Ditta individuale

Hai deciso di lasciare il tuo lavoro e diventare imprenditore? Vuoi aprire una piccola attività a conduzione familiare nel tuo paese? Guadagni online con un piccolo network di siti tuoi? Quello che puoi fare è iniziare da una tipologia di impresa molto semplice: la ditta individuale. Una tipologia più economica e facile da gestire rispetto alla srl.

In questa guida ti spiego come funziona la ditta individuale, qual è la ragione sociale e come scegliere la denominazione, come si apre e quali documenti occorrono, come si chiude, quali sono tutti i costi e le tasse, quando puoi avere dipendenti e come gestirli, infine che cosa succede alla morte del titolare.

Cos’è

La ditta individuale é un’impresa con un solo titolare. Si differenzia quindi dalle società (per esempio s.p.a. o s.r.l.) per avere un solo proprietario responsabile e non una pluralità di soci.

La ditta individuale rappresenta la forma di impresa più semplice per iniziare un’attività in proprio, sia per quanto riguarda la sua apertura e quindi i vari adempimenti burocratici, sia per ciò che concerne la gestione contabile.

Come funziona

In un’impresa individuale gli adempimenti necessari per l’apertura sono pochi. Basta infatti:

  • Aprire la partita IVA;
  • Aprire la posizione previdenziale INPS;
  • Iscriversi alla Camera di Commercio.

Attenzione

Possono essere necessarie altre autorizzazioni specifiche in relazione al tipo di attività che si andrà a svolgere (per esempio in caso di un bar o negozio occorre l’autorizzazione del Comune, ecc.).

L’imprenditore si occupa di tutte le questioni, ma chiaramente può avere dei dipendenti che lo aiutano nel lavoro, nella contabilità o nella gestione. Anche se assume dei dipendenti, solo lui é responsabile dell’azienda e delle obbligazioni imprenditoriali. In alternativa può benissimo lavorare anche da solo, in completa autonomia.

Ragione sociale e denominazione

La ragione sociale, detta anche “denominazione della ditta”, è il nome con cui viene iscritta l’azienda nel Registro delle Imprese. Non é obbligatoria: l’imprenditore può anche non mettere alcuna denominazione e, in questo caso, la denominazione della ditta sarà il nome proprio dell’imprenditore.

Esempio

Mario Rossi non sceglie alcun nome per la sua ditta. La sua denominazione (da usare anche per le fatture), sarà automaticamente “Mario Rossi ditta individuale”.

Se invece l’imprenditore sceglie un nome, allora la denominazione sarà composta da Denominazione scelta + nome dell’imprenditore. Nelle fatture di una ditta individuale non é sufficiente indicare la sola denominazione, ma é obbligatorio inserire sia denominazione che nome del titolare.

Esempio

Mario Rossi chiama la sua ditta “Fast Computer”. Le fatture dovranno quindi essere intestate a “Fast Computer di Mario Rossi”.

Come scegliere

Se hai deciso di aprire una ditta individuale, hai ampia scelta per quanto riguarda il nome dell’attività. Può essere un nome di pura fantasia, che riprende le iniziali del tuo nome, oppure qualcosa che faccia riferimento all’attività svolta. Ci sono però alcune regole che devi rispettare:

  • Liceità: il nome scelto non può essere contrario all’ordine pubblico, alla legge e al buon costume;
  • Verità: il nome scelto può essere di fantasia, di qualsiasi tipo, ma non può trarre in inganno i clienti. per esempio, se decidi di aprire un negozio di assistenza pc non puoi chiamarlo “Pizzeria”.
  • Novità: non puoi usare il nome già utilizzato da altri che operano nel tuo settore e nel tuo territorio. Se per esempio decidi di aprire un bar, non puoi chiamarlo “Bar Classico” se ce n’é già uno che si chiama così nella tua città. Chiaramente, se un altro “Bar Classico” si trova in un’altra città non c’é alcun problema di generare confusione per omonimia.

Persona fisica o giuridica

La ditta individuale é una persona fisica poiché si tratta di una persona che intraprende un’attività economica e che é l’esclusivo proprietario e responsabile. Le persone giuridiche sono invece le società e gli enti, quindi composte da una pluralità di soci.

