Aprire un’impresa, una start up, un’attività come libero professionista in Italia, è un compito arduo: i maggiori deterrenti sono la tassazione alle stelle e le varie procedure burocratiche, che scoraggiano anche i più audaci. Ma non tutti sanno che anche in Italia c’è una grande opportunità e si chiama regime forfettario.

In questa guida completa sul regime forfettario ti spiego cos’è e come funziona, quali sono i requisiti di accesso alla luce dell’ultima riforma PD/M5S, il nuovo limite di reddito previsto dalla manovra del governo Conte, cosa succede in caso di superamento del limite, come calcolare le tasse dovute e le detrazioni spettanti, come usufruire dell’imposta al 5% in caso di start up, come aprire e quanto costa una posizione INPS, cosa fare se hai anche un lavoro dipendente e ti fornisco infine vari fac simile di fattura (anche in reverse charge).

Cos’è e come funziona

Cosa vuol dire

Il nuovo regime forfettario, nato con la legge 190 del 2014 e modificato con il governo Conte è un regime fiscale a cui puoi aderire se stai per aprire una partita IVA, come libero professionista oppure come impresa commerciale (ditta individuale). Se apri partita IVA infatti, puoi aprirla come professionista oppure come impresa commerciale.

La differenza è grosso modo questa: se apri un negozio allora sei un’azienda commerciale, se sei uno psicologo, un grafico, un architetto o un avvocato sei un libero professionista.

E ora torniamo al regime forfettario: è un regime fiscale molto vantaggioso per le start up, perché ti evita di pagare TUTTE le tasse:

  1. IRPEF e addizionali regionali e comunali;
  2. IVA;
  3. Ritenuta d’acconto (che di solito pagano i liberi professionisti);
  4. IRAP.

Al posto di tutte queste tasse, grazie al regime forfettario devi pagare all’Agenzia delle Entrate un’unico tributo: l’imposta sostitutiva, che è pari al 15% del fatturato. Un grande vantaggio, considerando che le aliquote IRPEF dallo scaglione più basso partono dal 23% fino ad arrivare, per i redditi più alti, al 43%.

Con il regime forfettario puoi essere tranquillo di pagare solo il 15%. Ciò significa essere sicuro di una tassazione non alienante, per sempre: non ci sono infatti limiti di età.

Differenze con i minimi

Il vecchio regime dei minimi, ormai sostituito appunto dal nuovo regime fiscale forfettario, prevedeva infatti delle soglie di età: potevi aprire una partita IVA in regime dei minimi solo entro i 35 anni e per un massimo di 5 anni.

Il regime forfettario attuale ha invece abbattuto questo limite: che tu abbia 20, 30, 40 o 50 anni, puoi sempre aderire al regime forfettario e non ci sono limiti temporali. Quindi volendo, la tua partita IVA può rimanere in regime forfettario per sempre e non solo per 5 anni.

Scarica il testo completo della Legge che ha introdotto il regime forfettario

Requisiti di accesso

Chi può accedere

Per accedere al regime forfettario non ci sono limiti di età, l’importante è non superare i 65.000 euro di ricavi annui e per ricavi annui si intendono quelli generati con la partita IVA e non altri redditi per esempio da lavoro dipendente o da altre rendite.

Se quindi per esempio hai un lavoro dipendente con cui guadagni 20.000 euro annui, questi 20.000 euro non rientrano nel calcolo dei 65.000. Per il limite devi considerare solo i redditi prodotti con la tua partita IVA e non altri eventuali che potresti avere.

Il regime forfettario attuale (ultima riforma targata M5S/PD) presenta questi limiti all’ingresso:

  • Costi per beni strumentali oltre 20.000 euro;
  • Costi per lavoratori dipendenti o collaboratori oltre 20.000 euro lordi;
  • Eventuali redditi da lavoro dipendente o a progetto o da pensione oltre 30.000 euro annui lordi.

Quindi, se per esempio hai anche un lavoro come dipendente con un reddito lordo di 35.000 euro annui, non puoi aprire partita IVA in regime forfettario.

Se hai già la partita IVA ed effettui spese per il personale oltre 20.000 euro, devi uscire dal regime forfettario.

Ricapitolando, ecco una tabella che indica i limiti di accesso al regime forfettario, decretati dalla Finanziaria “Conte bis”.

Limiti di accesso
Beni strumentaliSpese per il personaleEventuali redditi da dipendente
Max 20.000Max 20.000Max 30.000

Limite ricavi

L’importantissimo requisito per poter aderire al regime forfettario è il il limite del volume d’affari della tua attività: non devi superare i 65.000 euro di ricavi. In questo modo potrai beneficiare della tassazione al 15%. Mai entrata in vigore lo scaglione successivo voluto da Salvini, ossia da 65.000 a 100.000 euro, il governo “Conte bis” l’ha abrogato ancora prima che entrasse in vigore.

