Non c’è nulla di peggio che scoprire che, dopo mesi o addirittura anni di onorato lavoro, il tuo datore di lavoro non ti ha pagato i contributi. Per caso, hai fatto un controllo e hai scoperto che ha omesso di versare quanto dovuto. A questo punto i possibili scenari e soluzioni sono molteplici.

In questa guida completa ti spiego cosa fare in caso di mancato versamento contributi, innanzitutto come verificare se il tuo datore di lavoro ha regolarmente pagato quanto dovuto, dunque come agire se trovi dei periodi scoperti.

Omissione

I contributi INPS sono importantissimi: grazie ad essi maturi il diritto alla pensione e non solo: maternità, malattia, sono tutte prestazioni che derivano dal pagamento dei contributi.

Maturare i contributi INPS non solo quindi ti permette di sperare nella pensione di vecchiaia, ma ti serve anche nel corso della stessa vita lavorativa. L’omissione dei contributi quindi, ti lascia scoperto sotto tutti questi aspetti.

Verifica versamento contributi Inps

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, diceva qualcuno. Sebbene tu nutra profonda stima verso il tuo datore di lavoro, è consigliabile sempre andare a fare una controllata sul versamento dei contributi. Potrebbe aver “dimenticato” di versarli. Controllare la tua situazione contributiva è molto semplice, puoi farlo:

  • Recandoti di persona presso la sede INPS. In sede, puoi chiedere a un funzionario di controllare il versamento dei tuoi contributi;
  • Tramite il sito ufficiale INPS. Dopo esserti loggato (con SPID, CIE o CNS), non devi far altro che andare nella sezione “estratto conto contributivo”, cliccare sul riquadro che appare e visionare i contributi che risultano versati a tuo nome.

Qui l’amara sorpresa: hai scoperto che il tuo datore di lavoro non ti ha pagato i contributi. Passiamo subito all’azione: ossia come recuperarli.

Cosa fare

Se i contributi mancanti si riferiscono:

  • A contributi che il datore di lavoro doveva versarti 5 o meno di 5 anni fa, allora puoi sporgere denuncia all’Inps, il quale attiverà la procedura di recupero dei contributi presso il tuo datore di lavoro. Se presenti denuncia entro i 5 anni dall’omesso versamento, la prescrizione passa a 10 anni.
  • A contributi che il datore di lavoro doveva versarti più di 5 anni fa, allora ormai sono prescritti, non sono recuperabili attraverso la semplice denuncia all’INPS.

Se sono passati più di cinque anni dall’omesso versamento, i contributi sono caduti in prescrizione. Significa che:

  • L’INPS non può intraprendere l’azione di recupero presso il tuo datore di lavoro;
  • Per quegli anni, risulti senza contributi, quindi quegli anni di lavoro non contano ai fini della pensione;
  • La tua pensione futura sarà più bassa, perché appunto non risultano versati X contributi.

Questo non significa che tu debba rassegnarti. Non sarebbe giusto: hai lavorato e hai il diritto di ricevere i contributi per quel periodo, a maggior ragione se si tratta di un periodo lungo. Hai ancora delle possibilità per recuperarli, ma è tutto più complicato. Puoi tentare due strade:

  • Intraprendere un’azione giudiziaria, ossia fare causa vera e propria al tuo datore di lavoro, chiedendo il versamento di quanto dovuto e il risarcimento dell’eventuale danno. Devi quindi presentare prove che dimostrano che in quel periodo hai lavorato e attendere i tempi della giustizia italiana, che purtroppo non spiccano per velocità;
  • Presentare domanda di riscatto. Ossia pagare tu i contributi mancanti. Una soluzione sicuramente non felice: perché dovresti pagare tu i contributi quando avrebbe dovuto pagarli il datore di lavoro? Ma purtroppo è l’ultima possibilità, se le altre non sono percorribili.

Chiaramente si tratta di una tua scelta, non è un obbligo riscattare i contributi mancanti. Se vuoi, puoi farlo. I costi però sono abbastanza alti. Chiedi informazioni alla sede INPS della tua zona, per conoscere a quanto ammonta l’importo che devi dare per riscattare i contributi mancanti.

Riscatto totale o parziale

Volendo, puoi riscattare solo una parte dei contributi mancanti. Per esempio, se il periodo di contributi omessi è di tre anni, ma a te ne bastano due per maturare il diritto alla pensione, puoi decidere di riscattarne solo due. Puoi dunque scegliere tra riscatto totale o parziale.

La richiesta di riscatto puoi presentarla in qualsiasi momento. Anche se sono passati cinque, dieci anni dall’omesso versamento da parte del tuo datore di lavoro. Puoi presentarla persino se sei già in pensione. Presentando la domanda di riscatto, l’INPS procede al conteggio dei contributi mancanti e del relativo costo che devi pagare.

Una volta pagato questo onere, quei contributi sono validi a tutti gli effetti, come se li avesse versati il datore di lavoro a suo tempo. Se sei già in pensione, la tua pensione aumenterà.

Ma possibile che tu debba arrivare a tanto, ossia dover pagare tu i contributi al posto del tuo datore di lavoro, il vero responsabile di questa situazione? La risposta è no! Infatti, l’INPS non dice che debba essere tu a versare l’onere di riscatto: può versarlo chiunque, quindi chi meglio del tuo datore di lavoro (o ex se non ci lavori più)? Il tuo datore di lavoro può versare l’onere: in questo modo rimedia al danno che ti ha causato. Ed è anche la cosa più giusta da fare: può farlo se lavori ancora con lui, se ormai il vostro rapporto lavorativo è chiuso e può farlo persino se sei già in pensione.

Per poter riscattare i contributi, è necessario che tu fossi iscritto all’INPS nel periodo in cui i contributi mancano. Quindi, supponiamo che tu abbia lavorato per tre anni, dal 2020 al 2023, ma ti mancano i contributi del 2022. Nel 2020, al momento dell’assunzione, il datore di lavoro ti aveva regolarmente iscritto all’INPS e non ti ha cancellato, neanche nel periodo in cui non ha versato i contributi. Generalmente su questo non ci sono problemi: è difficile non risultare iscritti nel periodo scoperto.

Se però quel periodo scoperto all’INPS, è coperto da altri enti contributivi, come ad esempio l’Inpdap, non puoi riscattarlo, perché appunto sei coperto da un altro ente.