Il Decreto Rilancio prevede una serie di misure a favore di famiglie e imprese, allo scopo appunto, come fa intendere il nome stesso, di rilanciare l’economia dell’Italia, martoriata dall’emergenza coronavirus. Le cui conseguenze hanno ridotto il fatturato delle imprese fino addirittura ad annullarlo completamente, laddove le aziende sono state costrette anche a chiudere.

In questa guida completa sui contributi a fondo perduto coronavirus ti spiego cos’è e come funziona questo aiuto per le imprese, come ricevere questi soldi, a chi chiederli, a chi spettano, quali sono i requisiti previsti per accedere alla misura, come calcolare l’importo spettante.

Imprese

L’emergenza coronavirus, da crisi sanitaria si è trasformata in crisi economica. La chiusura di negozi, aziende e attività ha portato al collasso soprattutto le piccole e medie imprese, che rappresentano il tessuto fondamentale dell’economia italiana.

Il fatturato è sceso in maniera esorbitante, o addirittura si è completamente azzerato. Il Decreto Rilancio, all’articolo 28, prevede un contributo a fondo perduto per tutte le attività che hanno subito un forte impatto negativo.

Cos’è e come funziona

Il Decreto Rilancio prevede un contributo a fondo perduto per le attività che hanno subìto, ad aprile 2020, un calo del fatturato oltre il 33%. Lo scopo di quella misura è quella di aiutare imprese e lavoratori autonomi in difficoltà.

Un contributo a fondo perduto infatti, come fa intendere il termine stesso, è un contributo che non devi restituire. Non è un finanziamento agevolato, per esempio con un tasso di interesse ridotto rispetto a quello tradizionale. Non sono previste rate di rimborso su questi soldi.

È un aiuto a tutti gli effetti: una somma di denaro erogata in questo caso dall’Agenzia delle Entrate, a favore di imprese e lavoratori autonomi che si sono trovati in una situazione di difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus. Il contributo infatti è erogato, su domanda, all’Agenzia delle Entrate.

Tantissimi i negozi e le imprese che durante la fase 1 dell’emergenza hanno dovuto chiudere. Fatturati che sono scesi inesorabilmente, fino addirittura ad annullarsi. Un modo per venire incontro alle difficoltà del tessuto imprenditoriale italiano, fornendo liquidità sulla base delle perdite subìte.

A chi spetta

Il Decreto Rilancio prevede un contributo a fondo perduto dedicato a:

  1. Imprese;
  2. Lavoratori autonomi;
  3. Attività di reddito agrario;
  4. Titolari di partita IVA.

Il contributo è destinato non solo a piccole imprese con piccoli fatturati, ma anche a quelle più grandi, comprese le società, purché il fatturato 2019 non superi i 5 milioni di euro. Se la tua azienda ha fatturato oltre 5 milioni di euro, non hai diritto al contributo.

Attenzione

Non ne hanno diritto le attività chiuse entro il 31 marzo. Se quindi hai chiuso la tua impresa o attività autonoma prima di questa data, non ti spetta il contributo a fondo perduto.

Requisiti

Se appartieni a uno dei soggetti elencati nel passo precedente, hai diritto al contributo a fondo perduto se il fatturato di aprile 2020 è inferiore ai 2/3 del fatturato di aprile 2019. Detto in altri termini: puoi accedere al contributo se hai avuto un calo del fatturato oltre il 33% rispetto al 2019.

Supponiamo che ad aprile 2019 hai avuto un fatturato pari a 5.000 euro.

2/3 di 5.000 euro sono pari a 3.333,33 euro

Se ad aprile 2020 il tuo fatturato è stato inferiore a 3.333,33 euro, hai diritto al contributo a fondo perduto. Quindi se per esempio ad aprile 2020 hai avuto un fatturato di 1.000 euro, di 2.000 o di 3.000 euro, ti spetta il contributo.

Importo

Ora vediamo a quanto ammonta il contributo a fondo perduto: prima a definizione e poi un esempio concreto. Ai sensi dell’art. 28, comma 5 del Decreto Rilancio, ti spetta un contributo calcolato sulla differenza tra fatturato di aprile 2019 e fatturato 2020. A questa differenza si applica quindi una percentuale pari a:

  • 20% se nel 2019 il tuo fatturato non ha superato i 400.000 euro;
  • 15% se nel 2019 il tuo fatturato ha superato i 400.000 euro ma non 1 milione di euro;
  • 10% se nel 2019 il tuo fatturato ha superato 1 milione di euro ma non 5 milioni di euro.

Spetta sempre un minimo di 1.000 euro alle persone fisiche e un minimo di 2.000 euro alle società.

Vediamo di seguito alcuni esempi di calcolo.

Calcolo

Esempio 1

Hai una ditta individuale. Ad aprile 2019 hai fatturato 10.000 euro, mentre ad aprile 2020 hai fatturato 6.000 euro. Hai diritto al contributo perché hai perso più del 33% di fatturato. Supponiamo che nel 2019 tu abbia avuto un fatturato totale annuo di 100.000 euro: rientri nella prima percentuale di contributo, ossia il 20% della differenza del fatturato aprile 2019-2020.

Procediamo con il calcolo

Differenza tra 10.000 e 6.000 euro, ossia tra fatturato aprile 2019 e aprile 2020 = 4.000 euro.

Avendo un fatturato 2019 di 100.000 euro rientri nella percentuale del 20%, quindi:

20% di 4.000 euro = 800 euro è il contributo a fondo perduto a cui hai diritto. Il minimo però, avendo tu una ditta individuale, è di 1.000 euro. Riceverai quindi un contributo a fondo perduto pari a 1.000 euro.

Esempio 2

Ad aprile 2019 hai fatturato 30.000 euro, mentre ad aprile 2020 hai fatturato 1.000 euro. Hai diritto al contributo perché hai perso più del 33% di fatturato. Supponiamo che nel 2019 tu abbia avuto un fatturato annuo totale di 500.000 euro: rientri nella seconda percentuale del contributo, ossia il 15% della differenza del fatturato aprile 2019-2020.

Procediamo con il calcolo

Differenza tra 30.000 e 1.000 euro, ossia tra fatturato aprile 2019 e aprile 2020 = 29.000 euro.

Avendo un fatturato 2019 di 500.000 euro rientri nella percentuale del 15%, quindi:

15% di 39.000 euro = 4.350 euro è il contributo a fondo perduto a cui hai diritto.

Il contributo a fondo perduto che ricevi non fa cumulo con i reddito, non è tassato.

Domanda

Per ottenere il contributo a fondo perduto puoi:

  1. Presentare domanda direttamente sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate;
  2. Oppure rivolgerti al tuo commercialista, il quale si occuperà di tutta l procedura.

L’ente che si occupa di erogare il contributo quindi, non è l’INPS, come alcuni pensavano, ma l’Agenzia delle Entrate.

Una volta effettuate tutte le verifiche, l’Agenzia delle Entrate eroga il contributo su conto corrente bancario o postale.

Attenzione

Se dopo aver ricevuto il contributo, cessi l’attività, devi conservare tutti i documenti relativi al contributo che hai ricevuto (quindi fatture, documenti, ecc.). L’Agenzia delle Entrate può procedere all’eventuale recupero della somma.

In caso di contributo erogato ma non spettante in tutto o in parte, è prevista la pena indicata nell’art. 316-ter del codice penale.

Qui trovi il testo completo del Decreto Rilancio in formato PDF.

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