Web tax su commercio e pubblicità: come funziona realmente

in questi giorni il popolo del web non fa altro che parlare di web tax, la nuova legge fortemente voluta e sostenuta da Francesco Boccia del PD: tante sono le domande che si pongono coloro che hanno a che fare con il mondo virtuale. Cos’è e cosa cambia in Italia con la nuova web tax? Chi dovrà pagare la tassa? Come funziona? Di persone che vivono grazie al web, probabilmente, non ce ne sono tantissime in Italia, ma di gente che arrotonda lo stipendio mensile, con il suo piccolo blog, riuscendo a guadagnare qualcosa tramite Adsense, ce n’è e questa norma ha scatenato il panico.

Cosa cambia per piccoli e grandi blogger? Per dare una precisa risposta a questa domanda, dobbiamo analizzare il testo della legge che, ricordiamo, é stata approvata dalla commissione Bilancio della Camera.

Il testo della Web Tax, chiamata anche Spot Tax o Google Tax (poichè, come capiremo più avanti, andrà a colpire proprio i colossi del web come Google, Facebook, etc), recita:

” …Gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (altrimenti detti servizi di search advertising) , visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti (editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario) titolari di partita IVA italiana. La disposizione si applica anche nel caso in cui l’operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti….”

Cosa significa? in parole povere significa che chi vorrà pubblicizzare on line la sua attività, potrà acquistare spazi pubblicitari solo da aziende con partita IVA italiana. Chi quindi finora si rivolgeva a Google, per acquistare tramite il programma AdWords, spazi pubblicitari che poi vengono veicolati tramite Adsense, non potrà più farlo. Per i publisher quindi, non cambia nulla: potranno VENDERE spazi pubblicitari a Google e quindi potranno utilizzare Adsense sui propri blog.

La norma infatti sottolinea che non si possono COMPRARE gli spazi pubblicitari da aziende estere e non vendere (i publisher infatti, vendono i propri spazi pubblicitari). La botta quindi cade su Adwords. Tuttavia, c’è da chiedersi: siccome gli introiti Adsense derivano comunque da campagne AdWords, come ne risentirà? Diminuirà la disponibilità di annunci?

Ai posteri l’ardua sentenza: una bella batosta a Google & Co, che hanno aperto sedi in Irlanda, Lussemburgo e altri Paesi dove la tassazione é decisamente inferiore a quella italiana. Intanto il PDL, il M5S e altri parlamentari, si stanno opponendo con forza a questa legge, che ha tutte le caratteristiche di un ritorno al protezionismo. Secondo il parere di alcuni esperti, la norma é addirittura illegale, poiché in netto contrasto con il diritto comunitario europeo, che sancisce la libera circolazione di beni e servizi tra i Paesi UE.

AGGIORNAMENTO: inizialmente l’obbligo della partita italiana vigeva anche per i soggetti impegnati nell’e-commerce ma, a poche ore dall’approvazione della web tax, il governo ha deciso di eliminare gli obblighi di partita IVA italiana per le operazioni di commercio elettronico.

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