L’opzione donna è una possibilità concessa dall’INPS a tutte le lavoratrici, dipendenti del settore pubblico o privato, oppure lavoratrici autonome, che desiderano andare in pensione in anticipo rispetto alle regole ordinarie. Aderendo a questa opzione però, si hanno degli svantaggi sotto il punto di vista economico.

In questa guida completa sull’opzione donna ti spiego cos’è e come funziona, quali sono i requisiti previsti, per le dipendenti del settore pubblico, del privato e per le lavoratrici autonome, cosa dice la legge al riguardo, le proroghe, come funziona il calcolo contributivo ed infine come fare una simulazione per capire quanto si perdere aderendo all’opzione.

Cos’è e come funziona

Opzione donna, conosciuto anche come “regime sperimentale donna” è la possibilità di andare in pensione prima rispetto a quanto previsto dalle leggi ordinarie. A questa possibilità si somma però uno svantaggio: una decurtazione sulla pensione. Dunque, aderire all’opzione donna è un'”arma a doppio taglio” perché:

  1. Permette di andare in pensione prima, quindi poter godere finalmente delle giornate libere, di poter passare tempo con i nipoti e la famiglia, di dedicarsi agli hobby;
  2. La pensione subisce una riduzione.

Aderire all’opzione non è obbligatorio, ma facoltativo: ti conviene fare dei calcoli per capire se la possibilità di andare in pensione prima pareggia la perdita che hai sull’assegno. È chiaro che si tratta di un calcolo soggettivo: supponendo una perdita di 100 euro, per qualcuno potrebbe rappresentare un costo troppo alto a cui rinunciare, per altri invece una rinuncia su cui mettere subito una firma.

Requisiti

A chi spetta

Puoi aderire all’opzione donna solo se stai versando contributi INPS da data antecedente al 31 dicembre 1995. Se hai iniziato a lavorare dopo questo periodo quindi, non ne hai diritto.

I requisiti richiesti sono:

  1. Almeno 35 anni di contributi versati alla data del 31 dicembre 2015;
  2. Un’età di almeno 57 anni e 3 mesi se sei una lavoratrice dipendente; almeno 58 anni e 3 mesi se sei una lavoratrice autonoma.

Attenzione

Se decidi di aderire all’opzione donna, la tua pensione viene calcolata esclusivamente con il sistema contributivo!

Ecco una tabella di confronto tra eta pensionabile in regime ordinario e con l’opzione donna:

Lavoratrici pubbliche          Età pensionabile
Regole ordinarie41 anni e 10 mesi di contributi
oppure
66 anni e 7 mesi di età
Opzione donna35 anni di contributi e 57 anni e 7 mesi di età
Lavoratrici private              Età pensionabile
Regole ordinarie41 anni e 10 mesi di contributi
oppure
65 anni e 7 mesi di età
Opzione donna35 anni di contributi e 57 anni e 7 mesi di età
Lavoratrici autonome              Età pensionabile
Regole ordinarie66 anni e almeno 20 anni di contributi
Opzione donna35 anni di contributi e 58 anni e 7 mesi di età

Per andare in pensione è necessario che cessi il tuo lavoro da dipendente. Se invece sei imprenditrice o lavoratrice autonoma puoi ottenere la pensione e continuare a lavorare.

Legge

Nessuna proroga

La Legge di bilancio 2018 non ha prorogato l’opzione donna, per cui puoi aderire all’opzione solo se hai maturato i requisiti negli anni scorsi. Nello specifico:

  • Hai compiuto 57 anni e 7 mesi entro la fine del 2016 (se sei una lavoratrice dipendente, pubblica o privata); oppure hai compiuto 57 anni e 7 mesi entro la fine del 2016 (se sei una lavoratrice autonoma);
  • Hai maturato almeno 35 anni di contributi entro la fine del 2015.

Calcolo contributivo

Se decidi di aderire all’opzione donna, l’INPS calcolerà il tuo assegno pensione solo ed esclusivamente tramite il sistema contributivo e non quello misto. Il sistema misto prevede infatti che per una parte di calcolo, si consideri anche il sistema retributivo, che era molto conveniente.

Lo sanno bene coloro che, oggi anziani, sono andati in pensione esclusivamente con il sistema retributivo, ossia con un importo di pensione calcolato sugli ultimi stipendi percepiti. Alcuni ti racconteranno persino che le aziende, prima di mandare in pensione i propri dipendenti, concedevano loro un aumento di stipendio, proprio in virtù del fatto che l’INPS avrebbe calcolato la pensione sulle ultime buste paga. Oggi non è più così. La pensione viene calcolata solo sui contributi versati.

Chi ha iniziato a lavorare prima del 1995 però, ha ancora una speranza: la sua pensione viene calcolata un po’ con il sistema retributivo e un po’ con il sistema contributivo. Se decidi di aderire ad opzione donna perdi questa possibilità: l’INPS userà solo il sistema contributivo per calcolare la tua pensione.

Quanto si perde

Passando al lato pratico, ti stai sicuramente chiedendo quanto perderesti scegliendo l’opzione donna. Innanzitutto devi sapere che sul calcolo della pensione incidono queste variabili:

  1. La tua retribuzione attuale e l’aumento di retribuzione (in percentuale) che hai avuto nel corso degli anni;
  2. La data di pensionamento; più aspetti per andare in pensione e maggiore è l’importo dell’assegno.

Di solito, scegliendo l’opzione donna, si ha una perdita che va dal 20 al 30% dell’assegno. Una decurtazione non da poco.

Se vuoi fare un calcolo preciso ti consiglio di usare il simulatore INPS ufficiale: fai la simulazione con varie date di pensionamento e confronta gli importi degli assegni INPS spettanti. Per accedere al servizio occorre in PIN INPS ordinario.

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