Tassi negativi

In questi giorni hai sentito parlare di tassi di interesse negativi e c’è qualcosa che non ti torna. Non sei l’unico! In effetti ci troviamo di fronte a una situazione piuttosto particolare, ma non così tanto, perché scoprirai che alcuni paesi europei li attuano già in alcuni ambiti.

In questa guida completa sui tassi negativi ti spiego cosa sono, che senso hanno, da quando sono in vigore, cosa significa tassi negativi sul conto corrente, sul deposito, sui mutui, sui titoli di stato e quali sono i vantaggi all’interno dello scenario economico, se ce ne sono.

Cosa sono

Il tasso di interesse è un guadagno per la persona che deposita del denaro. Finora i tassi di interesse sono stati positivi, ciò significa che se per esempio depositavi 10.000 euro al tasso dell’1%, a fine anno avevi diritto a 100 euro in più, quindi avevi in tutto 10.100 euro (10.000 di deposito + 100 di interessi).

Significato: cosa vuol dire

Il tasso di interesse positivo rappresenta il prezzo che la banca è disposta a pagarti per avere il tuo denaro in deposito. Se il tasso diventa negativo, significa che per far tenere i soldi dalla banca, devi essere tu a pagare! Nello stesso esempio precedente, supponiamo che depositi 10.000 euro con tasso negativo dell’1%. A fine anno te ne troverai 10.900.

Perché sono negativi

In economia, la riduzione dei tassi fino a farli diventare negativi, rappresenta una politica monetaria espansiva. Ossia una politica per migliorare l’economia di un paese. E qui probabilmente ti stai chiedendo come un tasso negativo possa essere positivo per l’economia. In effetti è una mossa molto particolare, ma ti spiego subito il ragionamento che c’è dietro. Che poi sia valido e sempre efficace è un altro paio di maniche.

I tassi di interesse negativi, in teoria non sono così “cattivi”, hanno lo scopo di:

  1. Stimolare gli investimenti;
  2. Fermare la deflazione (ossia la riduzione dei prezzi).

Stimolare gli investimenti

I risparmiatori e le imprese che hanno denaro, hanno due scelte:

  1. Risparmiare, quindi depositare il denaro in banca;
  2. Investire, dunque aiutare l’economia del paese.

Se tutti depositano il proprio denaro in banca, significa che il denaro rimane “parcheggiato” in banca, non circola e non si genera nessun beneficio per l’economia, se non per la banca stessa che si arricchisce. Al contrario, gli investimenti generano lavoro, produzione. Se le banche offrono un tasso di interesse elevato, allora i soggetti sono più propensi a lasciarli in banca: a che serve investirli se tanto c’è la banca che mi paga un interesse!

Se quindi si vogliono stimolare gli investimenti, una delle possibilità è quella di rendere i tassi di interesse negativi: tenere denaro in banca non sarà più conveniente come una volta e chi ha del denaro sarà incentivato a investire per farli fruttare, visto che parcheggiarli in banca non conviene più.

Politica deflazionistica

Non solo: i tassi di interesse rappresentano una mossa di politica monetaria per combattere la deflazione, ossia la riduzione dei prezzi. Ma come, mi dirai tu: la riduzione dei prezzi è una cosa positiva, finalmente i prezzi dei beni si abbassano! Purtroppo non è così: può sembrarti positivo a primo impatto, ma pensa alle imprese che sono costrette ad abbassare i prezzi.

I consumatori, nella speranza che i prezzi scendano ancora, rimandano i propri acquisiti: per farti un esempio, pensa ai prezzi delle case che scendono. Chissà quante volte hai sentito dire: “I prezzi stanno scendendo, aspettiamo a comprare casa quando saranno diminuiti ancora!”.

Quindi => Prezzi bassi => speranza che i prezzi scendano ancora => gente che compra meno.

Ciò porta le imprese a ridurre ancor di più i prezzi pur di vendere, alimentando la cosiddetta spirale deflazionistica, ossia la riduzione continua dei prezzi. E se le imprese abbassano i prezzi, significa che guadagnano di meno e se guadagno di meno devono licenziare. Se devono licenziare allora c’è meno lavoro per tutti, meno denaro in circolazione, meno consumi. Altra mazzata per l’economia.

E cosa c’entrano i tassi di interesse negativi con tutto questo? Sempre per il motivo che ti ho spiegato: se la banca riduce i tassi di interesse, addirittura facendoli diventare negativi, risparmiatori e imprese che hanno denaro sono portati a non lasciarli in deposito, perché non conviene, ma a investirli. Questo dovrebbe aumentare la moneta in circolazione (che quindi non rimane parcheggiata nelle banche), quindi gli investimenti e quindi i prezzi.

Lo scopo dei tassi negativi quindi, sembrerebbe positivo: è quello di aiutare la ripresa dell’economia di un Paese. Purtroppo però non è così automatica la ripresa: i fattori che intervengono sono tanti e non è detto che i tassi di interesse negativi portino sempre i frutti sperati.

