Avere un’azienda significa non solo gestirla, ma anche osservarla con ogni mezzo possibile, coglierne segnali positivi e negativi e interpretarli alla luce degli obiettivi prefissati. Ed è proprio questo il compito degli indici di bilancio: offrire un maggiore spunto di riflessione.

In questa guida completa sugli indici di bilancio ti spiego cosa sono e a cosa servono, cosa indicano, quali sono i principali e più importanti, le formule di calcolo e i commenti di interpretazione, tutto allo scopo di avere un quadro completo della gestione della tua attività.

Cosa sono e a cosa servono

Gli indici di bilancio sono dei valori a cui si giunge tramite calcoli matematici e che per un’azienda indicano la sua solidità:

  • Economica (liquidità);
  • Finanziaria (redditività);
  • Patrimoniale.

Cosa indicano

Il codice civile non menziona gli indici di bilancio, essi sono dei conteggi che l’azienda può fare di sua spontanea volontà, per capire come sta andando l’attività e dare risalto a certi aspetti piuttosto che ad altri. Il codice civile si limita ad elencare con estrema precisione come deve essere redatto il bilancio, ossia il conto economico e lo stato patrimoniale (art. 2424 e 2425 del codice civile) e questo è molto importante, perché gli indici si calcolano proprio a partire da alcune voci del bilancio d’esercizio.

Quali sono

Gli indici di bilancio sono quindi di tre tipi: economici (o di liquidità), patrimoniali e finanziari. Essi a loro volta si suddividono in ulteriori sottocategorie. Ecco quali sono i principali e più importanti indici e l’esempio di commento accanto a ogni risultato

1. Indici di liquidità

Indicano se l’azienda è in grado di far fronte ai pagamenti nel breve termine, quindi la presenza di denaro liquido (o attività a breve termine) per pagare tempestivamente i debitori. Essi si suddividono in:

  • Indici di liquidità generale; indicano la capacità generale delle liquidità di coprire debiti a breve termine;
  • Indici di liquidità primaria; indicano la capacità della liquidità immediata di coprire debiti a breve termine.

Calcolare questi indici è molto semplice, basta rapportare le attività a breve termine con le passività a breve termine:

Formula: [Attività a breve termine] / [Passività a breve termine]

Esempio commento

Se il risultato è:

  • > di 1, significa che le attività sono maggiori delle passività e quindi l’azienda è in grado di coprire i debiti a breve termine;
  • = 1, significa che le attività sono uguali alle passività e quindi l’azienda è in grado di coprire i debiti a breve termine;
  • < di 1, significa che le attività sono minori delle passività e quindi l’azienda non è in grado di coprire i debiti a breve termine.

2. Indici patrimoniali

Sono indici che analizzano le voci dello stato patrimoniale del conto economico, quindi immobilizzazioni, debiti e crediti, patrimonio.

I principali indici patrimoniali sono:

  1. Indice di copertura delle immobilizzazioni;
  2. Indice di autonomia finanziaria;
  3. Grado di autonomia finanziaria.

Indice di copertura delle immobilizzazioni: mette a rapporto il capitale proprio con le immobilizzazioni, perché appunto le immobilizzazioni che sono state acquistate sono “coperte” dal capitale aziendale:

Formula: [Patrimonio netto] / [Attività immobilizzate]

Esempio commento

Se il risultato è:

  • > 0,7 significa che l’azienda gode di una buona solidità;
  • Compreso tra 0,50 e 0,70, significa che l’azienda ha una solidità mediocre;
  • < 0,33 indica una situazione negativa.

Indice di autonomia finanziaria: mette a rapporto i mezzi propri (capitale proprio) con i mezzi di terzi e quindi indica se l’azienda è autonoma, ha capitali propri oppure si finanzia per lo più grazie a esterni.

Formula: [Mezzi di terzi] / [patrimonio netto]

Esempio commento

Se il risultato è:

  • = 0, significa che l’azienda non è indebitata;
  • Compreso tra 0 e 0,50 significa che c’è un certo indebitamento, ma non significa che sia negativo, potrebbero per esempio essere debiti per investire nella ricerca o nel miglioramento;
  • Compreso tra 0,50 e 0,80 indica che ci sono degli squilibri da monitorare;
  • > 2,0 la situazione è molto squilibrata, ci sono moltissimi debiti rispetto ai mezzi propri.

Grado di autonomia finanziaria: mette a rapporto il patrimonio netto con il totale delle passività, quindi indica se l’azienda si finanzia con mezzi propri o meno.

Formula: PN/totale passività

Esempio commento

e il risultato è:

  • = 0 l’azienda non ha mezzi propri e quindi si finanzia completamente con fonti esterne;
  • Compreso tra 0 e 0,33; l’azienda si finanza quasi completamente da fonti esterne;
  • Compreso tra 0,34 a 0,55; l’azienda si finanza in gran parte da fonti esterne;
  • Compreso tra 0,56 a 0,66: l’azienda si finanza in parte da fonti esterne e in parte con mezzi propri, in maniera equilibrata;
  • Compreso tra 0,67 e 1: l’azienda usa soprattutto mezzi propri;
  • =1: l’azienda usa solo ed esclusivamente mezzi propri.

3. Indici di redditività

Misurano in generale quando rende la gestione dell’attività. Si dividono in:

ROI (Return on investment) = {Reddito OperativoCapitale Investito operativo}, indica quanto rende la gestione caratteristica, ossia quanto ha reso ogni euro.

Esempio commento

Il risultato ottenuto si confronta con i, ossia il costo del denaro.

Se il risultato è

  • ROI > i, significa che l’investimento è stato profittevole, investire nell’azienda rende di più del costo del denaro, per cui è bene continuare a investire nell’azienda;
  • ROI = i, significa che l’investimento allo stesso modo del costo del denaro, per cui è bene continuare a investire in azienda ma si può valutare anche l’idea di spostare gli investimenti;
  • ROI < i, significa che l’azienda guadagna di più investendo in altri modi che tramite la gestione caratteristica, quindi sta andando male.

ROE (Return on equity) indica la redditività del capitale netto, ossia quanto utile si produce ogni euro investito dai soci.

ROE = {Utile nettoPN}

ROS (Return on sales) indica quanto quanto profitto/ricavi generano le vendite.

ROS = {Reddito OperativoFatturato}

ROA (Return on assets) è un “allargamento” del ROI perché nel reddito operativo include anche quelli non della gestione caratteristica e quindi di misura la redditività aziendale nel suo complesso e non considerando solo la gestione caratteristica.

ROA = {Reddito Operativo + Redditi derivanti da gestione non caratt. + redditi finanziari Totale attivo}

Leverage: è una percentuale che misura il grado di indebitamento dell’azienda.

Leverage: Finanziamenti totali/Finanziamenti propri (PN)

Come interpretare

Gli indici vanno interpretati caso per caso. Un indice negativo non significa necessariamente che le cose stiano andando male.

Ad esempio un ROI < i significa che l’azienda sta guadagnando di più con investimenti non caratteristici che nella gestione dell’azienda, ma questo non significa che il risultato d’esercizio sia per forza negativo: può essere che gli investimenti esterni abbiano reso così tanto da compensare la scarsità del risultato operativo.

Oppure può significare che i risultati da investimenti esterni sono così alti rispetto alla gestione caratteristica, semplicemente perché il tasso di interesse è stato altissimo, ma non perché la gestione caratteristica sia fallace. Magari l’azienda è andata bene, e gli investimenti lo sono andati ancora di più.

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