E’ finalmente ufficiale: dopo voci e rumors che si rincorrevano, il ministro dell’istruzione Stefania Giannini ha annunciato l’abolizione del test di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia. Il test é stato abolito a cominciare dall’anno accademico 2015/2016 (per il 2014/15 rimangono ancora i test purtroppo!), per cui, la facoltà di medicina non sarà più a numero chiuso: chiunque potrà immatricolarsi al primo anno.

Questo però, non significa che chiunque potrà proseguire gli studi: il nuovo metodo infatti, mira a essere più meritocratico ed efficiente rispetto ad un numero chiuso “concepito e applicato male”, dove occorre mettere crocette su domande che a volte “non valutano le competenze di coloro che vogliono diventare medici”. Vediamo quindi come funziona la nuova selezione”.

Università

La nuova selezione é ispirata al modello francese: in pratica, dopo un anno (o un biennio), verrà valutata la carriera dei singoli studenti e da lì uno “sbarramento” più selettivo e basato sulle reali capacità dimostrate dagli studenti. I migliori potranno continuare a studiare medicina, senza più essere sottoposti a ulteriori prove o selezioni. Agli altri, che non hanno fatto un numero di esami sufficienti e/o hanno avuto voti più bassi, non verrà consentito di proseguire.

Ogni singolo ateneo, dovrà seguire le linee guida ministeriali, ma godrà di una certa autonomia nello stabilire le “regole di sbarramento”, per cui,gli studenti che intendono iscriversi al primo anno di Medicina, devono informarsi presso le sedi o i siti internet delle singole facoltà. Le nuove regole valgono sia per la facoltà di Medicina e Chirurgia, sia per le lauree triennali, come infermieristica, Fisioterapista, tecnico di laboratorio, etc.

il nuovo metodo, da una parte, ha fatto esultare le associazioni degli studenti e soprattutto coloro che già programmavano di andare a studiare medicina in Albania o Romania in caso di mancato superamento del test. Dall’altra parte invece, si schierano coloro che vedono in questo percorso di innovazione un rischio sovraffollamento.