Tassazione cedolare secca sugli affitti

La cedolare secca rappresenta un regime di tassazione a cui possono aderire i proprietari di immobili in affitto. Si tratta di un regime agevolato che permette di applicare un’imposta sostitutiva invece che la classica IRPEF, apportando di fatto un bel risparmio in termini di tasse da pagare.

Aderendo alla cedolare secca, inoltre, non sono dovute l’imposta di registro e l’imposta di bollo che si pagano le la registrazione, risoluzione o proroga del contratto. Solo in caso di cessione del contratto di affitto, si pagherà l’imposta di registro.

Di seguito, vediamo le percentuali di imposta da pagare aderendo al regime della cedolare secca.

Tasse

La percentuale di imposta da pagare é pari al 21% del canone annuo di affitto. Se percepisci un canone di 600 euro al mese (quindi annuo di 7.200 euro), dovrai pagare il 21% di 7.200 euro.

In determinati casi, è prevista un’aliquota ridotta, pari al 10% per i contratti di locazione a canone concordato (formula 3 + 2 relativi a immobili che si trovano nei seguenti comuni:

  • Firenze, Bari, Genova, Bologna, Catania, Napoli, Palermo, Roma, Milano, Torino e Venezia e i comuni ad essi confinanti;
  • tutti gli altri comuni che rappresentano provincia;
  • i comuni ad alta tensione abitativa (elencati nel Cipe);
  • i comuni in stato di emergenza per eventi calamitosi.

L’aliquota ridotta del 10% è valida fino al 2017. Dopodichè, salvo proroghe o modifiche, tornerà al 15%.

Attenzione: l’aliquota ridotta è valida in questi comuni se e solo se l’affitto è a canone concordato (3 + 2). Non vale quindi se si tratta di contratto a canone libero o contratto transitorio, per i quali si applicherà l’aliquota del 21%, anche se ubicati nei suddetti comuni.

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