Imposte sul reddito

Sei appena entrato nel mondo del lavoro e non sai quali siano le imposte che gravano sul tuo reddito? Vuoi aprire una ditta individuale con partita iva ma non conosci tutte le imposte che devi pagare? Vuoi conoscere la differenza tra imposte sul reddito per persone fisiche e imprese? Sei arrivato nel posto giusto.

In questa guida alle imposte sul reddito ti spiego nel dettaglio quali sono, quali normative le disciplinano, quali sono e come si calcolano per le persone fisiche, quali sono gli scaglioni IRPEF, quali sono e come si calcolano per l’esercizio e come possono essere pagate nel rendiconto finanziario. Ecco tutto quello che devi sapere.

Quali sono

Le imposte sul reddito esistenti in Italia si dividono, a seconda del soggetto che vanno a colpire, in:

  1. Imposta sul reddito delle persone fisiche;
  2. Imposte sul reddito d’impresa.

Imposta sul reddito delle persone fisiche

L’IRPEF é l’imposta sul reddito delle persone fisiche vigente in Italia. Si applica sul reddito dei lavoratori dipendenti, ditte individuali, ma anche al dividendo che viene consegnato ai soci di società di persone. Non ha un’aliquota fissa, ma proporzionale e progressiva: all’aumentare del reddito aumenta anche l’aliquota da applicare al reddito.

Imposte sul reddito delle società

Le imposte sul reddito delle società esistenti in Italia sono:

  • IRES (Imposta sul Reddito delle Società);
  • IRAP (Imposta Regionale Attività Produttive).

L’IRES é un’imposta con aliquota pari al 24% e che colpisce il reddito di:

  • Società di capitali (s.p.a., s.a.p.a., s.r.l., s.r.l.s.);
  • Cooperative;
  • Enti pubblici;
  • Enti privati non commerciali;

L’IRAP infine, é un’imposta che colpisce non il reddito delle aziende, ma il fatturato. Ciò significa che un’impresa potrebbe pagare l’IRAP anche se realizza una perdita d’esercizio. Il gettito di quest’imposta va alle Regioni che lo usano per finanziare la spesa sanitaria.

Colpisce il fatturato di:

  • Aziende (quindi sia società che ditte individuali);
  • Liberi professionisti;
  • Enti pubblici o enti privati che non esercitano attività commerciale;
  • Pubbliche Amministrazioni;
  • Produttori agricoli (che in alcuni casi sono esonerati).

L’aliquota ordinaria IRAP é pari al 3,90%. Quest’aliquota va moltiplicata per un fattore pari a 0,9176 per le Regioni che hanno usufruito in passato del D. Lgs. 446/97 e per Molise, Lazio, Campania, Sicilia, Abruzzo.

Normativa

La normativa che regola le imposte sul reddito é il TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Il TUIR é diviso in varie sezioni (Titoli) e sottosezioni (Capi), ognuno dei quali tratta una fattispecie:

  1. TITOLO I: IRPEF;
  2. TITOLO II: Imposta sul reddito delle persone giuridiche;
  3. TITOLO III: Imposta locale sui redditi;
  4. TITOLO IV: disciplina in comune;
  5. TITOLO V: Disposizioni finali.

Art. 17 TUIR Testo Unico

Per i redditi che si accumulano in più anni, indipendentemente dall’anno in cui vengono incassati, é prevista una tassazione separata. Tipico esempio é quello del TFR: si accumula in più anni, viene percepito al termine del rapporto di lavoro e ad esso non si applica l’IRPEF ma una tassazione separata.

Il TFR infatti, é di competenza di più anni, al momento dell’incasso diventa una importante somma e quindi di regola si dovrebbe applicare un’aliquota IRPEF alta.

Per ovviare a ciò, il legislatore ha previsto la tassazione separata, che tiene appunto conto che quello non é un reddito accumulato tutto in un anno, ma in più anni e quindi non é giusto applicare la più alta aliquota IRPEF.

