Impresa familiare

Hai appena aperto un’impresa e vorresti lavorare insieme alla tua famiglia piuttosto che assumere personale esterno? In Italia questo è possibile grazie all’impresa familiare, dove i tuoi parenti possono essere assunti come dipendenti direttamente da te, oppure prestare una collaborazione lavorativa.

In questa guida completa sull’impresa familiare ti spiego come funziona, come puoi costituirla, quando devi iscrivere o meno i tuoi familiari all’INPS, quali sono i costi, qual è la tassazione applicata, quali sono i vantaggi e gli svantaggi di tale impresa, dunque come è possibile procedere con lo scioglimento.

Cos’è e come funziona

L’impresa familiare, per definizione, indica una tipologia di impresa caratterizzata dal lavoro dei familiari nella gestione della stessa. Le caratteristiche principali sono quindi:

  • La presenza di un unico imprenditore; in passato alcune teorie raffiguravano quella familiare come impresa collettiva, ma la dottrina prevalente la colloca solo all’interno di una ditta individuale. Ciò significa che per i debiti sociali risponde solo l’imprenditore e non i suoi collaboratori;
  • La collaborazione di uno o più familiari nella gestione dell’attività.

Dal punto di vista giuridico, il riferimento fondamentale è l’articolo 230 bis del codice civile, il quale tutela la posizione dei familiari collaboratori. Essi infatti possono lavorare nell’impresa con un classico contratto di lavoro dipendente, oppure prestando la propria opera in qualità di collaboratori familiari. In tal caso hanno diritto:

  • Al mantenimento, che deve essere congruo alla condizione della famiglia;
  • Di partecipare agli utili di impresa;
  • Di gestire l’attività, limitatamente alla gestione straordinaria, la destinazione degli utili, la produzione e la cessazione dell’impresa.

Il familiare quindi non è un semplice collaboratore, ma un soggetto che partecipa attivamente alla vita dell’impresa ed anche ai guadagni. L’impresa familiare può essere anche più specifica: quando l’imprenditore lavora solo con il suo coniuge, si chiama “impresa coniugale”.

Attenzione

Puoi attribuire ai familiari fino al 49% del reddito di impresa che risulta dal modello Unico (dichiarazione dei redditi), non di più.

Costituzione

Puoi costituire un’impresa familiare:

  1. Costituendola ex novo.
  2. Partendo da una ditta individuale già esistente.

Esempio

Hai una ditta individuale che effettua servizio di ristorazione. E’ un piccolo bar che al momento gestisci da solo. A un certo punto decidi di inserire nell’attività anche la collaborazione di tuo figlio.

Procedura

Per la creazione dell’attività puoi rivolgerti al notaio per costituirla con atto pubblico o scrittura privata autenticata. Nell’atto devono figurare:

  • L’attività svolta dall’imprenditore;
  • I dati dei familiari che collaboreranno all’attività;
  • Il rapporto di parentela con il titolare.

Entro un mese dalla costituzione, occorre registrare l’atto costitutivo presso il Registro delle Imprese tenuto dalla camera di Commercio.

Inoltre bisogna:

  • Chiedere la partita IVA all’Agenzia delle Entrate;
  • Aprire la posizione INPS;
  • Aprire l’eventuale posizione INAIL.

Tutte queste pratiche, fino a qualche anno fa, andavano fatte una alla volta. Oggi è possibile fare tutto tramite ComUnica: un servizio online realizzato dalla camera di Commercio a cui inviare un’unica comunicazione, valida per tutte le dichiarazioni/iscrizioni (partita IVA, INPS, ecc.).

Una nota molto interessante è che puoi costituire un’impresa familiare anche senza notaio: puoi creare una classica ditta individuale (quindi puoi chiedere solo l’aiuto del commercialista) e, dopodiché, sono i facta concludentia, i fatti dimostrativi, i comportamenti concreti a decretare la nascita di un’impresa familiare.

Attenzione

Se da un lato il codice civile non obbliga a costituire l’impresa familiare tramite notaio, dall’altro, affinché l’impresa familiare abbia rilevanza sotto il profilo fiscale (e quindi ne siano applicate le relative regole e agevolazioni fiscali), è necessario il notaio (quindi l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata). Se invece, non sei interessato a nessuna agevolazione fiscale, allora puoi costituire una semplice ditta individuale.

Attenzione

Il fatto che tu decida di costituire un’impresa familiare senza notaio, ma costituita solo per facto concludentia, non ti esonera dal riconoscere i diritti spettanti ai tuoi collaboratori familiari. In caso id controversia infatti, essi possono ottenere quanto spetta loro, provando l’impresa familiare anche con una sola scrittura privata e dei testimoni (Cassazione, sentenza n. 14098 del 05 settembre 2012).

Inps

Con la circolare 37/0010478 del 2013, il Ministero del lavoro ha chiarito la questione riguardante l’iscrizione o meno all’INPS dei propri familiari e quindi la necessità di versare loro i contributi previdenziali.

