Imposta di bollo conto corrente

L’altro giorno stavi leggendo l’estratto conto del tuo conto corrente e hai letto una voce a cui non avevi mai prestato attenzione: imposta di bollo. Hai controllato negli estratti degli anni precedenti della tua banca e non c’è. Cos’è questa voce? Quando si paga? Perché è comparsa proprio ora? È una nuova tassa?

Non preoccuparti. Molto probabilmente, senza rendertene conto, la giacenza media del tuo conto è aumentata lo scorso mese e ha raggiunto la soglia per il pagamento dell’imposta di bollo sul conto corrente. In questa guida ti spiego che cos’è quest’imposta, quali banche la offrono gratuitamente e come risparmiare.

Cos’è e quando si paga

L’imposta di bollo è un’imposta dovuta dai possessori di:

  • conto corrente, bancario o postale;
  • conto deposito;
  • conto deposito titoli;
  • libretti di risparmio.

L’importo dovuto, ammonta a:

  • 34,20 euro annui se il titolare del conto è una persona fisica (individui privati e ditte individuali);
  • 100,00 euro annui se il titolare è diverso da una persona fisica (società, associazioni, etc.).

L’imposta di bollo si paga ogni anno. Tuttavia, questo importo può essere diviso in più “rate” in base al periodo di rendicontazione/emissione dell’estratto del conto corrente.

Esempio

Supponi che il tuo conto preveda la rendicontazione trimestrale. Ogni tre mesi ti viene inviato l’estratto conto. In questo caso, l’importo di 34,20 euro viene pagato in quattro minirate di 8,55 euro ciascuna, il 31 marzo, il 30 giugno, il 30 settembre e il 31 dicembre di ogni anno. Se il tuo conto prevede l’invio mensile dell’estratto conto, allora pagherai delle minirate mensili, pari a 2,85 euro.

Per il pagamento non devi fare nulla: le minirate vengono addebitate direttamente dalla banca sul tuo conto corrente. E’ la banca che poi si occupa di versare l’imposta all’Agenzia delle Entrate.

Da qualche anno, grazie alla manovra Monti, è stato riconosciuto l’esonero all’imposta di bollo, nel caso in cui la giacenza media del conto corrente non superi i 5.000 euro durante l’anno . Se quindi la tua giacenza media non supera questo limite, sotto il profilo fiscale la tenuta del conto è gratuita.

L’esenzione dell’imposta di bollo è riconosciuta anche al cosiddetto “Conto Base“, il conto corrente gratuito dedicato a chi ha un ISEE minore di 7.500 euro. La legge permette, a chi è meno abbiente, di aver un conto corrente esente dalle imposte. Per aprire questo conto devi consegnare alla banca il modello ISEE che attesta il limite.

Supponi però che durante l’anno, sul tuo conto, tu abbia 4.000 euro, poi 6.000, poi 7.000 euro, poi 3.500. Perchè chiaramente fai dei versamenti e dei prelievi e quindi il saldo non è sempre lo stesso. In questo caso, qual é la giacenza media e come si calcola? Come fai a sapere se sei esonerato dal pagamento dell’imposta?

Calcolo della giacenza media

Per calcolare la giacenza media devi:

  1. Prendere tutti gli estratti conto ricevuti durante l’anno. Se quindi ricevi l’estratto conto trimestralmente, ne avrai quattro, se lo ricevi mensilmente ne avrai dodici e così via.
  2. Su ogni estratto conto, devi segnare tutti i “numeri creditori “(che possono essere denominanti anche in altro modo, ad esempio ‘calcolo delle competenze’, ‘calcolo degli interessi’, ‘riassunto scalare’, ‘scalare per valuta’), sommarli e poi dividerli per 365. Così, ottieni la giacenza media.
  3. Se il conto è cointestato la giacenza media va divisa per due.

Esempio

Supponiamo che la giacenza media sia di 9.000 euro annui. Se il conto corrente è cointestato, allora ogni intestatario avrà una giacenza media di 4.500 euro. Se per esempio il conto è cointestato a tre persone, allora ognuno avrà una giacenza media di 3.000 euro (9.000 / 3). Non sarà quindi dovuta l’imposta di bollo.

Qualsiasi sia la situazione, sarà la tua banca a fare questi calcoli per te: se superi i 5.000 euro ti sarà addebiterà automaticamente l’imposta, altrimenti no.

Attenzione

Per il calcolo della giacenza si considerano tutti i conti correnti e i libretti di risparmio presso la stessa banca. Se quindi hai due conti correnti presso lo stesso istituto, uno con giacenza 3.000 euro e l’altro con giacenza 4.000 euro, l’imposta di bollo è dovuta, perché la tua giacenza media annua supera i 5.000 euro (è infatti di 7.000 euro). Se invece i conti sono presso banche diverse non è dovuta.

Banche

Alcuni istituti finanziari offrono ai nuovi clienti dei conti senza imposta di bollo. In realtà l’imposta di bollo deve comunque essere pagata se la giacenza media supera i 5.000 euro, ma in questo caso è la banca che la paga direttamente all’Agenzia delle Entrate, senza addebitarla al proprio cliente.

Quello di offrire conti correnti a costo zero, è un modo per attrarre nuovi clienti e quindi molti istituti ne hanno almeno uno. Tra le banche che offrono conti correnti senza imposta di bollo ci sono: IngDirect (con conto Arancio), Che banca, Webank, Fineco e tante altre. Controlla sempre le offerte disponibili.

Questi conti correnti possono prevedere la gratuità del bollo in due modi:

  • Non addebitandolo semplicemente;
  • Calcolando e addebitano l’imposta di bollo, per poi stornarla nei giorni successivi. Il cliente quindi, nei movimenti del conto, visualizza il movimento di addebito e poi il movimento di storno.