Esempio

Lavori in un’azienda per 40 anni e vai in pensione. Il tuo reddito annuale era di 30.000 euro e quindi pagavi un’aliquota IRPEF del 27%. Al momento della pensione percepisci un TFR di 100.000 euro. Su questa somma, seguendo le regole ordinarie si dovrebbe applicare un’aliquota IRPEF del 43% e questo non è giusto, perché questi 100.000 euro non rappresentano il reddito di un anno, ma il reddito accumulato in più anni, precisamente 40 anni di lavoro ed é giusto che siano tassati diversamente.

I redditi a cui si applica una tassazione separata (tra cui appunto il TFR) non sono quindi soggetti a IRPEF, ma a diversi calcoli specifici. Per esempio, per il calcolo dell’imposta dovuta sul TFR, si prende come riferimento l’aliquota media IRPEF attribuita nei cinque anni precedenti).

Quali sono

I redditi soggetti a tassazione separata sono individuati tassativamente dall’articolo 7 del Tuir e si riferiscono generalmente a redditi incassati da soggetti non titolari di partita IVA:

  1. TFR (detto anche liquidazione);
  2. Emolumenti arretrati per lavoro negli anni precedenti;
  3. Indennità di fine rapporto Co.Co.Co.
  4. Indennità di fine rapporto di agenzia;
  5. Indennità di fine rapporto notarile;
  6. Indennità di fine rapporto sportivo;
  7. Mobilità;
  8. Plusvalenze per vendita di aziende detenute da almeno un quinquennio;
  9. Rimborsi di imposte;
  10. Redditi percepiti da eredi ma maturati in capo al deceduto.

La tassazione separata non è obbligatoria: se nel tuo specifico caso é più opportuna la tassazione ordinaria, puoi scegliere liberamente quest’ultima, indicando tale preferenza nel quadro RM del modello UNICO. Il commercialista di fiducia può aiutarti a fare dei calcoli di stima e a optare per la condizione per te più conveniente.

Persone fisiche

L’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) é un’imposta proporzionale e progressiva: non esiste quindi un’aliquota unica, ma un insieme di aliquote (scaglioni) valide ognuna per ogni singola fascia reddituale. In questo modo, ai redditi più bassi si applica un’aliquota IRPEF più bassa, mentre chi percepisce redditi più elevati paga un’IRPEF più elevata.

L’IRPEF viene versata all’Agenzia delle Entrate:

  1. Direttamente dal datore di lavoro, nel caso di reddito da dipendente. Il datore di lavoro funge quindi da “sostituto d’imposta”. Ogni mese decurta l’IRPEF direttamente dallo stipendio lordo del dipendente e la versa all’Agenzia delle Entrate;
  2. Dall’imprenditore o dal libero professionista, tramite dichiarazione dei redditi (con modello Unico), alle scadenze previste per ogni singola categoria.

Scaglioni IRPEF

Il legislatore ha previsto gli scaglioni IRPEF, in modo che a redditi più bassi si applichino aliquote più basse e a redditi più alti una tassazione più importante:

  • FASCIA 1: redditi annui lordi da 1 e fino 15.000 euro. L’aliquota IRPEF da calcolare é uguale al 23%.

Esempio

Quest’anno hai percepito un reddito lordo pari a 10.000 euro. Pagherai quindi un’IRPEF pari a 2.300 euro (23% di 10.000).

  • FASCIA 2: redditi annui lordi oltre 15.000 e fino a 28.000 euro. L’aliquota IRPEF calcolare é uguale al 27%.

Attenzione

A partire dal II scaglione, l’aliquota si calcola solo sulla parte di reddito in esubero.

Esempio

Quest’anno hai percepito un reddito pari a 20.000 euro. Su 15.000 euro si applica l’aliquota del 23% (del primo scaglione) e solo sui restanti 5.000 euro si applica l’aliquota del 27%. Paghi quindi un’IRPEF pari a 3.450 (il 23% di 15.000) + 1.350 (il 27% di 5.000) = 4.800 euro.

