MPS rischio bail in: chi lo corre

In questo ultimo periodo si sente spesso parlare di “bail in”. Qual é il significato di questo termine? A parlare in Italia per la prima volta ci ha pensato Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia. La questione, si è fatta sentire sopratutto dopo la crisi che ha investito la banca MPS. Ma partiamo dal principio.

Bail in, in economia, significa “garanzia interna” ed è il contrario di “bail out”, ossia garanzia esterna. Per comprendere questi termini, dobbiamo innanzitutto inquadrare il contesto in cui sono collocati: si parla di una crisi della banca, di un suo possibile fallimento, di default.

MPS

Come funziona

Supponiamo che una banca, per esempio MPS, entri in crisi e rischi il default. Fino ad oggi, in Italia vigeva il bail out, la garanzia esterna: in pratica, in caso di crisi dell’istituto, interveniva direttamente lo Stato, con aiuti pubblici (che alla fine, sono soldi dei cittadini).

Questo aiuto esterno statale, poggia le basi sull’articolo 47 della Costituzione, che tutela il risparmio, i risparmiatori e attribuisce allo Stato il compito di controllare, coordinare e gestire l’esercizio del credito. Per questa ragione, in caso di crisi, è previsto l’intervento statale. O meglio, era previsto.

Dal 2013 infatti, le cose sono cambiate e in Italia, dal bail out (garanzia esterna/statale), si passa al bail in, ossia garanzia interna. Lo ha deciso la Corte Europea con la direttiva BRRD n. 59 del 2014/59 che disciplina il caso di risanamento degli enti creditizi.

In pratica, dal momento in cui questa direttiva è entrata in vigore, la banca, in caso di crisi, non potrà più ricorrere ad aiuti esterni (statali), ma ad aiuti “interni”. Saranno quindi gli investitori della banca stessa a sopperire per salvare l’istituto.

E non si fa differenza tra azionisti, obbligazionisti e risparmiatori titolari di conti deposito o conti correnti: se la banca attraversa una situazione di crisi e necessità di capitali, i conti correnti non sono più garantiti, o comunque non lo sono sopra una certa somma. Questa soglia, è rappresentata dal limite di 100mila euro previsto dal fondo interbancario di tutela dei depositi.

Se quindi un correntista ha 120mila euro presso un conto corrente di una banca in crisi, solo 20mila euro saranno garantiti. Il resto, potrebbe essere utilizzato per salvare l’istituto.

Le parole di Ignazio Visco sono state inequivocabili: “le banche dovranno cambiare l’approccio con la propria clientela, poichè le nuove regole non permettono più il salvataggio senza un sacrificio da parte dei creditori”.

Sacrificio che significa solo una cosa: soldi, soldi e soldi che, dalle tasche dei cittadini che hanno investito in quella banca (non più solo azionisti, ma anche obbligazionisti e correntisti), andranno direttamente nelle casse dell’Istituto.

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