Voluntary disclosure esempi pratici di calcolo

La voluntary disclosure è un istituto che permette al contribuente di dichiarare all’Agenzia delle Entrate, dei redditi o degli immobili che non erano stati dichiarati precedentemente attraverso il modello Unico.

Attraverso questa “collaborazione volontaria”, il contribuente ha diritto alla riduzione delle sanzioni da pagare al fisco. Vediamo di seguito alcuni esempi pratici di calcolo delle sanzioni dovute per chi si avvale di questa possibilità.

Tasse

Imposte e sanzioni

Prendiamo tre esempi tipici: il primo, di un immobile detenuto all’estero e che frutta reddito di affitto; il secondo, di somme estere provenienti da redditi non dichiarati in Italia e depositati in Paesi a fiscalità agevolata (ex Black List); il terzo, di somme estere provenienti da redditi non dichiarati in Italia e depositati in Paesi non Black List.

1. Immobile detenuto all’estero

Un soggetto residente in Italia, possiede alle Cayman (Paese a fiscalità agevolata), un immobile del valore di 1 milione di euro, che frutta un reddito annuo di 50.000 euro.

Il contribuente, per essere in regola, avrebbe dovuto:

  • dichiarare l’immobile del valore di 1 milione di euro nel modulo RW;
  • dichiarare il reddito di 50.000 euro nel quadro RL di Unico;
  • compilare il quadro RM per l’IVIE (Imposta sul valore degli immobili situati all’estero).

Supponiamo che non abbia fatto nulla di tutto ciò e che decida poi di aderire alla voluntary disclodure. Dovrà pagare:

  • Sanzione per omessa dichiarazione modulo RW. La sanzione sarebbe di 60.000 euro (6% di 1 mln), ma grazie alla collaborazione volontaria è ridotta alla metà ossia a 30.000 euro, ridotta ulteriormente a 10.000 euro con la definizione agevolata.
  • IRPEF sui 100.000 euro non dichiarati. Base imponibile pari a euro 85.000 (85% di 100.000 euro) a cui andrà applicata l’aliquota IRPEF del 43%: € 36.550. La sanzione piena sarebbe pari al 100% dell’imposta evasa, quindi pari a ulteriori € 36.550, ma grazie alla collaborazione, sarà ridotta a 1/3 o a 1/6, quindi circa 10mila o 5mila euro.
  • IVIE. Pari a € 7.600 (base imponibile di 1 milione per aliquota dello 0,76%). Qui non ci sono sconti.

2. Somme estere derivanti da capitali depositati in Paesi a fiscalità agevolata (ex Black List)

Supponiamo che il soggetto abbia avuto in Italia un reddito di 1 milione di euro e non lo abbia dichiarato. Lo porta in un conto corrente alle Cayman. Poi decide di aderire alla voluntary disclosure. Dovrà pagare:

  • IRPEF: 430.000 (aliquota del 43%);
  • la sanzione piena sarebbe stata il 100% dell’imposta evasa, ma grazie alal collaborazione si riduce alla metà, ossia 215.000 euro. La sazione viene ulteriormente ridotta a 1/3 o 1/6, quindi 70mila o 30mila euro circa.
  • Sanzione quadro RW, pari all’1% per ogni anno di mancata compilazione, quindi 10.000 euro ad anno (1% di 1 milione di euro).

3. Somme estere derivanti da capitali depositati in Paesi non a fiscalità agevolata (per esempio in Francia)

Supponendo l’esempio di cui sopra, quindi di una somma non dichiarata pari a 1 milione di euro, le somme si dimezzano ulteriormente:

  • IRPEF: 430.000 (aliquota del 43%); l’imposta dovuta non viene scontata;
  • la sanzione passa a 30 o 15 mila euro;
  • Sanzione quadro RW, passa a 5.000 euro ad anno (0,5% di 1 milione di euro).

Prima di aderire alla voluntary disclosure, il contribuente può rivolgersi a un commercialista per i calcoli. Ma l’adesione alla contribuzione volontaria andrà fatta direttamente all’Agenzia delle Entrate: sarà quest’ultima a calcolare le imposte e a inviare la richiesta di pagamento al contribuente.

A questo link maggiori informazioni sul calcolo e le percentuali delle sanzioni ridotte.

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