Lavoro autonomo occasionale e partita IVA

Per lavoro autonomo occasionale si intende una o più prestazioni d’opera o servizio, svolta con lavoro prevalentemente proprio, senza alcun vincolo di subordinazione e coordinamento con il committente (datore di lavoro) e senza la sussistenza di requisiti di professionalità e di prevalenza.

Una collaborazione può quindi definirsi occasionale, se sussistono questi requisiti:

– assenza di coordinamento con l’attività del committente, il lavoro viene svolto in completa autonomia (circa tempi e modalità della prestazione);
– assenza di inserimento nell’organizzazione aziendale;
– carattere occasionale dell’attività.

Affinchè la prestazione possa ritenersi occasionale, il reddito derivante dal totale dei committenti non deve superare i 5000 euro annui (anno solare, inteso dal 1 gennaio al 31 dicembre). Se il reddito supera i 5000 euro annui (netti) scatta l’obbligo di l’iscrizione alla Gestione Separata (art. 44, c. 2 del D.L. 269/03, convertito in L. 326/03). Sottolineiamo che il limite di 5000 euro netti é da intendersi per la totalità dei committenti: quindi é possibile percepire 4000 euro da un committente, 600 euro da un altro e 400 euro da un terzo. Non é possibile invece, rientrare nelle prestazioni occasionali se il compenso ricevuto da parte di un committente é pari a 4000, da un altro ancora pari a 3000 e da un terzo a 2000, per esempio.

Lavoro autonomo occasionale, Gestione Separata e partita IVA

Superato quindi il limite dei 5000 euro, é obbligatorio iscriversi alla Gestione Separata INPS e stipulare un apposito contratto con il committente (dipendente, a progetto o di altra tipologia). In alternativa, il lavoratore può decidere di aprire partita IVA e lavorare quindi come libero professionista o come impresa.

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