Ricapitolando: da 0 a 65.000 euro hai diritto a una tassazione forfettaria del 15%. Se superi i 65.000 euro devi abbandonare il forfettario ed entrare nel regime semplificato.

Questo limite unico di 65.000 euro è molto diverso dal passato, il nuovo regime infatti prevede un limite unico di ricavi, pari a 65.000. In passato invece, il limite dei ricavi dipendeva dal codice Ateco secondo questa tabella:

Tabella completa codici ATECO
Codice AtecoLimite reddito da non superare
(ricavi massimi consentiti)
Da 10.X a 11.X (Industrie alimentari)45.000 euro
45.X e da 46.2 a 46.9 (Commercianti all’ingrosso)
Da 47.1 a 47.7 e 47.9 (Commercianti al dettaglio)
50.000
47.81 (Commercianti ambulanti di alimenti)40.000
Da 47.82 a 47.8 (Commercianti ambulante di altri beni)30.000
 Da 41 a 43 e 68 (Edilizia e attività immobiliari)25.000
46.1 (Mediazione del commercio)25.000
Da 55 a 56 (Servizi turistici e ristorazione)50.000
 Da 64 a 66; da 69 a 75; da 85 a 88
(Attività professionali)
30.000
Da 01 a 03; 05, 09; da 12 a 13; da 35 a 39;
Da 49 a 53; da 58 a 63; da 77 a 82; 84;
Da 90 a 99 (Altre attività economiche)
30.000

Ora tutti questi limiti sono stati aboliti: c’è un solo limite ed è di 65.000 euro per tutti!

Durata

Non ci sono altri limiti relativi alla durata né all’età: puoi aderire al regime forfettario anche a 50 o 60 anni e per tutta la durata della tua attività, purché non superi i 65.000 euro.

Superamento limiti

Fuoriuscita dal regime

Se in corso d’anno superi il limite dei ricavi, puoi comunque continuare a usufruire di tutti i vantaggi del regime forfettario per l’anno in corso. Poi dal 1° gennaio dell’anno successivo, dovrai entrare nel regime semplificato. Il passaggio è automatico: non devi fare comunicazioni o variazioni di partita IVA all’Agenzia delle Entrate.

Esempio

A luglio 2020 superi 65.000 euro di ricavi. Puoi continuare a usufruire dei vantaggi del regime fino a dicembre 2020, quindi fatturare senza IVA, non applicare gli scaglioni IRPEF, non pagare le addizionali comunali: insomma, come se non avessi superato il limite. A partire dal 2021 invece, dovrai abbandonare il regime forfettario e quindi entrare in quello ordinario o semplificato.

Tassazione

Grazie al regime forfettario, che tu sia un libero professionista o un’impresa commerciale (ditta individuale), non sei tenuto a pagare IRPEF, ritenuta d’acconto, IRAP, sei anche esente IVA. L’unica tassa che devi pagare è del 15%, che tra l’altro non viene calcolata su tutti i ricavi, ma solo su un coefficiente, detto coefficiente di redditività. Il governo Conte non ha modificato i coefficienti di redditività, che quindi rimangono gli stessi.

Ogni codice Ateco ha un suo coefficiente di redditività. Per esempio, quello previsto per i professionisti è pari al 78%: significa che l’imposta del 15% va calcolata non sul 100% del fatturato, ma solo sul 78%.

Esempio

Se un informatico e hai fatturato 20.000 euro annui. Il 15% va calcolato su 15.600 euro (ossia il 78% di 20.000 euro), per cui le tasse dovute sono pari a 2.340 euro annui (il 15% di 15.600).

Ecco tutte le aliquote coefficienti di redditività previste per ogni codice Ateco:

Coefficienti di redditività per codici ATECO
Codice AtecoLimite redditoCoefficiente
(aliquote)
Da 10.X a 11.X (Industrie alimentari)45.000 euro40%
45.X e da 46.2 a 46.9 (Commercianti all’ingrosso)
Da 47.1 a 47.7 e 47.9 (Commercianti al dettaglio)
50.00040%
47.81 (Commercianti ambulanti di alimenti)40.00040%
Da 47.82 a 47.8 (Commercianti ambulante di altri beni)30.00054%
 Da 41 a 43 e 68 (Edilizia e attività immobiliari)25.00086%
46.1 (Mediazione del commercio)25.00062%
Da 55 a 56 (Servizi turistici e ristorazione)50.00040%
 Da 64 a 66; da 69 a 75; da 85 a 88
(Attività professionali)
30.00078%
Da 01 a 03; 05, 09; da 12 a 13; da 35 a 39;
Da 49 a 53; da 58 a 63; da 77 a 82; 84;
Da 90 a 99 (Altre attività economiche)
30.00067%

Esempio

Sempre con riferimento a questa tabella, facciamo un altro esempio: sei un agente o un rappresentante di commercio, il tuo codice Ateco è 46.1.X, quindi con coefficiente di redditività del 62%. Quest’anno hai fatturato 20.000 euro. Il 15% va calcolato su 12.400 euro (ossia il 62% di 20.000 euro), per cui le tasse dovute sono pari a 1.860 euro annui (il 15% di 12.400).

