Un whistleblower, è un informatore, un segnalatore che mette in luce delle attività illecite che avvengono all’interno di una società privata oppure di un ente pubblico. In ambito fiscale rappresenta un soggetto che denuncia le attività di elusione fiscale, ossia un comportamento (differente dall’evasione) diretto ad aggirare il fisco utilizzando espedienti formalmente del tutto legali.

In questa guida completa sulla tax whistleblowing ti spiego cos’è e come funziona, cosa significa, qual è la definizione sia in ambito lavorativo (PA e soggetti privati) che in ambito fiscale, come denunciare un comportamento illecito, per quali reati, cosa sancisce la normativa in merito, infine la procedura di segnalazione dell’illecito alla ANAC o alle autorità.

Cos’è e come funziona

Whistleblowing in inglese, letteralmente sta per “fischio che soffia”, il che forse non ti dice nulla. Ma se ti diciamo “soffiata” allora forse nella tua mente qualcosa inizia a essere più chiaro. La soffiata, il whistleblowing, è quando una persona segnala un comportamento sbagliato di un altro soggetto. Tipico esempio, potrebbe essere quello di un lavoratore che rivela al proprio capo il furto commesso da un collega.

Significato

In questa guida parleremo di due tipologie di whistleblowing: quello lavorativo (con riferimento soprattutto agli enti statali) e quello fiscale (tax whistleblowing).

Il tax whistleblowing è una “soffiata”, una segnalazione fatta alle autorità su attività o comportamenti di un soggetto volti a eludere le tasse. A partire dal 1° luglio 2020, la direttiva DAC6/UE, impone a tutti gli intermediari fiscali (commercialisti, consulenti, ragioneri) di fare questa “soffiata”: tutti gli intermediari hanno l’obbligo di informare le autorità fiscali di sospetti comportamenti internazionali di cui vengono a conoscenza. Si tratta quindi di un carico di responsabilità non da poco per gli intermediari.

Normativa

La Direttiva DAC6, conosciuta anche come “Mandatory Disclosure” oppure “Direttiva sugli intermediari fiscali” prevede, a carico degli intermediari, l’obbligo di segnalare alle autorità fiscali locali le operazioni internazionali sospette (operazioni di pianificazione fiscale aggressiva) volte a eludere il fisco, di cui vengono a conoscenza. L’intermediario deve effettuare la segnalazione all’Agenzia delle Entrate, la quale poi si occupa dello scambio di informazioni con i Paesi esteri.

Cosa significa pianificazione fiscale aggressiva

Sono comportamenti e operazioni di un’impresa, volte a spostare reddito imponibile tra due stati, perché nello stato in cui l’impresa ha origine le tasse sono alte e quindi cerca un modo per spostare il reddito in un altro stato, dove la tassazione è più bassa. Di solito lo fa attraverso altre società, dette veicolo.

Si tratta di comportamenti così ben giostrati e calcolati, che non violano nessuna norma fiscale, ma di fatto consentono una riduzione o addirittura annullamento delle tasse da pagare. Siccome non violano alcuna norma, non si può accusare di evasione fiscale l’impresa che li mette in atto, perché l’evasione nasce appunto nel momento in cui viola una norma fiscale.

Con la pianificazione fiscale aggressiva, l’impresa non viola nessuna di queste leggi, ma di fatto ottiene un beneficio sulle tasse, grazie alle differenze fiscali dei vari paesi.

Non di rado, sono proprio grandi studi di consulenza fiscale che elaborano progetti di pianificazione fiscale aggressiva, con lo scopo di ottenere uno grande sgravio fiscale o addirittura la non tassazione (tasse non pagate in alcuno stato).

Facciamo un esempio concreto per capire cos’è la pianificazione fiscale aggressiva, molto semplice giusto per dare un’idea: la società A si trova nel Paese A, e trasferisce parte del suo reddito all’impresa B, che si trova nel Paese B.

La società A quindi, avendo trasferito reddito a B, può dedurre quell’importo dal suo reddito imponibile, visto che è un costo. L’impresa B, che si trova in un Paese a bassissima tassazione o nulla, non pagherà tasse sul reddito ricevuto. Quindi l’impresa A ha evitato la tassazione del suo paese, spostando il suo reddito altrove.

Questo è un esempio molto semplice, giusto per farti capire più o meno cosa significa pianificazione fiscale aggressiva, ma ti assicuro che ci sono agenzie di consulenza fiscale che studiano per giorni e settimane dei complicati meccanismi di vera e propria ingegneria fiscale al fine di raggiungere dei vantaggi per i propri clienti.

