Hai un gruzzolo di risparmi da parte e vorresti investire in qualcosa che ti permetta di dormire sonni tranquilli: l’investimento che fa per te allora, è quello in titoli di stato italiani. Tuttavia non tutti i titoli di stato sono uguali, ci sono differenze importanti che possono influenzare la tua scelta, dunque è fondamentale conoscerne i dettagli.

In questa guida completa sui BTP indicizzati all’inflazione ti spiego come funzionano sia i BTP indicizzati all’inflazione italiana che a quella europea, le differenze, i vantaggi e gli svantaggi di un investimento di questo tipo.

Cosa sono

BTP sta per Buoni Poliennali del Tesoro: sono titoli di debito emessi dallo Stato. Tu li compri e ci guadagni qualcosa. Non è come investire in Borsa, nel senso che non puoi aspettarti grossi guadagni ma, allo stesso tempo, ti assicuri contro le perdite. Si tratta di un investimento abbastanza sicuro: è difficile che lo stato non ti rimborsi. Se dunque vuoi investire i tuoi risparmi e allo stesso tempo dormire sonni tranquilli, allora i BTP fanno per te.

I titoli di Stato si dividono in:

  • BOT (Buoni Ordinari del Tesoro): hanno scadenza breve, inferiore a un anno. Sono fatti apposta per chi desidera fare un investimento ma far rientrare al più presto il proprio capitale, appunto entro un anno;
  • CCT (Certificati di Credito del Tesoro): hanno scadenza medio lunga, pari a 7 anni e pagano una cedola semestrale variabile;
  • CTZ (Certificati del Tesoro zero-coupon): hanno una scadenza fino a un massimo di due anni e non pagano cedole (appunto sono “zero coupon). Il guadagno sta nella differenza tra rimborso e prezzo di acquisto.
  • BTP (Buoni poliennali del Tesoro): hanno in genere una scadenza medio lunga e pagano una cedola semestrale variabile.

I BTP indicizzati all’inflazione sono una particolare categoria di BTP, il cui tasso di interesse segue l’andamento dell’inflazione italiana oppure europea. Puoi quindi decidere di comprare BTP indicizzati all’inflazione europea, oppure BTP indicizzati all’inflazione italiana.

Come funzionano

Anche nei BTP indicizzati, lo stato paga la cedola ogni sei mesi. La differenza con i classici BTP è che, il tasso di interesse, non lo calcola sul capitale che hai investito, ma sul capitale rivalutato appunto all’inflazione. Ti faccio un esempio molto semplice.

Supponiamo che tu abbia comprato 10.000 euro di BTP indicizzati all’inflazione italiana, con un tasso di interesse del 3%. Cedole come sempre semestrale.

Ogni sei mesi, lo stato calcola il 3% non su 10.000 euro, ma su 10.000 euro rivalutati all’inflazione italiana. Se quindi per esempio, in questi sei mesi c’è stata un inflazione del 10%, allora calcola il 3% su 10.000 + il 10% di 10.000, ossia su 11.000 euro.

Ecco dove stanno protezione e vantaggio: se nell’ultimo periodo l’inflazione è aumentata, anche se tu hai investito 10.000 euro, per lo stato è come se avessi investito 11.000. Hai comprato dei BTP che ti proteggono dall’inflazione. Il tuo investimento ad oggi vale 11.000 e non 10.000 e lo stato calcola su 11.000 il tasso di interesse. La cedola che ti paga, dunque è più alta rispetto a chi ha comprato BTP non indicizzati all’inflazione.

Questo succede solo per i BTP indicizzati all’inflazione italiana: ad ogni scadenza, lo stato controlla l’inflazione e quindi calcola il tasso di interesse in base al nuovo capitale.

Con i BTP indicizzati all’inflazione europea invece, stai comprando sempre titoli di stato emessi dall’Italia, ma appunto indicizzati all’inflazione europea. E in questo caso lo stato calcola l’inflazione europea solo alla scadenza del titolo, quindi fra X anni, non ogni sei mesi.

Nel BTP indicizzato all’inflazione italiana, lo stato calcola l’eventuale inflazione ogni sei mesi. Dunque tu sei sempre protetto contro l’inflazione. E sei anche protetto contro la deflazione: se in quei sei mesi c’è deflazione, lo stato calcola il tasso di interesse sempre su quei 10.000 euro, non certo su un importo inferiore. Questo non succede con i BTP indicizzati all’inflazione europea: il meccanismo di calcolo fa sì che possa incidere anche la deflazione.

Ricapitolando:

  • I BTP indicizzati all’inflazione italiana ti proteggono ogni sei mesi dall’inflazione. Inoltre ti proteggono anche da un’eventuale deflazione, in quanto non considerano le tendenza deflazionistiche;
  • I BTP indicizzati all’inflazione europea invece, prevedono il calcolo dell’inflazione solo alla scadenza del titolo, fra X anni e non ogni sei mesi. Inoltre, a causa del meccanismo di calcolo, possono subire le tendenze deflazionistiche.

 

Chi calcola l’inflazione

L’inflazione la calcola ogni mese l’Istituto nazionale di statistica – ISTAT.

Vantaggi e svantaggi

Come per gli altri titoli di stato, i BTP rappresentano un investimento abbastanza sicuro. L’unico rischio è quello di un default di stato, ossia che lo stato italiano vada in fallimento. Ipotesi non da escludere in modo assoluto, ma decisamente improbabile. Se quindi vuoi investire, senza rischiare di perdere, i titoli di stato rappresentano una scelta interessante.

I BTP indicizzati all’inflazione italiana poi, ti proteggono anche dall’inflazione (calcolata ogni sei mesi) e dalla deflazione. A differenza dei BTP indicizzati all’inflazione europea, che ricalcolano l’inflazione solo alla scadenza del BTP e non proteggono in caso di deflazione.

Infine, tra le note da tener presente, considera che i BTP Italia sono soggetti alle clausole CACS, che permettono allo Stato di modificare una serie di dettagli importanti, come:

  • Data di scadenza. Se quindi per esempio hai comprato un BTP che scade nel 2028, all’improvviso lo stato potrebbe prolungare la scadenza al 2029. Quindi tu pensavi di rientrare in possesso della tua liquidità nel 2028 e invece ti ritrovi ad aspettare un altro anno.
  • Calcolo delle cedole e momento del pagamento delle stesse, dunque con relativo impatto sugli interessi.
  • Altre condizioni contrattuali.

Tassazione

Come tutti i titoli di Stato italiani, agli interessi che incassi ogni sei mesi, si applica un’aliquota fiscale del 12,5%. Si tratta quindi di una tassazione piuttosto bassa.

Se per esempio questo semestre il tuo BTP prevede il pagamento di una cedola di 100 euro, tu ottieni 87,50 euro, al netto della tassazione.