  • FASCIA 3: redditi annui lordi oltre 28.000 e fino a 55.000 euro. L’aliquota IRPEF a calcolare é uguale al 38%.

Esempio

Quest’anno hai percepito un reddito pari a 50.000 euro. Su 28.000 euro si applica la tassa massima prevista nel precedente scaglione (6.960 euro) + il 38% calcolato solo sulla parte eccedente i 28.000 euro, ossia su 22.000 euro.

  • FASCIA 4: redditi annui lordi oltre 55.000 e fino a 75.000 euro. L’aliquota IRPEF da calcolare é uguale al 41%.

Esempio

Quest’anno hai percepito un reddito pari a 70.000 euro. Su 55.000 euro si applica la tassa massima prevista nel precedente scaglione (17.220 euro) + il 41% calcolato solo sulla parte eccedente i 55.000 euro, ossia su 15.000 euro.

  • FASCIA 5: redditi annui lordi superiori a 75.000 euro. L’aliquota IRPEF da calcolare é uguale al 43%.

Esempio

Quest’anno hai percepito un reddito pari a 100.000 euro. Su 75.000 euro si applica la tassa massima prevista nel precedente scaglione (25.420 euro) + il 43% calcolato solo sulla parte eccedente i 75.000 euro, ossia su 25.000 euro.

D’esercizio

Imprese, società e più in generale titolari di partita IVA, ogni anno devono redigere il bilancio di esercizio, dal quale si ricava il valore su cui calcolare le tasse (reddito pre imposte). La redazione del bilancio d’esercizio non é lasciata al libero arbitrio dei singoli imprenditori, ma deve seguire uno specifico schema e princìpi basati sulle norme del codice civile.

Le imposte dovute da imprese e società sono le seguenti:

  1. IRAP, che si calcola direttamente sul fatturato, quindi sui ricavi senza contare generalmente i costi;
  2. IRES, che si calcola sul cosiddetto “reddito ante imposte”;
  3. IRPEF per l’eventuale parte di dividendo (utile) che viene consegnata ai soci.

L’utile d’esercizio (del conto economico) quindi si calcola così: Reddito pre imposte +/- variazioni fiscali (che quindi possono essere negative o positive) – imposte dovute = utile d’esercizio. Le variazioni fiscali sono delle componenti che vanno ad aumentare o diminuire il reddito preimposte e sono, per esempio:

  • I costi non deducibili. Tipo i costi per omaggi alla clientela superiori all’importo congruo in base all’attività; oppure i costi per operazioni effettuate con imprese ubicate nei paradisi fiscali.
  • I ricavi non tassabili. Tipo le entrate extra derivanti da crediti dei soci verso la società: credito a cui il socio rinuncia e lo lascia nell’impresa.

Pagate nel rendiconto finanziario

Lo stato patrimoniale del bilancio d’ esercizio, non rappresenta in maniera esaustiva i flussi finanziari che si sono generati durante l’esercizio.

L’articolo 2423 del codice civile sottolinea che il bilancio deve essere chiaro, veritiero e corretto sia per quanto riguarda la situazione economica (costi e ricavi) sia per quanto riguarda la situazione patrimoniale e finanziaria.

Sebbene il codice civile non preveda l’obbligo di redazione del rendiconto finanziario, l’OIC (Organismo Italiano di Contabilità) raccomanda la sua redazione a tutte le società. Da tale rendiconto, che é una componente della “Nota integrativa” devono risultare:

  • A quanto ammontano le liquidità dell’azienda, come sono composte e dove si trovano (conti correnti bancari, postali…);
  • I flussi finanziari della gestione operativa, di investimento, di finanziamento generati dall’inizio dell’esercizio fino alla fine;
  • Le imposte pagate.

Attenzione

Al momento non sono previste sanzioni per la mancata redazione del rendiconto finanziario.