Se sei in disoccupazione, dunque percepisci la NASPI, puoi aprire partita IVA senza perdere la NASPI. Proprio così: se stai percependo l’indennità di disoccupazione, nulla ti vieta di metterti in proprio, anzi, sarebbe auspicabile, praticamente creeresti il tuo posto di lavoro, in completa autonomia!

In questa guida completa su NASPI e partita IVA ti spiego cosa fare se intendi metterti in proprio, come non perdere la NASPI, qual è il limite reddito da non superare con la partita IVA, le comunicazioni da fare all’INPS soprattutto in merito al reddito presunto e poi a quello effettivo, come fare se intendi aprire una partita IVA in regime forfettario oppure una partita IVA agricola.

Apertura

Se apri la partita IVA e stai percependo la NASPI, hai diritto di mantenerla, ma solo se con la partita IVA non superi certi guadagni. Al superamento di determinati limiti reddituali, non hai più diritto alla NASPI. L’indennità di disoccupazione, ha infatti ha uno scopo ben preciso: quello di aiutarti in un momento di difficoltà, la perdita del lavoro e la mancanza di un reddito. Ma se con la tua attività riesci a ingranare, a questo punto la NASPI non ha più senso di esistere.

Bene, ora ti starai chiedendo qual è il limite previsto entro il quale non perdi la NASPI. Te lo dico subito: 4.800 euro annui. Se quindi superi 4.800 euro di reddito con la tua nuova attività, allora devi inviare una comunicazione all’INPS affinché interrompano l’erogazione della NASPI.

Una prima e obbligatoria comunicazione all’INPS devi inviarla già nel momento in cui apri partita IVA. Poi, se in un anno superi i 4.800 euro, allora devi inviare nuova comunicazione indicando appunto il superamento del limite. Ma se non lo superi, non devi comunicare nulla e, soprattutto, non perdi il diritto alla NASPI.

Riduzione

Se apri la partita IVA, come detto finora hai diritto alla NASPI, se il reddito da lavoro autonomo si mantiene entro i 4.800 euro annui. La NASPI però, seppur rimanendo attiva, viene ridotta. La riduzione è pari all’80% dei redditi previsti dalla data di inizio attività e la fine dell’anno (o la fine dell’indennità, se finisce prima dell’anno).

Esempio

Supponiamo che tu sia percettore di NASPI fino a novembre e che tu decida di aprire partita IVA prima di novembre, quindi mentre sei in NASPI. Supponiamo che tu la apra il 15 marzo. Presumi di guadagnare 3.000 euro per ora.

Continui quindi a percepire la NASPI, perché il tuo reddito presunto è di 3.000 euro (inferiore a 4.800), ma l’INPS riduce la tua NASPI (ossia quella che continui a percepire, fino a ottobre), dell’80% di 3.000 euro, quindi di 2.400 euro. Questi 2.400 euro non te li toglie tutti insieme, ma mese per mese, fino appunto alla scadenza della tua NASPI, prevista a novembre.

Comunicazione di inizio attività

Entro 30 giorni l’inizio dell’attività, devi inviare all’INPS apposita comunicazione, tramite modulo SR161. In questo modulo dichiari i tuoi dati e il fatto di aver aperto partita IVA. Devi inoltre dichiarare qual è il tuo reddito presunto.

Reddito presunto

E’ chiaro che puoi anche non essere ultra preciso: non sempre si sa perfettamente quali possono essere i guadagni. Devi scrivere quella che è più o meno l’idea, quanto pensi di guadagnare con la tua attività. In questo modo, l’INPS ti riduce la NASPI in base a quello che hai dichiarato.

Poi, se alla fine dell’anno risulta che con la tua attività hai guadagnato di più (e ben venga), allora devi restituire quanto ricevuto in più di NASPI. Se invece guadagni meno di quanto avevi previsto (purtroppo), allora l’INPS effettua il conguaglio della differenza che non hai percepito. Dunque non preoccuparti se non sei preciso al 100% nel fornire questo dato.

Per essere più precisi:

  1. Appena apri partita IVA, comunichi l’apertura all’INPS e dichiari quindi il reddito che presumi di fare;
  2. L’anno successivo, in fase di dichiarazione dei redditi, finalmente sai qual è stato il tuo guadagno da partita IVA, dunque l’INPS può fare il ricalcolo definitivo e vedere se se in debito o a credito con l’INPS, ossia se hai percepito più o meno NASPI di quanto effettivamente ti spetti, alla luce del reddito reale e definitivo.

Attenzione

Se non effettui la comunicazione di inizio attività, perdi il diritto alla NASPI! Appena l’INPS scopre l’inizio della tua attività, blocca subito la NASPI e ti chiede indietro quanto hai indebitamente percepito.

Limite reddito

Puoi aprire la partita IVA se presumi di avere un reddito non superiore a 4.800 euro annui. In tal caso devi comunicare all’INPS di avere intrapreso un’attività autonoma e quali pensi che saranno i tuoi ricavi annui.

Se rimani entro i 4.800 euro derivanti da partita IVA, la NASPI continua a spettarti, ridotta, ma ti spetta. Se superi i 4.800 euro annui con la tua attività, allora la NASPI non ti spetta.

Si tratta di un reddito presunto: tu non sai precisamente quanto guadagnerai con la tua partita IVA, puoi fare solo una presunzione. Poi l’anno successivo, grazie alla tua dichiarazione dei redditi, l’INPS fa il conguaglio in base al reddito reale che hai avuto con la tua attività.

Regime forfettario

Se sei in disoccupazione e hai intenzione di aprire partita IVA in regime forfettario, puoi farlo. Continui a percepire la NASPI purché il tuo reddito con partita IVA non superi i 4.800 euro annui. Lo stesso vale se hai già la partita forfettaria aperta ed entri in stato di disoccupazione: puoi chiedere la NASPI se il tuo reddito da partita IVA non supera i 4.800 euro annui. Vediamo i singoli casi:

1. Partita IVA forfettaria già aperta e entri in disoccupazione

Supponiamo che tu abbia già una partita IVA e hai anche un lavoro da dipendente. Quest’ultimo lavoro però, lo perdi. Puoi comunque chiedere la NASPI, purché il tuo reddito da partita IVA non superi i 4.800 euro.

1. Perdi il lavoro da dipendente e decidi di aprire partita IVA forfettaria

Hai un classico lavoro da dipendente, ma lo perdi. Inizi a percepire la NASPI. A un certo punto decidi di metterti in proprio. Puoi continuare a percepire la NASPI purché il tuo reddito da partita IVA non superi i 4.800 euro netti.

Per reddito si intende il reddito presunto, ossia quello che presumi di fare nell’anno.

Reddito presunto

Per essere precisi, in tutti casi, funziona così (come spiegato anche nei paragrafi precedenti):

  • Se dichiari un reddito presunto entro 4.800 euro, hai diritto di percepire la NASPI, seppur ridotta;
  • Se dichiari un reddito presunto maggiore di 4.800 euro, la NASPI la perdi.

Agricola

La NASPI è compatibile con l’attività agricola, purché il reddito da partita IVA agricola non superi i 4.800 euro annui. Occorre fare una precisazione: gli imprenditori agricoli individuali calcolano il reddito di impresa su base catastale (come previsto dall’art. 32 del TUIR).

Sulla base di ciò, il reddito derivante dalla partita IVA agricola va conteggiato in base al reddito agrario del terreno utilizzato dall’imprenditore agricolo, a meno che costui abbia optato per il calcolo dei redditi a costi/ricavi (messaggio INPS n. 3460/2018).