Conveniente vero? C’è un’altra cosa che non ti ho detto finora ed è un altro vantaggio: dai ricavi puoi detrarre anche i contributi INPS, in questo modo il tuo reddito imponibile si abbassa e quindi l’imposta sostitutiva dovuta è ancora inferiore. Prediamo l’esempio che abbiamo appena fatto.

Sei un agente o un rappresentante di commercio, il tuo codice Ateco è 46.1.X, quindi il coefficiente di redditività del 62%. Quest’anno hai fatturato 20.000 euro e hai pagato contributi INPS pari a 3.000 euro.

Per calcolare le tasse dovute, devi innanzitutto sottrarre i contributi INPS quindi hai un reddito imponibile pari a 17.000 euro (20.000 – 3.000). Di questi 17.000 calcoli il 62%, che è pari a 10.540 euro e su questi calcoli Il 15%, che è pari a 1.581 euro annui.

Aliquota al 5% per le start up

C’è un’altra bella notizia: se stai appena aprendo la tua partita IVA, l’imposta sostitutiva è pari non al 15%, al 5%! Questo significa che i calcoli fatti sopra sono sempre validi (coefficienti di redditività) ma alla fine, al posto di applicare una tassazione del 15%, pagherai all’Agenzia delle Entrate un’imposta pari al 5%.

Detrazioni

Da chi ha una partita IVA senti spesso dire che detrae tutta una serie di costi: spese di rappresentanza, costi di beni, costi del computer, costi del personale, IVA, qualsiasi cosa che sia inerente all’attività. Con il regime forfettario hai un unico svantaggio: non puoi detrarre un bel niente, se non i contributi INPS pagati.

L’imposta del 15% quindi, si applica a tutti i ricavi, a cui hai detratto solo i contributi INPS e ovviamente dopo aver calcolato il coefficiente di redditività, come ti ho appena spiegato sopra.

Lo so, non è una bella notizia, ma tieni presenta che comunque tu IVA non ne versi e quindi è chiaro che non puoi detrarre una cosa che non hai pagato. Poi comunque non paghi nessuna tassa se non l’imposta sostitutiva, che è comunque inferiore all’IRPEF. Per non parlare del coefficiente di redditività, che ti fa abbassare ancora di più il reddito imponibile.

Partita IVA

Quando apri una partita IVA, con qualsiasi regime (quindi che sia ordinario, semplificato o forfettario) devi fare, prima di ogni cosa, la seguente scelta: aprire come impresa commerciale oppure come libero professionista. È chiaro che non sempre è una scelta: se sei uno psicologo, un medico o un ingegnere, devi aprire come libero professionista e non come impresa commerciale.

La prima grande distinzione nell’apertura di una start up è questa: Impresa commerciale o libero professionista. La differenza sostanziale è una sola: i contributi previdenziali

INPS

Se apri la partita IVA come impresa commerciale, sei tenuto a pagare contributi INPS minimi fissi, se invece apri come libero professionista, sei tenuto a pagare solo in proporzione ai tuoi guadagni. La differenza non è da poco: per un’impresa commerciale i contributi INPS minimi sono pari a circa 3.500 euro annui e significa che devi pagarli anche se hai ricavi pari a zero.

Se invece apri la tua attività come libero professionista, paghi i contributi INPS in proporzione al tuo fatturato, l’aliquota INPS è pari al 25% del tuo fatturato e si calcola solo sui guadagni effettivi. Se quindi nell’anno guadagni solo 1.000 euro, paghi solo 250 euro di contributi INPS. Se non guadagni nulla non paghi nulla.

È quindi un aspetto molto importante da valutare e ti consiglio di farlo insieme al tuo commercialista, per capire se per la tua attività puoi aprire come libero professionista o come impresa commerciale.

Lavoro da dipendente

Se hai un lavoro da dipendente full time (quindi 40 ore settimanali) puoi chiedere l’esonero dai contributi INPS (indipendentemente che tu sia libero professionista o impresa commerciale). L’INPS permette ciò, perché tu hai già una contribuzione previdenziale (quella versata dal tuo datore di lavoro) e quindi non sei obbligato a versare i contributi anche come lavoratore autonomo.

Se lavori part time non hai questa possibilità.

