Quando vai a rifornire la tua auto di carburante e noti quel prezzo, spesso esorbitante, sappi che non stai pagando solo il prezzo della benzina, ma anche un bel po’ di tasse. Probabilmente hai già sentito parlare di accise sui carburanti, ma non sai nello specifico di cosa si tratta.

In questa guida completa sulle accise benzina ti spiego cosa sono e quali sono, cosa finanziano, come impiega lo stato questo gettito per fornire servizi pubblici, infine ti fornisco l’elenco completo delle accise originarie, ossia i motivi per cui lo stato, nel corso della storia, ha deciso di imporle.

Cosa sono

Le accise sui carburanti sono delle imposte che paghi sul prezzo della benzina e, udite udite, pesano sul costo finale per circa il 40%. Proprio così: su 2 euro di benzina, paghi ben 80 centesimi di accise, all’incirca. Esse incidono non poco sul prezzo finale della benzina.

Il prezzo della benzina quindi, non è composto solo dal prezzo effettivo della stessa. Una gran parte del prezzo finale, va direttamente nelle casse dello stato, che lo usa per finanziare la spesa pubblica, per sostenere i costi di gestione della Pubblica Amministrazione, i costi per l’erogazione di servizi di natura pubblica.

Definizione

Le accise sono delle imposte applicate a fabbricazione e vendita di carburante.

IVA

Al costo della benzina devi anche aggiungere l’IVA, pari al 22%. Quando compri la benzina dunque, stai pagando:

  • Il costo del bene primario, ossia il costo della benzina;
  • I tributi statali, ossia accise e IVA.

Accise e IVA influiscono sul prezzo per oltre il 50%.

Ciò significa che se un litro di benzina lo paghi 2 euro, più di 1 euro è composto da imposte.

L’Italia è uno dei Paesi dove le accise sono più alte, superata solo da Solo Regno Unito e Paesi Bassi.

Quali sono

Nel corso degli anni, lo stato ha introdotto varie accise per andare a finanziare alcuni precisi costi pubblici. Ecco perché, le accise erano più di una, perché appunto ogni accisa andava a finanziare un costo/progetto specifico.

Cosa che adesso non avviene, perché a partire dal 1995 le accise sui carburanti sono definite in modo unitario: dunque le complessive entrate che lo stato ha, le utilizza in generale per questioni pubbliche, e non più per finanziare specifici costi.

Cosa finanziano

Giusto a scopo informativo, ecco le 19 accise sui carburanti che lo stato italiano ha introdotto nel corso degli anni e per finanziare specifici costi:

  • Anno 1935: accisa di 1,90 lire per finanziare la guerra in Etiopia;
  • Anno 1956: accisa per la crisi di Suez, pari a 14 lire;
  • Anno 1963: accisa per la ricostruzione dopo il disastro della diga del Vajont, pari a 10 lire;
  • Anno 1966: accisa per ricostruire la città di Firenze colpita da alluvione, pari a 10 lire;
  • Anno 1976: accisa per ricostruire Belice, pari a 10 lire;
  • Anno 1976: accisa per aiutare il Friuli colpito da terremoto, pari a 99 lire;
  • Anno 1982: accisa per aiutare l’Irpinia, pari a 75 lire;
  • Anno 1982: accisa per la missione ONU nel corso del conflitto in Libano;
  • Anno 1995: accisa per la missione ONU nel corso del conflitto in Bosnia, pari a 22 lire;
  • Anno 2004: accisa per rinnovare il contratto degli autoferrotranvieri, pari a 0,02 euro;
  • Anno 2005: accisa per l’acquisto di autobus ecologici, pari a 0,005 euro;
  • Anno 2009: accisa per aiutare l’Abruzzo complito da terremoto, pari a 0,0051 euro;
  • Anno 2011: accisa finanziamento alla cultura, da 0,0071 a 0,0055 euro;
  • Anno 2011: accisa di 0,04 euro per la gestione del flusso di immigrati post crisi libica;
  • Anno 2011: accisa di 0,0089 euro per aiutare le popolazioni toccate dall’alluvione Liguria e Toscana;
  • Anno 2011: per il lancio del Decreto ‘Salva Italia’, accisa pari a 0,082 euro;
  • Anno 2012: accisa per aiutare l’Emilia colpita da terremoti, pari a .024 euro;
  • Anno 2012: accisa per finanziare il ‘Bonus gestori’ e per diminuire le tasse ai terremotati dell’Abruzzo, pari a 0,005 euro;
  • Anno 2014: accisa per sostenere le spese del ‘decreto Fare’, pari a 0,0024 euro.

Come detto a inizio paragrafo, ad oggi non ci sono più queste specifiche differenze: ciò significa che le accise non devono andare a finanziarie i costi appena esposti.

L’introito derivante dalle accise è del tutto unitario, confluisce nelle casse dello stato, che lo amministra senza i vincoli suddetti. Il gettito dunque finanzia le attività pubbliche nel suo complesso, non va a finanziare specifiche attività, non distingue più tra le varie componenti del gettito.