L’ottimizzazione fiscale aggressiva, come sicuramente hai capito, sfrutta l’assenza di coordinamento tra le norme fiscali delle varie nazioni: ogni nazione ha una tassazione diversa e non essendoci dialoghi tra le due, spesso non si può sapere cosa succede nell’uno o nell’altro paese.

Conseguenze

La pianificazione aggressiva, da un lato rappresenta un vantaggio per chi la mette in atto, ma dall’altro ha numerosi svantaggi:

  1. Ingenti mancanze di denaro per gli stati, dovute alla sottrazione di imposte;
  2. Le piccole e medie imprese che non hanno la possibilità di avvalersi di grandi studi di consulenza, né tanto meno di spostarsi in altre nazioni, fanno più fatica ad andare avanti rispetto alle grandi multinazionali che attuano pianificazione aggressiva.

L’Unione europea, con la tax whistleblowing, conferma l’esigenza di contrastare questo tipo di pratiche attraverso un’azione coordinata tra gli stati membri dell’UE.

Quali reati

Per quanto riguarda la questione fiscale, quindi il tax whistleblowing, c’è ancora molto da fare perché si tratta di una direttiva europea non ancora recepita da tutti gli stati europei (Italia compresa). Quindi ancora non esistono regole ben precise per l’applicazione del tax wistleblowing.

Per quanto riguarda il wistleblowing sul luogo di lavoro, invece, in Italia vige già una specifica normativa a partire dal 2017.

Di cosa si tratta. Il whilstblowing sul luogo di lavoro è la segnalazione, da parte di un dipendente della Pubblica Amministrazione o di un’impresa privata, di un comportamento illecito di un altro dipendente. La norma che disciplina il whistleblowing sul luogo di lavoro è la Legge n. 179/2017.

ANAC

L’ANAC, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione, è l’ente preposto al controllo dell’operato degli enti publbici e delle imprese che realizzano opere in favore dello stato (per esempio tramite appalti.

Whistleblowing PA

All’ANAC puoi segnalare i seguenti fatti a cui assistito durante il lavoro:

  • Appalti illegittimi, assegnati senza criterio;
  • Concorsi illegittimi;
  • Incarichi e nomine illegittime;
  • Gestione poco consona delle risorse economiche;
  • Corruzione;
  • Abuso di potere;
  • Non attuazione della disciplina anticorruzione;
  • Applicazione di misure penalizzanti nei tuoi confronti dopo aver segnalato.

Come segnalare

Puoi segnalare comportamenti illeciti e legati alla corruzione, attraverso il servizio web dell’ANAC. sempre a questa pagina, l’ANAC ti spiega anche come fare la segnalazione attraverso la rete TOR, se ciò ti rende più sicuro (TOR è una rete che garantisce il tuo completo anonimato a livello di tracce informatiche).

In alternativa puoi anche denunciare i fatti presso le forze dell’ordine oppure le autorità fiscali, a seconda dei casi.

Una volta inserita la segnalazione, il sito di rilascia un codice relativo. In ogni momento puoi loggarti al sito e verificare a che punto è la lavorazione della tua segnalazione.

Tutela e protezione a favore del segnalante

Aziende pubbliche. La Legge n.179/2017, protegge il soggetto che, nell’ambito di una Pubblica Amministrazione in cui lavora, ha fatto segnalazioni di corruzione. Se ritieni di aver subito punizioni, ingiustizie, demansionamenti, licenziamento, per il solo fatto di aver segnalato, puoi comunicarlo subito all’ANAC (attraverso questo form) oppure rivolgerti ai sindacati. L’ente dovrà dimostrare di aver applicato degli interventi disciplinari per ragioni estranee alla segnalazione.

Aziende private. La legge protegge anche il dipendente di impresa privata che effettua alle autorità delle segnalazioni di illeciti. Se un’azienda, punsce, sanziona o licenzia un dipendente solo per il fatto di aver segnalato, il dipendente può denunciare l’accaduto presso l’ispettorato del lavoro.

Attenzione

La legge punisce le segnalazioni non fondate, Perché c’è anche l’altra parte della medaglia: bisogna evitare segnalazioni fasulle al solo scopo di vendette personali.

Ricapitolando, la legge sul whistleblowing sul lavoro sancisce che:

  1. Chi segnala non può subire demansionamenti, punizioni o licenziamento a causa della sua segnalazione. Se il denunciante subisce uno di questi trattamenti, può rivolgersi subito all’ANAC (dipendenti pubblici) o all’Ispettorato del Lavoro (dipendentiprivati) o ai sindacati per la tutela dei suoi diritti;
  2. La segnalazione deve essere veritiera. E’ vero che tutti hanno l’obbligo/diritto di segnalare comportamenti illeciti, ma questo deve corrispondere alla verità. Chi segnala senza prove può essere denunciato per calunnia e diffamazione.

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