Attenzione

Per non pagare i contributi INPS, è necessario che la tua attività da subordinato sia prevalente rispetto a quella da autonomo. Se lavori full time, è chiaro che il tuo lavoro da subordinato è prevalente. Se però i tuoi guadagni con partita IVA superano quelli da subordinato, ti consiglio un appuntamento con l’INPS, per verificare se nel tuo caso il principio di prevalenza è comunque rispettato.

Attenzione

Se sei un medico o un biologo o un avvocato, devi necessariamente far riferimento alla cassa previdenziale di appartenenza e non all’INPS.

Fattura

Le fatture che devi emettere in qualità di partita IVA a regime forfettario, sono di una semplicità assoluta: considera che deve essere senza IVA, senza ritenuta d’acconto. Solo se sei un libero professionista con cassa devi inserire la percentuale a carico del tuo cliente. Una cosa molto importante da inserire in fattura è la dicitura: siccome sei in regime forfettario, devi inserire un’apposita dicitura in fattura con il riferimento normativo.

Ecco di seguito tre fac simile esempi di fattura in regime forfettario

  1. Fattura verso clienti italiani;
  2. Fattura verso clienti italiani, per professionisti con cassa previdenziale specifica (medici, avvocati, psicologi, ecc.);
  3. Fattura verso clienti esteri della comunità europea. In questo caso devi fatturare in reverse charge – inversione contabile (ti spiego meglio cos’è nel prossimo paragrafo) che significa senza IVA. Tu già fatturi senza IVA essendo in regime forfettario, per cui l’unica cosa che devi inserire in fattura è il riferimento al reverse charge. Trovi anche la versione della fattura in inglese,

Se la fattura supera i 77,47 euro devi inserire l’imposta di bollo pari a 2 euro (puoi comprare la marca da bollo da 2 euro in tabaccheria e poi applicarla sulla fattura). Se l’importo è minore non serve nessuna marca da bollo.

Scarica subito la fattura fac simile compilabile EXCEL,

Scarica subito la fattura libero professionista con cassa fac simile compilabile EXCEL.

Scarica subito la fattura in inglese da consegnare al cliente – fac simile compilabile EXCEL.

Scarica subito la fattura fac simile compilabile EXCEL.

Scarica subito la fattura libero professionista con cassa in inglese da consegnare al cliente.

Ritenuta d’acconto

Essendo tu una partita IVA in regime forfettario non sei tenuto a pagare la ritenuta d’acconto:

  • Sulle tue fatture emesse; ma devi indicare in fattura l’apposita dicitura di esenzione;
  • In qualità di sostituto di imposta (per chi ti consegna ricevute o fatture con ritenuta d’acconto). Devi solo indicare nella specifica sezione della dichiarazione dei redditi i codici fiscali e le somme pagate ai collaboratori.

Reverse charge

Vendite

Se vendi all’estero, in un Paese della Comunità Europea, devi emettere le fatture in reverse charge: significa che la tua fattura deve essere senza IVA. Questo non è un problema per te, visto che già le emetti senza IVA, è quindi più un grattacapo di chi lavora in regime IVA ordinario.

Nelle tue fatture quindi, devi solo indicare la dicitura che operi in “reverse charge” in modo che il tuo cliente lo sappia e sappia regolarsi di conseguenza nel suo Paese. Sopra puoi scaricare un fac simile fattura in reverse charge da consegnare al cliente.

Acquisti

Se invece acquisti dall’UE, il tuo fornitore ti rilascia una fattura indicando che sta operando in reverse charge: a questo punto tu devi integrare la fattura con l’aliquota IVA prevista in Italia e versare all’Agenzia delle Entrate secondo le varie scadenze previste.

Fattura elettronica

Se hai una partita IVA in regime forfettario, non sei obbligato a inviare ai tuoi clienti la fattura elettronica: puoi continuare a inviarla in pdf oppure consegnarla nel più classico formato cartaceo. Però devi fare attenzione a un aspetto: i tuoi fornitori, se non sono in regime forfettario, ti invieranno le fatture elettroniche, quindi tu devi dare loro un indirizzo dove riceverle.

Puoi ricevere fatture elettroniche, a tua scelta, presso:

  • PEC;
  • Codice univoco destinatario.

Se ricevi poche fatture, va benissimo la PEC: la comunichi ai tuoi fornitori e finisce lì. Se ne ricevi molte allora probabilmente è meglio il codice univoco. In questa guida completa sul codice univoco destinatario ti spiego cos’è e come ottenerne uno.

Il governo Conte Bis ha introdotto questa novità: anche se per te non è obbligatorio fattura con il sistema elettronico, se vi aderisci spontaneamente i termini di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate, per te, si riducono di un anno. Quindo l’Agenzia ha tempo solo quattro anni per inviarti un accertamento e non cinque.