Tipi di proprietario

Le persone giuridiche (società, associazioni e fondazioni) pagano un importo maggiore a titolo di imposta di bollo, che è dovuta in misura fissa ed è pari a 100 euro annui, addebitati con minirate trimestrali o mensili. Per le persone giuridiche non è prevista esenzione, quindi anche se il saldo è inferiore a 5.000 euro, l’imposta di bollo è dovuta.

Ai conti correnti intestati alle ditte individuali, invece, essendo la ditta individuale una persona fisica e non giuridica, si applica l’imposta di bollo pari a 34,20 euro. In questo caso è prevista l’esenzione: se la giacenza non supera i 5.000 euro non si paga l’imposta di bollo.

Ai conti correnti intestati ai condomini, si applica l’imposta di bollo pari a 100 euro, in quanto il fisco ha assimilato il conto corrente condominiale a quello aziendale. I condòmini quindi pagano un’imposta maggiorata rispetto alle persone fisiche: nessuna esenzione è prevista, essendo paragonati ai complessi aziendali.

Infine, anche ai conti correnti detenuti in Italia e intestati a persone fisiche o giuridiche non residenti, l’imposta di bollo è comunque applicata, per i primi sempre nella misura di 34,20 euro; per i secondi nella misura di 100 euro. Se quindi ti trovi all’estero ed hai anche la residenza all’estero, se hai un conto corrente in Italia e la giacenza supera i 5.000 euro annui, ti sarà addebitata l’imposta di bollo.

Tipi di conto

Nel caso di conti destinati all’investimento, l’imposta di bollo non è fissa ma calcolata in percentuale. Questo nel caso di:

  • Conti deposito;
  • Conti deposito titoli;
  • Buoni fruttiferi postali (BFP);
  • Polizze di investimento.

Su questi prodotti è infatti dovuta un’imposta di bollo in misura percentuale, pari allo 0,20% (o 2per mille) sulla somma depositata. Per le persone giuridiche è stato fissato un importo massimo di 14.000 euro, nessuno invece per le persone fisiche.

Inoltre, c’è un’importantissima differenza rispetto ai conti correnti: l’imposta di bollo viene calcolata e addebitata alla data di invio dell’estratto conto (quindi ogni mese, ogni tre mesi, ogni sei oppure ogni anno).

Suggerimento

Puoi sfruttare l’estratto conto annuale con una semplice accortezza, in maniera del tutto legale, per risparmiare un bel po’ di soldi. Come? Devi svuotare il conto alcuni giorni prima del calcolo dell’imposta.

Supponi che l’estratto conto i venga inviato semestralmente, due volte l’anno: il 30 giugno e il 31 dicembre. A questo punto, non devi far altro che svuotare il conto corrente qualche giorno prima (meglio quindici giorni prima, quindi nell’esempio, il 15 giugno e il 15 dicembre). Si tratta di un’operazione che non ha nulla di illegale.

Attenzione

Non sempre può essere conveniente: se il denaro è vincolato infatti, potresti dover pagare una penale alla banca. Fatti quindi prima alcuni conti e verifica se la penale è minore rispetto all’imposta di bollo che andresti a pagare. Se sì, allora ti conviene svuotare il conto.

Esempio

Supponi di avere un conto deposito vincolato con 10.000 euro e che l’estratto conto ti sia inviato solo una volta l’anno al 31/12. Se a quella data mantieni i soldi sul conto dovrai pagare 20 euro di imposta di bollo (lo 0,2% di 10.000 euro). Se invece svuoti il conto dovrai pagare 100 euro di penale. È facile notare che non conviene.

Esempio

Supponi di avere un conto deposito vincolato con 1.000.000 di euro ed estratto conto inviato sempre al 31/12. L’imposta di bollo dovuta al 31/12 é pari a 2.000 euro. La penale da pagare per lo svuotamento del conto invece, sarebbe di 500 euro. In questo caso ti conviene svuotare il conto piuttosto che pagare il bollo.

Come si effettua il calcolo, invece, se possiedi un conto deposito, in cui hai sia somme vincolate che non vincolate? Sulle somme vincolate si calcola l’imposta di bollo in misura percentuale. Le somme non vincolate, rientrano nel calcolo dell’imposta di bollo fissa, come per i conti correnti.

Conto estero

Sui conti correnti e libretti di risparmio detenuti all’estero, che si tratti di Paesi UE o Extra UE, si paga la stessa imposta di bollo prevista per i conti in Italia, pari a 34,20 euro. Se possiedi più conti presso lo stesso intermediario estero, la giacenza media annua si calcola sulla somma del denaro depositato in tutti i conti.

Come si paga l’imposta in questi casi? La banca non ha rapporti con il fisco italiano, quindi, sei tu che devi dichiarare al fisco italiano di possedere il conto estero, l’importo depositato e l’imposta dovuta. La comunicazione va fatta in sede di dichiarazione dei redditi, tramite il modello 730 o il modello Unico.

Anche per i conti esteri vige l’esenzione: se la giacenza è inferiore a 5.000 euro non è dovuta l’imposta. Non è dovuta imposta neanche per i conti con saldo zero o negativo.

Infine, non spetta alcun credito d’imposta se con il Paese estero vige una convenzione fiscale con l’Italia per evitare la doppia imposizione. Se il Paese estero lo prevede, puoi chiedere il rimborso all’Amministrazione fiscale del Paese estero (ma non all’Agenzia delle Entrate italiana) per la tassa estera eventualmente pagata.

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