Per un italiano la casa è il luogo della famiglia, il luogo dove si incontra il calore dei propri cari e si vive la propria vita. L’abitazione può essere temporanea, quando si parla ad esempio della seconda casa per le vacanze, oppure abituale, quando si parla della casa fulcro delle proprie attività e dei propri affetti.

In questa guida completa sul significato giuridico di abitazione ti spiego cosa si intende, qual è la definizione giuridica di abitazione, la differenza tra domicilio, residenza e abitazione, quando questi termini possono coincidere e quando no.

Definizione giuridica di abitazione

Per abitazione si intende il luogo, l’immobile dove abitualmente dimori. Ne codice civile non esiste una definizione giuridica di abitazione. O meglio, esiste la definizione di “diritto reale di abitazione” ma è relativo a un ambito sicuramente diverso rispetto a quello che stai cercando.

Il diritto reale di abitazione rappresenta il diritto ad abitare un immobile in virtù di un preciso diritto. Si pensi ad esempio alla casa coniugale concessa al marito o alla moglie dopo la separazione. Altro esempio eclatante è quando muore una persona, il suo coniuge ha diritto di abitare la casa coniugale, anche se ci sono altri eredi.

Quindi una cosa è l’abitazione, ossia il luogo dove vivi solitamente, altro è invece il diritto di abitazione, sono due cose ben diverse.

Cosa si intende

Per abitazione si intende il luogo dove vivi abitualmente, di solito coincide con la residenza. Ma non è sempre detto. Si pensi ad esempio ad uno studente universitario che ha la residenza a casa dei suoi genitori, ma che vive abitualmente in una città diversa, proprio per motivi di studio. Ha una casa in affitto dove vive, quindi quella è la sua abitazione.

La questione si pone soprattutto in questo periodo di convivenza con il coronavirus. Vige il divieto di spostamento ma, come sottolineato dal DPCM del 26 aprile 2020, è possibile spostarsi per una serie di ragioni, tra cui:

  • Visite mediche;
  • Motivi di salute;
  • Motivi improrogabili, come fare la spesa o andare in farmacia;
  • Visite ai congiunti;
  • Rientro al proprio domicilio.

Sono tante infatti le persone che si sono trovate “bloccate” in un certo luogo al momento del lockdown. Si pensi ad esempio a una nonna che magari ha fatto migliaia di km per andare a trovare i nipoti in un’altra città, oppure a uno studente che era tornato a casa per delle vacanze, oppure a un imprenditore che si è trovato bloccato in una nazione estera a causa del blocco dei voli.

In tutti questi casi, è possibile tornare alla propria abitazione, tramite:

  • Mezzi pubblici (arei, autobus, treni). I mezzi pubblici devono garantire il distanziamento sociale e il mantenimento delle misure di sicurezza;
  • Mezzi propri, quindi con la propria auto per esempio.

E mentre il discorso per chi viaggia in auto è più semplice, lo è meno per chi si trova in un’altra nazione. In questo caso la cosa migliore da fare è chiamare il consolato italiano e chiedere informazioni, sui mezzi di trasporto o sui voli disponibili per il rientro.

In ogni caso, come da indicazione DPCM 26.04.20, appena rientri a casa devi avvisare l’ASL della tua zona e stare in autoisolamento per 14 giorni. È necessario non uscire di casa per almeno due settimane.

In conclusione: si al rientro al proprio domicilio, che tu ti trovi in un comune diverso, fuori regione oppure all’estero. Hai diritto di rientrare in Italia, prendendo le opportune precauzioni, che questi tempi richiedono.

Nella Fase 1 invece, quando vigeva il divieto assoluto di spostamento, non era neanche possibile rientrare al proprio domicilio, abitazione, residenza. Era possibile farlo solo per ragioni di salute, lavoro o altre situazioni di assoluta urgenza. Con la fase 2 questo divieto si allentato: tutti possono rientrare a casa propria, nel rispetto delle misure di sicurezza (indossando mascherine, mantenendo le distanze necessarie dagli altri soggetti, ecc.).

Differenza tra domicilio residenza e abitazione

Spesso si fa confusione tra questi termini, chiariamo subito le differenze.

Il codice civile non fornisce la definizione di abitazione. Possiamo trarla dal dizionario Treccani: è il luogo “dove si abita”. Quindi, di conseguenza, il luogo dove vivi abitualmente.

La residenza invece è il luogo dove risulti iscritto al Comune. Quando ti trasferisci in un paese per un periodo di tempo abbastanza lungo, è importante prendervi residenza, quindi andare in Comune e dichiararlo.

Altro è il domicilio. È il luogo dove hai i tuoi interessi o affari. Che può essere benissimo la tua residenza, ma può essere anche un luogo diverso. Si pensi ad esempio a uno studente universitario, che mantiene la residenza a casa dei genitori, però vive in un’altra città. Il suo domicilio è quindi nell’altra città.

Residenza ne puoi avere solo una: non è possibile avere residenza in più comuni diversi. Quando vai al Comune a dichiarare la tua residenza di solito si occupa di comunicare al tuo precedente paese che ormai non vivi più lì e che ti sei spostato. Quindi non risulterai residente in due paesi diversi, ma solo nell’ultimo in cui hai dichiarato residenza.

Per quanto riguarda domicilio e abitazione invece, ne puoi avere più di uno. Per esempio, per le tue esigenze di lavoro puoi avere il tuo domicilio presso il tuo ufficio, e avere anche un domicilio per le questioni familiari se sei in fase di separazione (di solito lo studio del tuo avvocato).

Lo stesso vale per l’abitazione: ne puoi avere più di una. La tua abitazione abituale, la tua abitazione al mare, la tua abitazione in montagna.

Per quanto riguarda domicilio e abitazione, non ci sono pratiche burocratiche da espletare. Diverso è il caso della residenza, per cambiarla devi recarti necessariamente presso l’ufficio comunale ove risiedi e presentare la tua dichiarazione.

Il comune di solito si accerta della tua residenza attraverso un controllo dei vigili presso la tua casa, che in genere avviene entro un mese: il vigile urbano verrà a casa tua, per constatare la tua presenza e quella di eventuali altri familiari conviventi.

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