Omessa dichiarazione dei redditi

Lo scorso anno eri così sommerso tra pratiche da gestire e problemi da risolvere che ti sei dimenticato di presentare la dichiarazione dei redditi? Ti è arrivata una notifica da parte dell’Agenzia delle entrate per l’omessa dichiarazione ma a commettere l’errore è stato il tuo commercialista? Non ti preoccupare, tutto si può risolvere.

In questa guida all’omessa dichiarazione dei redditi ti spiego quali sono le sanzioni in cui puoi incorrere (e quali sono gli importi delle multe), come avviene l’accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate, come vengono riconosciuti gli oneri, cosa fare in caso di omissione per sanare e quali sono i termini di prescrizione.

Cos’é

Ogni anno, alla scadenza indicata dall’Agenzia delle Entrate, si presenta la dichiarazione dei redditi (tramite modello Unico o modello 730). L’Agenzia concede un ulteriore periodo di tempo per la presentazione anche oltre la scadenza: nello specifico hai ancora 90 giorni di tempo pagando solamente una piccola sanzione.

La dichiarazione dei redditi quindi si considera omessa se:

  • Non la presenti;
  • La presenti oltre 90 giorni dalla scadenza.

Cosa succede: conseguenze

in caso di omessa dichiarazione dei redditi, le conseguenze dipendono da vari fattori:

  • L’importo di tasse dovute e che non hai pagato a causa dell’omissione;
  • Il comportamento che hai messo in essere. Chiaramente una semplice dimenticanza di presentare il 730 negli anni precedenti non é paragonabile a un giro di fatture false, che costituisce un fatto grave, configurabile come reato penale e quindi punibile anche con la reclusione.

Sanzioni

L’ordinamento italiano sancisce che in caso di violazione delle norme tributarie sia applicata:

  • Una sanzione amministrativa, ossia una multa di importo variabile in base all’imposta dovuta e in base a quanto tempo é trascorso dalla scadenza;
  • Una sanzione penale in caso di reato penale (quando il fatto commesso é gravissimo).

In caso di omessa dichiarazione dei redditi, sei tenuto a pagare:

  • L’imposta dovuta;
  • Gli interessi legali sull’imposta dovuta e calcolati dalla scadenza al giorno dell’effettivo pagamento; il tasso di interesse viene comunicato ogni anno dall’Agenzia delle Entrate: negli ultimi anni il tasso é stato pari allo 0,5%;
  • Una sanzione che va dal 120% al 240% dell’imposta omessa. Se dalla dichiarazione non risulti a debito di tasse oppure risulti a credito IRPEF, la sanzione va da 258 euro a un massimo di 1.032 euro.

Come sanare: ravvedimento operoso

Se hai omesso la dichiarazione dei redditi, hai comunque la possibilità di risolvere la questione grazie all’istituto del “ravvedimento operoso”.

In pratica si tratta di una sorta di “autodenuncia”: puoi ravvederti e presentare la dichiarazione prima di essere “scoperto” dall’Agenzia stessa. Questo comportamento viene premiato dall’Agenzia con una riduzione consistente della sanzione da pagare.

Entro 90 giorni

Se presenti la dichiarazione dei redditi entro 90 giorni dalla scadenza del termine, la dichiarazione non si considera omessa, ma solo “tardiva” e quindi puoi cavartela con una sanzione ridotta. Nello specifico devi pagare, oltre ovviamente all’imposta dovuta:

  • Gli interessi legali (come sopra);
  • La sanzione ridotta a 1/10 del minimo.

Oltre 90 giorni

Se trascorrono più di 90 giorni, puoi comunque ravvederti e presentare lo stesso la dichiarazione. In questo caso devi pagare, oltre all’imposta dovuta:

  • Gli interessi legali (come sopra);
  • Una sanzione ridotta pari a 1/8 del minimo se la presenti entro un anno; a 1/7 del minimo se la presenti entro due anni; a 1/6 del minimo se la presenti oltre due anni.

Accertamento

L’Agenzia delle Entrate é tenuta a controllare che tutti i contribuenti obbligati presentino le dichiarazioni dei redditi e paghino l’imposta dovuta.

Tra le attività dell’Agenzia rientrano i controlli automatici e l’accertamento induttivo per chi ha una partita IVA. Tutte queste procedure sono caratterizzate da indagini che l’Agenzia delle Entrate mette in atto e possono consistere in verifiche, ispezioni, richieste di documenti al contribuente, ecc.