Non analizzeremo questi numerosi fattori per non dilungarci troppo, l’importante è che tu abbia compreso qual è la motivazione dietro ai tassi di interesse negativi. Ora passiamo alla questione più importante: l’impatto che il tasso negativo ha o potrebbe avere nell’immediato, nella vita di tutti i giorni.

Da quando

In Svizzera, Danimarca e in alcune zone della Germania, alcune banche applicano già il tasso negativo sui conti correnti. Per quanto riguarda l’Italia, Unicredit applica tassi negativi a partire dal 2020. Si tratta di tassi negativi che toccano i risparmiatori con somme più importanti: il tasso infatti diventa negativo solo per i conti oltre 100 mila euro, quindi piccoli risparmiatori per ora non ne subiscono le conseguenze. Ma il passo potrebbe essere breve…

C’è poi da dire che l’applicazione di tassi negativi potrebbe avere un effetto negativo per la banca stessa: spingere i medi e grandi risparmiatori a “fuggire” altrove, presso altre banche.

Sul conto corrente

Unicredit applica i tassi di interesse negativi in Italia a partire dal 2020. Quindi chi vuole depositare i propri risparmi presso questa banca, non solo non intasca alcun guadagno, ma deve anche pagare. I tassi sono negativi solo per chi deposita più di 100 mila euro.

In Europa la situazione è la seguente:

  • In Germania, la banca Volksbank applica un tasso pari a -0,5% sui conti correnti oltre 100mila euro;
  • In Svizzera UBS applica un tasso pari a -0,75% sui conti correnti oltre 2 milioni di euro;
  • In Danimarca Jyske Bank e Sydbank applicano un tasso pari a -0,75% sui conti correnti oltre 2 milioni di euro.

Sul deposito

Applicare un tasso negativo sul deposito significa che se oggi depositi 1.000 euro, fra un anno ne avrai di meno. In pratica se fino a qualche tempo fa si guadagnava anche qualcosa a investire in depositi vincolati e non, oggi non solo non si guadagna più nulla (o quasi) ma si rischia anche di perderci.

Unicredit, che è la prima banca in Italia ad aver attuato i tassi negativi a partire dal 2020, ci tiene a informare la propria clientela che presso le proprie filiali sono disponibili prodotti alternativi ai depositi come ad esempio investimenti in fondi comuni.

Ma si tratta comunque di strumenti molto diversi da un depositi: un investimento è una cosa, un deposito è un’altra cosa, quest’ultimo è per chi ama la sicurezza e non è assolutamente interessato a investire e neanche a perdere, a causa dei tassi negativi. Ecco perché le soluzioni di investimento in fondi comuni, forse non sono così tanto alternative e forse la clientela preferirà migrare altrove.

Mutui

In Europa c’è poi un caso singolare: quello della banca Jyske Bank (Danimarca): si è addirittura spinta ad applicare tassi negativi ai mutui. Questo significa che, se chiedi per esempio un mutuo da 100.000 euro, col tempo non ne devi restituire 120.000 o 110.000 euro e neanche 100.000 ossia l’importo esatto avuto in prestito.

Praticamente, con un tasso di interesse negativo sui mutui, se per esempio ottieni 100.000 euro di mutuo, poi non devi restituirne 100.000, ma di meno, per esempio 95.000. Sembrerebbe un paradosso, ma come appena detto è già una realtà in Danimarca.

Titoli di Stato

I tassi negativi sui titoli di stato non sono un bella notizia se ci hai investito. Di solito il tasso di interesse rappresenta, insieme ad altri fattori, la sicurezza di uno Stato. Se il tasso di interesse offerto è molto alto, significa che si tratta di un titolo di stato rischioso. Se è molto basso, significa che lo stato è abbastanza solido.

Tassi negativi significa che lo stato è solito, i titoli sono sicuri, ma c’è talmente tanta richiesta di questi titoli che supera l’offerta, al punto che lo stato può persino abbassare i tassi fino a renderli negativi e venderli comunque, talmente è alta la richiesta. Tassi negativi dei titoli significa che quello stato è molto solito da essere quasi impossibile un rischio di default. Ma significa anche che i cittadini preferiscono investire in quei titoli piuttosto che in altri, forse perché questi altri non sono poi così affidabili.

Esempio

Finora un titolo di stato pagava supponiamo una cedola dell’1% all’anno. Se il tasso scende a -0,5% significa che non solo non ci guadagni nulla, ma ci perdi anche lo 0,5 su quell’investimento. Per esempio, con i tassi positivi, su 1.000 euro poi te ne ritornavano 1.100, con un guadagno di 100. Con i tassi negativi te ne tornano 990, con una perdita di 10 euro.

I tassi negativi sui titoli di stato non sono un’invenzione, sono un realtà già in Svizzera, Germania, Olanda e Francia.