contratto di lavoro da full-time in part-time quando sussistono queste condizioni:

– l’accordo viene raggiunto tramite un atto scritto.
– Entrambe le parti sono d’accordo al cambiamento. Una parte quindi, non può obbligare l’altra.

Questo significa quindi che nè il datore di lavoro, nè il lavoratore possono obbligare l’altro al part time. Con una eccezione: il datore di lavoro di regola, è obbligato a concederlo solo laddove previsto nel CCNL di riferimento. Per esempio, nel CCNL commercio, l’azienda é obbligata a concedere il part time, ma solo fino al massimo del 3% di tutti i dipendenti. Se già il 3% dei dipendenti ha il part time, potrà quindi rifiutare la richiesta.

Il mio datore ha rifiutato il part time, cosa posso fare? Ricorda che fino al primo anno di età del bambino, hai diritto alle “ore di allattamento”. Se quindi lavori 8 ore al giorno, l’azienda è obbligata a ridurle a 6 ore, remunerate al 100%.

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