Apertura

La ditta individuale é la tipologia di impresa più semplice da aprire. Di solito il futuro imprenditore si rivolge a un commercialista affinché disbrighi tutti gli adempimenti burocratici, ma volendo puoi occuparti tu stesso di tutta la procedura.

Nello specifico devi:

1. Richiedere la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate

La partita IVA non é altro che un codice numerico identificativo della tua attività. Al momento della richiesta devi indicare la sede legale (che può essere anche quello di tua residenza se lavori per esempio da casa) e il tuo codice Ateco, ossia il codice attribuito alla tua attività.

Non sai qual é il codice Ateco che identifica la tua attività? Puoi trovarlo andando sul sito ufficiale dell’ISTAT e inserendo, nello spazio “individua un codice attività”, una o due parole su quello che vuoi fare.

Esempio

Se vuoi aprire un negozio di scarpe, scrivi “Vendita calzature”. Il sistema ti fornrirà tre scelte, tu scegli “Commercio scarpe e dettaglio” e clicca su Conferma. Come puoi notare il codice Ateco della tua attività é 47.72.10.

Attenzione

Per quanto riguarda il codice fiscale della ditta, é lo stesso tuo personale. La ditta é individuata a te come persona e quindi prende il tuo codice fiscale, che dovrai indicare anche in fattura.

2. Aprire un conto corrente

Per la ditta individuale non é obbligatorio aprire un conto corrente, ma é ragionevole pensare che non potrai farne a meno. Sicuramente non é obbligatorio aprire un conto corrente dedicato: può essere quindi il tuo conto corrente personale intestato a te come persona fisica e non necessariamente alla tua ditta.

Attenzione

Per questioni di ordine, potrebbe essere meglio avere un conto corrente dedicato, in modo da sapere sempre con esattezza quanto denaro c’è nel tuo conto corrente personale e quanto in quello aziendale. Puoi anche avere due conti correnti intestati solo a te come persona, non sei obbligato a intestare alla tua partita IVA il conto dedicato.

3. Aprire una posizione previdenziale INPS

In qualità di lavoratore in proprio, dovrai pagare tu stesso i tuoi contributi INPS ai fini pensionistici. Devi quindi aprire una posizione previdenziale. Il costo minimo dei contributi INPS é di circa 900 euro ogni tre mesi. Al crescere dei tuoi guadagni aumenta anche la somma da versare all’INPS.

4. Iscrivere la ditta al Registro delle Imprese

L’iscrizione deve avvenire presso la Camera di Commercio. L’iscrizione va fatta una sola volta. Successivamente, ogni anno, dovrai solo pagare il contributo di iscrizione, pari a circa 60/80 euro.

5. Iscriverti all’INAIL

Se avrai dipendenti dovrai iscriverti all’INAIL e pagare quindi il relativo premio per la sicurezza. Se svolgi lavori piuttosto pericolosi o apri una ditta artigiana, devi pagare il premio INAIL anche se sei senza dipendenti: l’artigiano infatti deve assicurare sé stesso.

Suggerimento

Puoi fare tutte queste operazioni di cui sopra con un unico modulo che si chiama ComUnica. Il servizio ComUnica é disponibile online sul sito ufficiale del Registro Imprese. Cliccando su “Contact Center” che trovi a destra, puoi anche richiedere assistenza a un operatore online per l’invio della pratica.

Attenzione

Al momento della compilazione di ComUnica devi anche indicare se apri la tua attività sotto il regime dei contribuenti minimi (il “nuovo regime forfettario”) possedendone i requisiti oppure se apri la partita IVA in regime ordinario.

Chiusura

Una ditta individuale é un’attività economica in proprio che ha i suoi rischi, quindi quand’anche tu ci mettessi tutta la passione e l’impegno possibile nel tuo progetto, potrebbe comunque fallire. Potresti quindi essere costretto a chiuderla.

Chiudere una partita IVA é semplice: devi usare sempre il modello ComUnica. Grazie a questo servizio infatti puoi chiudere contemporaneamente con una sola richiesta tutte le posizioni: INPS, partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, Registro delle Imprese ed eventuale INAIL.

