Quello che spesso blocca gli aspiranti professionisti e imprenditori dall’aprire una partita IVA e buttarsi quindi nel mondo del lavoro in proprio, sono i costi di apertura, i costi di gestione della partita IVA e, ovviamente le tasse.

Purtroppo l’Italia é uno dei Paesi con la maggiore tassazione al mondo e questo scoraggia chi vuole crearsi un proprio lavoro. Inoltre, le molteplici e spesso confuse informazioni non fanno che generare ulteriori dubbi. In questa guida chiariremo tutti gli aspetti.

Tasse

L’apertura

I costi di apertura sono abbastanza fissi e sono rappresentati da:

  • Costi di apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, della posizione INPS e della posizione INAIL. In realtà non ci sono costi, sono operazioni che si fanno gratis, ma di solito ci si avvale di un commercialista, che prende un onorario0 che va dai 50 ai 150 euro.
  • Costi annuali per l’iscrizione alla Camera di Commercio (ovviamente questo per i commercianti e non per i lavoratori autonomi), dai 60 ai 100 euro l’anno.
  • Versamenti INPS, che sono circa 3.300 euro come base fissa minima e aumentano se il fatturato supera una certa soglia.
  • Costi del commercialista: oltre al costo pagato per aprire le varie posizioni, occorre aggiungere anche il costo annuale del commercialista, che va dai 400 euro (per chi apre la partita IVA in regime dei minimi) fino a 1.200 euro per chi apre la partita IVA in regime ordinario.

In tutto quindi, si può parlare di costi fissi pari a circa 4.000 euro annui. A questi si devono aggiungere i costi per l’eventuale affitto dei locali, dei macchinari e delle forniture.

Le tasse

Per quanto riguarda gli obblighi fiscali, occorre fare differenza tra ditta individuale e lavoratore autonomo.

Nella ditta individuale le tasse sono calcolate sul reddito annuale (ricavi a cui sottrarre i costi) e si pagano sulla base della fatturazione: quindi, anche se la fattura non si è incassata, si pagheranno le tasse su quell’importo.

Nel lavoro autonomo, le tasse si calcolano sempre sul reddito annuale ma si applica il principio di cassa: si pagano quindi le tasse solo sulle somme effettivamente incassate e si deducono i costi solo quando sono effettivamente pagati.

Per quanto riguarda le tasse, oltre all’IVA da versa (ma l’IVA comunque la pagheranno i clienti), la maggiore fetta di tasse sarà quella relativa all’IRPEF. L’IRPEF è un’imposta che viene applicata sulla base di scaglioni per fascia di reddito, che vanno dal 23% per lo scaglione più basso (ossia per redditi fino a 15.000 euro annui) al 43& per i più facoltosi, con redditi sopra i 75.000 euro.

Regime dei contribuenti minimi

Se la tua attività ha determinati requisiti, puoi optare per il regime dei contribuenti minimi. Si tratta di un regime agevolato che prevede il pagamento di una unica imposta in sostituzione di IVA, IRPEF (si chiama infatti imposta sostitutiva.

Ovviamente i costi fissi rimangono (quei 4.000 euro circa che ti ho dettagliato n alto), ma per quanto riguarda le tasse, dovrai pagarne solo una e di importo ridotto rispetto all’IRPEF ordinaria. Inoltre, grazie al regime dei contribuenti minimi, sarai esonerato dal trasmettere varie dichiarazioni, dalla tenuta dei libri contabili e dagli studi di settore.