In questo periodo non si fa altro che parlare di MES, Europa, convenienza rispetto agli eurobond o il contrario, ma non tutti hanno chiaro veramente cosa sia questo strumento. Capirne il funzionamento è importante, per comprendere se e quanto può realmente essere utile.

In questa guida completa MES spiegazione semplice, ti chiarisco finalmente tutti i dubbi. Non avrai bisogno di una laurea in economia né di essere un esperto per capire cos’è il MES, come funziona e infine quali sono le condizioni imposte dallo strumento.

Cos’è e cosa significa

MES è l’acronimo di Meccanismo Europeo di Stabilità, conosciuto anche come “Fondo salva stati”. Lo scopo di questo strumento è chiaro, almeno dal nome: aiutare i paesi in difficoltà.

Fondo salva Stati

È davvero così? Il MES è veramente uno strumento adeguato di aiuto per le nazioni che si trovano in difficoltà, oppure gli scettici hanno ragione di opporsi e chiedere almeno una rivisitazione delle condizioni (che vedremo più avanti)?

Come funziona

Prima di capire se può essere veramente uno strumento di aiuto o no, vediamo come funziona. Da lì sicuramente molti aspetti saranno più chiari.

Il MES è un fondo, dove tutti gli stati appartenenti all’Unione Europea versano del denaro. Quindi praticamente, nel caso dell’Italia, andrebbe a dare soldi al fondo, per poi chiederli al momento di difficoltà (a particolari condizioni come vedremo più avanti).

E qui parte già la prima domanda: qual è la convenienza a mettere nel fondo del denaro, per poi riprenderselo, a certe condizioni e magari pagandoci anche degli interessi? Vedremo di dare una risposta più avanti.

Una volta che il fondo ha ottenuto il denaro dagli stati membri, può iniziare a funziona. Vediamo come.

  1. Il Paese in difficoltà, fa richiesta di assistenza al MES;
  2. Il MES chiede alla Commissione Europea analizzano la situazione in cui versa quella nazione, quale somma effettivamente la aiuterebbe e se la crisi può diventare sistemica (ossia “contagiare” gli altri paesi);
  3. Entro circa 7 giorni, il Consiglio del MES prende la sua decisione risponde al Paese in difficoltà, se ha accettato la domanda propone allo stato dei prestiti.

Il Consiglio del MES è composto dal rappresentante di ogni nazione, prende le decisioni a maggioranza semplice o qualificata. Ogni membro del consiglio ha un peso pari alla quota versata al MES: se quindi c’è un paese che ha versato poco nel fondo, il suo voto vale di meno rispetto agli altri che hanno versato di più. Ogni membro del MES gode di immunità giudiziaria.

Ora veniamo alla parte più dibattuta: le condizioni, ossia quali requisiti deve rispettare un paese per poter ottenere aiuto dal MES. Sì perché non pensare che il MES aiuti chiunque e a destra e manca. Il fatto che un Paese abbia versato denaro nel MES evidentemente non basta per ottenere l’aiuto. Ci sono delle condizioni che deve rispettare.

Condizioni

Al momento il MES non è ancora una realtà pienamente operativa. L’UE ha rimandato la riforma del MES per affrontare una situazione molto più importante: l’emergenza da coronavirus.

I Paesi stanno ancora discutendo le condizioni di accesso agli aiuti. Al momento le condizioni sarebbero queste:

  1. Deficit minore del 3% da almeno 24 mesi;
  2. Rapporto debito/PIL inferiore al 60%; oppure se non è inferiore al 60%, negli ultimi 24 mesi è sceso di almeno 1/20);
  3. Non essere sottoposto a procedure di infrazione.

Praticamente deve essere uno stato solido. Ma se uno stato chiede aiuto, è perché è in difficoltà, quindi non è detto che abbia questi requisiti. Può anche essere, ci mancherebbe, ma è molto più probabile che se un paese è in difficoltà e arriva a chiedere gli aiuti del MES, magari non ha il rapporto debito/PIL <60% né tanto meno un deficit inferiore al 3%.

Insomma questo MES, sembra che proponga di aiutare i Paesi in difficoltà. Purché non siano troppo in difficoltà. Un po’ un controsenso. Ecco perché in Italia se ne discute moltissimo, senza arrivare a un punto di incontro.

Per alcuni il MES è solo uno specchietto per allodole o addirittura un laccio malefico in cui evitare di cadere. Per altri potrebbe anche essere d’aiuto, ma vanno cambiate le condizioni. Più o meno tutti quindi, sono d’accordo sul fatto che almeno alcune condizioni vadano riviste.

Riassumendo: io Italia verso soldi nel MES, sperando che se un domani sono in difficoltà tu mi aiuti. Il momento di difficoltà arriva, però tu caro MES mi presti i soldi, decidi tu come e quando, a specifiche condizioni e con uno specifico tasso di interesse.

Eurobond

Ora passiamo a un altro aspetto importante, che va di pari passo con il MES. Quando si parla di MES, non si può evitare anche di parlare di Eurobond, che secondo alcune forze politiche, sarebbero assolutamente da preferire al MES. Spieghiamo perché in maniera semplice.

Il MES è un fondo, dove io stato verso dei soldi. Poi se un giorno ho bisogno, ti chiedo un aiuto economico (prestito), ma questo prestito me lo concedi alle condizioni che decidi tu MES e agli interessi che decidi tu.

Gli eurobond rappresentano lo stesso un prestito, sono delle obbligazioni comuni, emesse da tutti gli stati dell’Unione Europea. L’UE li emetterebbe in situazioni di difficoltà, quando per esempio uno stato è in crisi, ha bisogno di reperire denaro. Quindi si emettono questi bond europei. E i risparmiatori li acquistano, fornendo di fatto liquidità immediata agli stati.

Per emettere obbligazioni comuni, ogni Paese mette in comune con gli altri il proprio debito pubblico. E questo conviene agli stati più “poveri”, ma non a quelli più “ricchi”.

Convenienza a emettere bond nazionali rispetto a Eurobond e viceversa

Gli stati più potenti infatti, non hanno bisogno degli eurobond, riescono a emettere bond nazionali (titoli di stato) tranquillamente e a tassi di interesse bassi. Quando uno stato è potente infatti, è facile piazzare sul mercato i propri titoli di stato. I risparmiatori li comprano, anche se i tassi di interesse sono bassi: si accontentano della sicurezza. Uno stato forte non può mai fallire e non pagare.

Se invece uno stato è più debole economicamente, ha più difficoltà a piazzare sul mercato i suoi titoli di stato. La gente non si fida più di tanto, allora lo stato per renderli appetibili è costretto ad alzare i tassi. Quindi emette titoli a un prezzo più alto. Praticamente si indebita ancora di più e non poco.

Ecco perché, condividendo il debito pubblico tra tutti gli stati, si mette in comune anche la propria solvibilità. Così succede che emettendo eurobond (e non titoli di stato nazionale), gli stati deboli ci guadagnano, perché emettendo titoli statali avrebbero dovuto farlo a un alto tasso di interesse.

I paesi forti invece ci perdono, perché magari in quel momento non hanno minimamente bisogno di emettere bond e comunque, se ne hanno bisogno, possono emetterli a tassi di interesse più bassi.

Ecco perché sono più i paesi forti economicamente a non volere gli eurobond, mentre la soluzione piace ai più deboli. C’è da chiedersi: dov’è finita la solidarietà, che doveva essere il principio cardine e di coesione tra stati forti e meno forti?

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