La ditta individuale é un’impresa a tutti gli effetti e quindi può fallire, di conseguenza é soggetta alla disciplina sul fallimento. La ditta per essere dichiarata fallita deve trovarsi in stato di insolvenza, ossia non é più in grado di far fronte ai pagamenti (di fornitori, dei dipendenti,. ecc.). Sono però esclusi dal fallimento e quindi dalla procedura fallimentare:

  • Le ditte non commerciali (quindi per esempio le imrpese che operano nell’agricoltura);
  • Gli artigiani;
  • Le ditte senza dipendenti o gestite prevalentemente con il lavoro dei familiari.

Cessazione con debiti: cosa rischi?

Il titolare di una ditta individuale é responsabile di tutti i debiti sorti durante l’attività: quindi debito con i fornitori, con il fisco, con Equitalia, per cui se la tua impresa é cessata sei comunque tenuto a pagare tutte le obbligazioni.

Costi e tasse

Sebbene i costi cambino in base a vari fattori e, ovviamente in base ai tuoi guadagni (perché maggiori sono i guadagni maggiori sono le tasse da pagare e i contributi INPS), ecco un esempio di calcolo considerando un’attività iniziale con guadagni minimi.

I costi principali ammontano ai seguenti:

  • Apertura partita IVA. Aprire la partita IVA é gratis, puoi farlo tu stesso tramite ComUnica, ma se preferisci affidarti a un commercialista, il suo onorario ammonta a circa 200/300 euro.
  • Costi del commercialista. Se apri partita IVA in regime dei minimi spenderai circa 500/600 euro l’anno. In regime ordinario invece, essendo più complessa la contabilità da portare avanti, spendi circa 1.000/1.500 euro annui.
  • Contributi INPS. I contributi INPS minimi ammontano a circa 900 euro ogni tre mesi, per un totale di 3.600 euro annui. Questi sono i contributi minimi, con reddito da 0 fino a circa 15.000 euro. All’aumentare del reddito aumentano anche i contributi INPS.
  • Tasse: se apri la partita IVA in regime dei mini, le tasse sono davvero irrisorie: devi pagare solo un’imposta sostitutiva pari al 15% calcolata in misura forfettaria sui redditi. Se invece apri la partita IVA in regime ordinario dovrai pagare IRPEF (secondo il tuo scaglione reddituale) e ovviamente dovrai versare l’IVA.

Il regime fiscale é quindi la linea di demarcazione più importante: in regime forfettario le tasse sono abbastanza sostenibili, mentre in regime ordinario iniziano a essere più complicate e pesanti, purtroppo.

Dipendenti

Una ditta individuale può essere gestita esclusivamente dal titolare, oppure dal titolare e dai suoi dipendenti o collaboratori, familiari (figli, coniuge) e non. Se nella ditta prestano la loro attività i familiari, essa assume connotazione di tipo “familiare”. Se lavora solo il coniuge allora la ditta é di tipo “coniugale”.

Non é necessario assumere il familiare in qualità di dipendente subordinato, poiché secondo la legge, il lavoro familiare si presuppone svolto senza compenso, in forma gratuita, purchè si verifichino tali requisiti:

  • Nella ditta lavorano principalmente familiari;
  • L’attività é svolta per il coniuge imprenditore;
  • Il lavoro é prestato occasionalmente (non supera quindi i 90 giorni nell’arco di un anno).

Morte titolare

Alla morte del titolare imprenditore la ditta diventa un bene ereditario e quindi passa agli eredi. Se gli eredi sono più di uno, non si crea una società per il semplice fatto che sono più di uno, ma una semplice comunione di beni, a meno che costoro non dichiarino espressamente la volontà di intraprendere l’attività in forma societaria.

Tale volontà può essere manifestata espressamente, quindi recandosi presso un notaio, oppure implicitamente quando gli eredi assumono comportamenti tali da far credere ai creditori (fornitori, lavoratori, ecc.) che il rapporto continua, sotto forma di società. La presunzione é implicita quando per esempio gli eredi firmano le fatture, proseguono l’attività, si presentano sul posto di lavoro.