Ovviamente il nostro ordinamento prevede dei termini di prescrizione: in caso di omessa dichiarazione le cartelle di pagamento devono essere comunicate al contribuente entro il 31 dicembre del quinto anno a partire da quello in cui la dichiarazione andava presentata (art. 43 DPR 600/73 e art. 57 DPR 633/72). Se la cartella viene presentata oltre tale termine, l’accertamento é nullo.

Esempio

Se non presenti la dichiarazione dei redditi 2017 (quindi relativa ai redditi 2016), puoi ricevere un avviso di accertamento entro il 31 dicembre 2022. Se lo ricevi successivamente é nullo.

Riconoscimento oneri

Se ometti la dichiarazione, l’Agenzia delle Entrate provvede a fare una ricostruzione ipotetica del tuo reddito, per capire quante tasse non hai pagato.

In tale fase di accertamento però, non é corretto calcolare solo i redditi e non gli oneri deducibili e gli oneri detraibili. La cartella di pagamento deve infatti essere emessa sulla base della reale capacità contributiva del soggetto, come stabilito dall’articolo 53 della Costituzione.

In caso di dichiarazione dei redditi omessa, la Corte di Cassazione ha sancito con varie sentenza che il contribuente può provare l’esistenza di costi (ex articolo 109 Tuir) e tale prova deve essere fatta valere tramite elementi certi e precisi (Corte di Cassazione n.ro 4755/2010).

Cosa fare in caso

Colpa del commercialista

Se il tuo commercialista non ha trasmesso la dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate, non sei punibile. Lo afferma la C.T.P. di La Spezia con la sentenza n.ro 226/14: non é punibile il contribuente la cui omissione é causata da una mancanza del commercialista (cause di non punibilità tributaria ai sensi dell’art. 6, D.Lgs. n. 472/97).

Se é il tuo caso, ovviamente occorre provare la colpa del commercialista, quindi che;

  • Gli avevi consegnato la documentazione necessaria per il modello 730 (o Unico);
  • C’è un contratto scritto in cui designi il tuo commercialista ad inviare la dichiarazione annuale;
  • C’è una fattura con cui paghi l’operato del commercialista per l’invio della dichiarazione;
  • Il commercialista risulta nel tuo cassetto fiscale come tuo consulente.

In questo caso, devi pagare all’Agenzia delle Entrate solo l’imposta dovuta ma non sei tenuto a pagare interessi e sanzioni.

Patteggiamento

Quando l’illecito tributario é di una certa rilevanza, diventa un reato di natura penale, punibile con la reclusione in carcere, oltre ovviamente al pagamento delle sanzioni e delle imposte dovute. In caso di reato penale si avvia un processo tra le due parti, ossia tra il contribuente e l’amministrazione fiscale.

Tuttavia, il codice penale permette alle parti di avviare delle procedure alternative al processo vero e proprio. Una di queste “alternative” é rappresentata dal patteggiamento. Il contribuente può chiedere il patteggiamento per tutti i reati di cui al D.Lgs. 74/2000 se prima dell’apertura del dibattimento di primo grado ha pagato tutte le imposte dovute e le relative sanzioni.

Prescrizione e decadenza

In caso di omessa dichiarazione, l’Agenzia delle Entrate può inviare un’avviso di accertamento entro cinque anni (art. 43 DPR 600/73 e art. 57 DPR 633/72), trascorso tale termine ogni avviso inviato é nullo. I termini di decadenza sono quindi i seguenti:

Dichiarazione omessa Decadenza

  • Dichiarazione dei redditi 2017 31/12/2022 (anno di imposta 2016);
  • Dichiarazione dei redditi 2018 31/12/2023 (anno di imposta 2017);
  • Dichiarazione dei redditi 2019 31/12/2024 (anno di imposta 2018);
  • Dichiarazione dei redditi 2020 31/12/2025 (anno di imposta 2019);
  • Dichiarazione dei redditi 2021 31/12/2026 (anno di imposta 2020);
  • Dichiarazione dei redditi 2022 31/12/2027 (anno di imposta 2021);
  • Dichiarazione dei redditi 2023 31/12/2028 (anno di imposta 2022);
  • Dichiarazione dei redditi 2024 31/12/2029 (anno di imposta 2023);

Se l’illecito tributario é molto grave (e diventa quindi reato di natura penale), la normativa tributaria non prevede termini specifici di prescrizione, ne consegue quindi che é applicabile la disciplina generale sancita dall’articolo 157 e seguenti del codice penale: il termine di prescrizione quindi, in caso di reato penale, é pari a 8 anni.