Nel settore della ristorazione ci sono tanti modi per poter offrire al pubblico le proprie creazioni culinarie. Chi preferisce soltanto che il cliente si sieda al tavolo e venga servito e riverito, chi invece offre la possibilità di comprare il cibo nel locale, sceglierlo e poi portarlo a casa oppure di consumarlo al parco, fronte laghetto della città.

In questa guida completa ti spiego la differenza tra asporto, domicilio e somministrazione, tre diverse modalità di offrire i propri prodotti al pubblico, che il cliente può scegliere a seconda dell’offerta e infine quali sono i costi previsti.

Differenza

In questi giorni molto particolari, in cui bar, ristoranti, pizzerie possono finalmente aprire, si parla molto della possibilità di vendere cibo e bevande secondo le modalità di asporto, domicilio o somministrazione. Ognuno di questi termini esprime un concetto molto diverso di gestire la vendita del cibo. Vediamo cosa significano, uno per uno.

Domicilio

La vendita a domicilio è quando il venditore porta la merce direttamente a casa tua. Nel caso per esempio di una pizzeria: telefoni alla pizzeria, fai il tuo ordine e poi c’è qualcuno che porta la tua cena a casa.

Il servizio a domicilio può essere:

  1. A pagamento, quindi devi aggiungere una quota per farti consegnare la merce a casa;
  2. Gratis, quando il venditore decide di non aggiungere alcun costo, perché esso è già incorporato nel prezzo del cibo venduto.

Asporto

L’asporto (detto anche take away) invece è la possibilità di recarti in negozio, comprare il cibo e poi mangiarlo dove decidi tu: per strada (street food), a casa tua, a casa di amici, in ufficio, al parco, ecc.

Per l’asporto non sono previsti solitamente costi aggiuntivi rispetto al prezzo del cibo. È un metodo di consumazione del cibo veloce e pratico, usato soprattutto da chi vuole recarsi in negozio e poi portare a gustare a casa.

Somministrazione

La somministrazione è un altro concetto: significa recarsi presso il bar, ristorante, pizzeria, ecc. e consumare lì il cibo. Ti rechi per esempio in pizzeria, ti accomodi al tavolo: c’è un cameriere pronto a servirti.

La consumazione al tavolo può essere:

  1. A pagamento, quindi devi aggiungere una quota per usufruire del servizio al tavolo;
  2. Gratis, quando il venditore decide di non inserire un prezzo aggiuntivo per il servizio al tavolo, perché esso è già incorporato nel prezzo del cibo venduto.

Esiste anche un altro metodo di somministrazione: il self service. Si parla di self service quando, per esempio in un ristorante, ci sono dei banconi che preparano il cibo (il bancone dove ci sono i primi, il bancone con i secondi e così via). Tu ti avvicini a ogni bancone che ti interessa e lo posi su un carrellino che hai preso all’entrata del negozio.

Poi ti rechi in cassa con il tuo carrellino, paghi e prendi tutto ciò che ti serve per “apparecchiare” il tuo tavolo. Quindi posate, tovaglioli, condimenti, ecc. A questo punto vai ad accomodarti dove meglio credi. Solitamente il self service non ha costi aggiuntivi

Decreto cura Italia

Si parla molto delle differenza tra asporto, domicilio e somministrazione soprattutto in un periodo difficile come quello segnato dal coronavirus. Bar, ristoranti, pizzerie, hanno dovuto chiudere per limitare i rischi di contagio.

Con l’allentarsi della tensione, il governo ha aperto la cosiddetta Fase 2, ossia il periodo successivo a quello più critico in cui tutti sono stati invitati a stare a casa. A uscire solo per necessità impellenti, come visite mediche, fare la spesa, andare a lavoro.

Al momento della riapertura di bar, ristoranti, pizzerie, gelateria e altri locali con somministrazione di cibo, ognuno decide quale servizio offrire, se consentire l’asporto, offrire il servizio a domicilio e a che prezzo.

In rete sono circolate varie immagini, di tavoli al ristorante divisi da una piccola parete trasparente in plexigass. Ad alcuni la soluzione è sembrata un po’ troppo drastica, anche perché si presume che se due persone vanno al ristorante, siano insieme e quindi a contatto.

Lo stesso vale per le pareti divisorie da spiaggia, dove si vedono i posti mare con lettino, separati gli uni dagli altri da alte pareti in plastica, rigorosamente trasparenti. Non mettiamo in dubbio che possano rappresentare una forma di protezione dai contagi, ma tutta quella plastica non accentuerà il caldo afoso dell’estate?

Quando si è al mare, la cosa più bella è proprio quella di farti accarezzare dalla brezza marina, assaporare quel venticello piacevole volto a rinfrescarti durante una calda giornata prima di fare qualche tuffo. Ma una cabina del genere, non creerebbe una sorta di soffocamento?

È probabile che queste “soluzioni” rimarranno solo su carta, o magari che possano trovare riscontro nella realtà, con una certa modulazione. Sicuramente c’è bisogno, in questo periodo, di ritorno alla normalità.

Ritorno alla normalità che sicuramente sarà molto graduale, nel rispetto delle distanze e le misure di sicurezza. L’emergenza da COVID 19 ha tolto molto alle nostre vite: gesti che prima davamo per scontati oggi ci sembrano quasi dei miraggi, come una stretta di mano, un bacio, un abbraccio.

Il governo, insieme a uno staff composto da esperti e medici, monitora la situazione, sia dal punto di vista sanitario che economico: da una parte sicuramente bisogna garantire la sicurezza sanitaria di tutti i cittadini. Dall’altra c’è un’economia che rischia di implodere e che necessità di interventi mirati e urgenti, soprattutto per le piccole e medie imprese, cuore pulsante del tessuto imprenditoriale italiano.

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