Accertamento fiscale

Con la dichiarazione dei redditi, hai il compito di autodeterminare la tua situazione economica e patrimoniale e quindi giungere al calcolo delle imposte dovute. L’Agenzia delle Entrate, una volta ricevuta la dichiarazione, può sottoporla a controlli e accertamenti, per verificarne la veridicità.

In questa guida sull’accertamento fiscale ti spiego in cosa consiste, come funziona, i termini di prescrizione ossia il tempo massimo entro cui l’Agenzia delle Entrate può inviarti una notifica, come difendersi e cosa fare per chiedere la rateizzazione delle somme dovute.

In cosa consiste

Nel momento in cui consegni la tua dichiarazione dei redditi (che sia con modello 730 o modello Unico), l’Agenzia delle Entrate ha tutto il diritto di effettuare dei controlli sull’esattezza delle informazioni dichiarate. Questi controlli di solito avvengono a campione e, nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate rileva qualche anomalia, scatta l’accertamento fiscale.

L’accertamento consiste quindi in un controllo effettuato dall’autorità fiscale.

Come funziona

A seconda del controllo che l’Agenzia delle Entrate va ad effettuare, si distinguono diversi tipi di accertamento:

  • Accertamento sui conti correnti. Il fisco può chiedere una copia dei tuoi estratti conti e verificare che le tue entrate effettive corrispondano a quelle dichiarate.
  • Accertamento sintetico su indici di spesa. A questo tipo di accertamento sono collegati i cosiddetti redditometro e spesometro. Il presupposto è quello secondo cui se acquisti qualcosa devi avere un reddito tale da potertelo permettere. Dunque, l’Agenzia delle Entrate valuterà quanto meno strano il fatto che tu, per esempio, compri una casa al mare e un’auto top di gamma ma il tuo reddito dichiarato è bassissimo o addirittura nullo.

Se sei titolare di una ditta o socio di una società, l’Agenzia delle Entrate può effettuare anche questi controlli:

  • Accertamento analitico. Scatta quando il fisco rileva delle incongruenze tra le scritture contabili dell’azienda e la tua dichiarazione dei redditi;
  • Accertamento induttivo. Scatta quando il fisco deduce il tuo reddito non dalle scritture contabili della tua azienda (ritenendole incomplete o inattendibili), ma sulla base di dati e notizie raccolte;
  • Accertamento basato sui parametri. Il fisco può determinare il volume d’affari della tua azienda in base a diversi parametri (settore, dipendenti, sedi e filiali, ecc,).

Prescrizione

Dopo quanti anni può arrivare l’accertamento fiscale

Un accertamento fiscale può andare indietro nel tempo, è quindi retroattivo, ma non senza limiti. I termini di prescrizione dipendono dall’irregolarità che hai commesso e nello specifico, in caso di:

1. Irregolare dichiarazione dei redditi

Se per esempio in dichiarazione non hai inserito alcuni redditi oppure li hai inseriti per un importo minore, l’Agenzia può inviarti un controllo entro il quinto anno da quello della dichiarazione.

Esempio

Una dichiarazione dei redditi presentata nel 2019, può essere controllata entro il 31 dicembre 2024.

2. Omessa dichiarazione dei redditi

Se eri obbligato, ma non hai presentato la dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate può inviarti un controllo entro il settimo anno da quello in cui avresti dovuto presentare la dichiarazione.

Esempio

Se nel 2019 avresti dovuto presentare la dichiarazione ma non lo hai fatto, puoi essere sottoposto ad accertamento fiscale entro il 31 dicembre 2026.

Come difendersi

Se hai ricevuto un accertamento fiscale, hai quattro possibilità per difenderti:

  1. Contestare la notifica;
  2. Ricorrere in appello;
  3. Ammettere di aver commesso l’irregolarità e quindi proporre acquiescenza o adesione.

1. Contestazione

Ai sensi dell’art. 12 comma 7 dello Statuto del Contribuente (Legge 212/2000), l’Agenzia delle Entrate può inviarti l’avviso di accertamento solo dopo 60 giorni dalla consegna del verbale di chiusura delle operazioni. Se quindi hai ricevuto l’avviso prima di 60 giorni, allora puoi contestarlo.

Attenzione

L’Agenzia può inviarlo prima dei 60 giorni solo in caso di urgenza, quando il carattere di urgenza è dato da situazioni oggettive.

2. Ricorso

Se non sei d’accordo con l’avviso ricevuto, entro 60 giorni dalla notifica dell’atto, puoi presentare ricorso in Commissione Tributaria. Il ricorso deve presentare:

  • I tuoi dati;
  • I dati dell’eventuale rappresentante legale dell’azienda;
  • L’indirizzo PEC e numero di fax del tuo legale;
  • Il numero identificativo dell’atto verso cui fai ricorso;
  • L’ufficio dell’Agenzia delle Entrate verso cui fai ricorso.

Nel ricorso devi indicare i motivi per i quali ritieni illegittimo l’avviso di accertamento.

3. Acquiescenza o adesione

L’acquiescenza è l’accettazione integrale dell’atto. Praticamente ammetti apertamente le tue colpe. In questo caso beneficerai di una riduzione a un terzo della sanzione. Se prima dell’avviso di accertamento non hai ricevuto il verbale della chiusura operazioni o un invito al contraddittorio, le sanzioni si riducono a un sesto. Sei tenuto a pagare entro 60 giorni.

In alternativa all’acquiescenza, puoi inviare all’amministrazione finanziaria un’istanza di adesione, in cui chiedi all’Agenzia una proposta, per addivenire a un accordo. Sarai quindi tenuto a pagare le imposte dovute più un terzo delle sanzioni. Se però non si raggiunge un accordo, sarai costretto a procedere con un contenzioso (e non avrai più diritto a sconti e riduzioni).

Rateizzazione

Ai sensi della Legge delega 23/2014, del D.Lgs. 159/2014 e del D.Lgs. 159/2015, puoi chiedere la rateazione degli importi dovuti, secondo queste regole:

  • Se il tuo debito è fino a 5.000 euro, puoi dilazionare l’importo in rate, da 2 a 8.
  • Se il tuo debito supera i 5.000 euro, puoi dilazionare l’importo in rate, da 2 a 20.

Le rate sono trimestrali.

Inoltre devi rispettare le seguenti regole se l’importo è:

  • Superiore a 50.000 euro, puoi chiedere al massimo 16 rate trimestrali;
  • Inferiore a 50.000 euro, puoi chiedere al massimo 8 rate trimestrali.