Regime forfettario e ritenuta d’acconto in fattura

In vigore dal 1° gennaio 2015, il nuovo regime dei minimi, conosciuto anche come regime forfettario, è risultato più penalizzante per i piccoli imprenditori e i liberi professionisti che decidono di intraprendere una nuova attività, aprendo una partita IVA.

A chi aderisce al nuovo regime forfettario, avendone i requisiti, viene applicata un’imposta sostitutiva pari al 15%, da calcolare non più sulla differenza tra ricavi e costi, ma su una percentuale dei ricavi, senza detrarre i costi, se non quelli dei contributi INPS). Tuttavia, sebbene le polemiche siano ancora accese in merito ai (troppi) limiti imposti in questo regime, grazie al’adesione al forfettario, non si pagano tutta un’altra serie di imposte.

Calcolo busta paga

L’imposta sostitutiva del 15%, si applica infatti in sostituzione dell’IVA, dell’IRAP, dell’IRPEF (i cui scaglioni vanno dal 23 al 43%) e delle imposte addizionali regionali e comunali.

Non è dovuta neanche la ritenuta d’acconto, che quindi non va indicata in fattura, neanche per i liberi professionisti. Questi ultimi però, dovranno ricordare di indicare nelle proprie fatture, il contributo alla Cassa di previdenza. Ricapitolando, le fatture non dovranno indicare nè IVA, nè ritenuta d’acconto, ma solo (per i liberi professionisti con cassa) il contributo relativo.

Ricordiamo che aderendo al nuovo regime forfettario, si è esclusi dagli studi di settore e parametri. Infine, a differenza del vecchio regime, non ci sono più limiti di tempo e di età: la permanenza nel regime, fin quando sussistono i requisiti, non ha vincoli di tempo.

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