Come sottolineato dal Ministero, l’iscrizione è imposta solo se il familiare svolge nell’impresa un’attività continuativa e prevalente. Se invece si tratta di una collaborazione occasionale, l’iscrizione non è obbligatoria e quindi neanche il versamento dei contributi.

Inoltre, in caso di ispezione, se le autorità trovano il collaboratore in impresa, quand’anche il titolare sia momentaneamente assente, non possono presumere che il familiare lavori in maniera continuativa. La presunzione è sempre di occasionalità e spetta agli ispettori dare prova del contrario.

Costi

Se decidi di avviare un’impresa familiare senza notaio, quindi in qualità di ditta individuale, i costi sono abbastanza irrisori:

  • 168 euro di imposta di registro;
  • I costi per la consulenza del commercialista, pari a circa 150/300 euro;
  • L’Agenzia delle Entrate assegna il numero di partita IVA gratis;
  • L’iscrizione all’INPS non ha alcun costo.

Se decidi di costituire l’impresa familiare per atto pubblico o scrittura privata autenticata (quindi rivolgendoti al notaio), devi aggiungere le spese notarli, che ammontano a circa 1.000/1.500 euro.

Tassazione

All’impresa familiare si applica il sistema fiscale “per trasparenza” (lo stesso che si applica alle società di persone). In base a tale sistema il reddito di impresa è assegnato a ogni familiare che vi partecipa con il proprio lavoro in proporzione alla quota di partecipazione agli utili d’esercizio. Questo, purché i collaboratori risultino sull’atto costitutivo dell’impresa, redatto per atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Esempio

Impresa Alfa è composta da Tizio, il titolare e da Caio e Anna, rispettivamente figlio e moglie del titolare. In base all’atto costitutivo, Caio ha diritto a partecipare agli utili per il 20% e Anna per il 25%. La restante parte (55%) va a Tizio, l’imprenditore. Quindi, se l’impresa produce 10.000 euro, in fase di dichiarazione dei redditi, sono da imputare:

  • 2.000 euro in capo a Caio;
  • 2.500 euro in capo a Anna;
  • 5.500 euro in capo a Tizio.

Attenzione

Se Caio e Anna non percepiscono il denaro che spetta loro (per esempio per accordi interni con il titolare) comunque ad essi vengono imputati, in fase di dichiarazione dei redditi, 2.000 e 2.500 euro ciascuno. Questo perchè l’imputazione è sempre proporzionale alla partecipazione agli utili indipendentemente dall’effettivo incasso del reddito.

Attenzione

L’imprenditore può destinare ai suoi collaboratori fino al 49% degli utili (e quindi a loro imputare il reddito), non di più (art. 5, co. 4 e 5 del TUIR).

Vantaggi

I vantaggi dell’aprire un’impresa familiare sono:

  • È una forma giuridica adatta per le imprese piccole;
  • Permette di dividere il reddito tra i familiari;
  • Permette di aderire a un regime fiscale agevolato, denominato appunto “per trasparenza”. Grazie a questo sistema infatti, il reddito prodotto è assegnato proporzionalmente a imprenditore e collaboratori, in proporzione alle rispettive quote. In questo modo, si evita una tassazione maggiore causata dal più alto scaglione IRPEF che sarebbe interamente attribuito all’imprenditore.

Esempio

L’impresa realizza 30.000 euro di utile. Se l’intero reddito venisse attribuito all’imprenditore, egli dovrebbe pagare le tasse in base al terzo scaglione IRPEF, quindi con un’aliquota pari al 38%.
Se l’impresa è familiare e ci lavora anche il figlio, con una partecipazione del 40%, allora di questi 30.000 euro, 18.000 sono imputati all’imprenditore e 12.000 euro sono imputati al figlio. Al primo quindi, si applica il secondo scaglione IRPEF, pari al 27%. Al figlio si applica invece il primo scaglione IRPEF, pari al 23%. Percentuali entrambe inferiori al 38%.

Svantaggi

Ecco quelli che potrebbero definirsi i “contro” di un’impresa familiare:

  • L’impresa, seppur costituita tramite notaio e quindi secondo i principi dell’impresa familiare, rimane sempre ditta individuale. Egli quindi è l’unico responsabile dei debiti dell’attività e non anche gli altri familiari, che comunque partecipano alla gestione.
  • In caso di insolvenza dell’impresa, l’imprenditore può fallire e i creditori possono aggredire anche il suo patrimonio personale.

Scioglimento

Lo scioglimento dell’impresa familiare oppure semplicemente il recesso da parte di un familiare, si può formalizzare senza notaio: é sufficiente una scrittura privata. Al momento del recesso (o scioglimento) va quindi consegnata al familiare la liquidazione della sua quota calcolata considerando:

  • Qualità e quantità del lavoro svolto;
  • Avviamento;
  • Valore di eventuali beni comprati con gli utili precedenti;

Attenzione

Se l’attività si scioglie per fallimento, allora a nessuno spetta alcuna liquidazione, poiché il valore della partecipazione di ognuno scende a zero.

Effetti fiscali

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 176/E//2008, ha sottolineato che, le somme liquidate al familiare, non sono imponibili ai fini fiscali. L’imprenditore, a sua volta, non può dedurle.