Nella vita di ogni imprenditore può capitare, prima o poi, che un dipendente dia le dimissioni per andare a lavorare presso un’azienda concorrente, o apra egli stesso un’attività in diretta concorrenza con l’ex datore di lavoro. Ma non sempre questa concorrenza è sleale, lo è solo se sussistono determinate condizioni.

In questa guida completa sulla concorrenza sleale ti spiego cos’è e quando accade, cosa dice la normativa di riferimento, quali sono questi atti sleali, ti fornisco alcuni casi esempio, cosa succede quando ad attuare comportamenti scorretti è un ex dipendente o un socio di una srl e quando può parlarsi di sviamento della clientela.

Cos’è e quando accade

Cosa significa. In campo economico, quando si parla di concorrenza sleale si intendono tutte quelle azioni illecite volti a strappare clientela a un concorrente e arrecargli un danno. Come sottolineato quindi, il semplice fatto che un concorrente riesca a conquistare una maggiore fetta di clientela, non rappresenta concorrenza sleale. Affinché si parli di slealtà, occorre un comportamento illecito alla base.

Facciamo due tipici esempi di concorrenza sleale:

  1. Il dumping;
  2. La richiesta di compensi inferiori ai tariffari professionali.

La lista di atti in concorrenza sleale è molto lunga, ma queste sono i casi più diffusi.

Atti

1. Dumping. Supponiamo che l’azienda Alpha venda in Russia dei forni elettrici a 15.000 rubli, ossia circa 200 euro. Per entrare nel mercato italiano, decide di vendere sottoprezzo questi forni, e li vende a 100 euro, quindi a un prezzo inferiore rispetto a quanto li vende nel suo mercato (in Russia a 200 euro).

Il dumping è proprio questo: la vendita di un prodotto in un mercato estero a prezzo minore rispetto al proprio mercato di origine, allo scopo di prendere posizione in quel mercato abbattendo la concorrenza. Spesso l’azienda vende il bene persino sottocosto, quindi realizzando una perdita, allo scopo comunque di conquistare il mercato, annientare la concorrenza e poi iniziando a vendere a prezzo pieno.

2. Compensi inferiori ai tariffari. Un altro tipico esempio di concorrenza sleale è quando un professionista che deve attenersi a dei compensi minimi previsti dal tariffario dell’ordine, decide di offrire il proprio lavoro a un prezzo inferiore. In questo modo danneggia i professionisti concorrenti.

Normative

In diritto commerciale, la normativa di riferimento che identifica la concorrenza sleale è l’articolo 2598 del codice civile. Ai sensi di tale articolo, compie concorrenza sleale chi:

  1. Usa nomi, marchi o segni che creano confusione nella clientela al punto da farle credere che quell’oggetto è di quella specifica marca, quando in realtà è solo una marca che somiglia moltissimo e che ha generato confusione;
  2. Diffonde notizie volte a screditare l’operato di un concorrente; non basta che la notizia sia conosciuta solo da una persona: affinché si tratti di concorrenza sleale è necessario che la notizia giunga a una pluralità di persone;
  3. Si appropria di pregi di un concorrente;
  4. Usa mezzi diretti o non diretti per danneggiare l’altrui attività.

Quando due imprese sono concorrenti. Due imprese si dicono concorrenti quando hanno la stessa platea di clienti. Per esempio, supponiamo che un’azienda si chiami Bollicine e vende champagne, un’altra si chiama lo stesso Bollicine ma è una ludoteca per bimbi. È chiaro che le due imprese non sono concorrenti anche se hanno lo stesso nome.

Dipendente

La concorrenza di un ex dipendente è un episodio molto sovente. Si pensi ad esempio a un soggetto che lavora come operaio in un negozio di fiori, dopo un certo numero di anni si dimette apre il suo negozio di fiori, magari anche nella stessa via dove c’è l’ex datore di lavoro.

Oppure a un esperto venditore di un’agenzia immobiliare, che decide di accettare la proposta di lavoro di un’altra agenzia, portando con sé strategie, condizioni di vendita, informazioni riservate della clientela e quant’altro.

Da una parte bisogna garantire il diritto di ogni soggetto di accettare nuove proposte di lavoro più soddisfacenti oppure di iniziare una propria attività autonoma, garantire quindi i diritti costituzionali della libertà di lavoro (art. 4 Costituzione) e di iniziativa economica (art. 41 Costituzione).

D’altra parte non mancano le leggi a tutela dell’ex datore di lavoro, quali ad esempio i seguenti:

  • Dovere di fedeltà del dipendente (art. 2105 del codice civile) che, a onor del vero vige solo durante il rapporto di lavoro;
  • Dovere di mantenere riservate le informazioni aziendali (artt. 98 e 99 del Codice di Proprietà Industriale);
  • Divieto di rivelare segreti professionali (art. 622 c.p.) punito con la reclusione fino a un anno o un’ammenda fino a 516 euro.

La concorrenza di un ex dipendente si trova quindi al centro di una situazione che da una parte tutela il datore di lavoro, ma dall’altra deve garantire la giusta libertà economica al dipendente. Proprio per trovare un punto di equilibrio, la legge prevede una serie di “accorgimenti” preventivi volti a limitare l’insorgere di problemi.

Per esempio, quando l’azienda assume un dipendente, stipula sempre più spesso un patto di non concorrenza, ossia un accordo con cui il dipendente si impegna a non trasferirsi presso altro datore di lavoro concorrente per X anni, dietro pagamento di un corrispettivo economico riconosciuto in busta paga. Se contravviene al patto, l’azienda potrà chiedergli il risarcimento dei danni.

Socio srl

Supponiamo che il socio di una srl svolga attività in concorrenza con la società. La normativa italiana vieta la concorrenza solo ai soci delle snc, agli accomandatari delle sas e agli amministratori delle spa. Quindi non c’è nessuna specifica norma che vieti anche al socio di srl di fare concorrenza alla società.

È chiaro che gli altri soci, accortisi dell’attività concorrente del socio, si mostrano comprensibilmente preoccupati e si chiedano come risolvere la questione. Si può provare a nascondere al socio delle importanti informazioni sensibili commerciali, ma solo fino a un certo punto, perché il socio ha comunque diritto di consultare tutta la documentazione della srl (art. 2476 c.c.).

Quindi, probabilmente l’unico modo per evitare problemi è quella di inserire, nell’atto costitutivo della srl, un’apposita clausola che vieti ai singoli soci di fare concorrenza alla srl stessa e che il mancato rispetto comporti l’esclusione immediata del socio.

Sviamento clientela

Supponiamo che un professionista lavori per un’azienda, poi si trasferisca presso altra azienda oppure ne apra una in proprio. Se questo soggetto distrae massicciamente la clientela dell’ex datore di lavoro con comportamenti scorretti, allora l’ex datore di lavoro può anche chiedergli il risarcimento danni.

Come spiegato nei paragrafi precedenti però, non è una cosa semplicissima. L’ex datore di lavoro infatti deve dimostrare ai giudici:

  1. Il comportamento scorretto dell’ex dipendente, per esempio si è appropriato di un archivio della clientela;
  2. La reale perdita di clienti;
  3. La riduzione di fatturato come diretta conseguenza della perdita di clienti.

Suggerimento

Affidarsi a un ottimo studio legale esperto in concorrenza sleale, è il plus che fa la differenza.

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