La patria potestà, che nell’ordinamento giuridico italiano prende il nome di responsabilità genitoriale, è il diritto/dovere dei genitori (non solo del padre quindi) di educare e mantenere i figli, per crescerli in modo decoroso e in linea con le proprie esigenze e attitudini.

In questa guida completa ti spiego in quali casi si può togliere la patria potestà, al padre, alla madre o a entrambi i genitori, cosa comporta, le conseguenze, quali sono le motivazione che inducono il tribunale a prendere questo provvedimento, quando è definitivo o temporaneo, cosa succede in caso di figlio maggiorenne, infine quali sono tempi e costi.

Cos’è

La patria podestà o responsabilità genitoriale, è il diritto-dovere dei genitori di occuparsi dei figli, della loro educazione e mantenimento, considerando le loro capacità e attitudini (art. 316 c.c.).

Obblighi di chi possiede la patria podestà

  • Mantenere i figli sotto il profilo economico affinché abbiano una vita decorosa;
  • Assicurar loro un’istruzione in linea con le proprie attitudini;
  • Assicurar loro un domicilio stabile;
  • Rappresentare i figli dinanzi alla legge.

La patria potestà è automatica: il genitore la assume nel momento stesso in cui diventa tale, nel momento in cui riconosce il figlio. Ci sono dei casi però, in cui il padre o la madre, o entrambi, possono perdere la patria podestà: avviene quando un genitore viene meno ai suoi obblighi oppure compie azioni che possono pregiudicare la vita dei figli.

La perdita della patria podestà non è automatica, ma la decreta un giudice.

Motivazioni per cui il giudice può revocare la patria podestà:

  • Abbandono;
  • Trascuratezza,
  • Maltrattamenti, verbali o fisici;
  • Violenza, verbale o fisica;
  • Condotta riprovevole che possa inficiare la vita della prole;
  • Mancata istruzione;
  • Mancato mantenimento;
  • Abuso dei propri poteri;
  • Mancata attenzione a interessi, qualità e attitudini dei figli.

Il giudice può predisporre una perdita della patria podestà, temporanea o definitiva. A questo punto la patria podestà passa a un tutore nominato dal tribunale, il quale fa le veci dei genitori: si occupa di educazione e mantenimento del minore.

Al padre

Se il padre non cura il figlio, non se ne interessa, o sparisce, oppure commette uno dei comportamenti esposti nel paragrafo precedente, la madre può chiedere l’affido esclusivo del figlio.

L’affido esclusivo non comporta la perdita della patria potestà: il padre ha sempre il diritto/dovere di mantenimento e il diritto di visita, ma secondo modalità, tempi e luoghi stabiliti dal giudice (art. 337-Quater c.c.). Per esempio può disporre che le visite avvengano solo in presenza della madre o di assistenti sociali.

Se invece i comportamenti del padre sono talmente gravi, come indicato nel paragrafo precedente, la madre può presentare ricorso presso il Tribunale per i Minorenni, per ottenere la decadenza della patria potestà del padre. Il ricorso, oltre alla madre, può presentarlo anche il Pubblico Ministero oppure i parenti.

Alla madre

Così come per il padre, anche alla madre il giudice può revocare, temporaneamente o definitivamente, la patria potestà. La revoca è definitiva quando il comportamento della madre è ritenuto irrecuperabile e/o le motivazioni sono talmente gravi da indurre il giudice alla revoca definitiva.

La perdita della potestà dunque, rappresenta un provvedimento giudiziale adottato in casi gravi, per proteggere i figli da comportamenti pregiudizievoli per la loro vita, quando la madre o il padre risultano incapaci di dar loro le giuste cure e attenzioni.

Figlio maggiorenne

La patria potestà è un diritto-dovere del genitore di figlio minorenne. Dunque, nel momento in cui il ragazzo diventa maggiorenne, la patria potestà si esaurisce automaticamente.

Il ragazzo, divenuto maggiorenne, acquisisce totale capacità di agire, dunque diventa responsabile delle sue azioni. Anche in caso di cause giudiziali, per esempio, non ci saranno più i genitori a rappresentarlo, ma sarà responsabile di se stesso.

La cessazione della patria potestà, non significa che a 18 anni i genitori non debbano prendersi più cura del figlio: il genitore ha diritto/dovere di prendersene cura finché diventa autonomo, moralmente ed economicamente.

Tempi e costi

In presenza delle motivazioni sopra esposte, l’altro genitore o i parenti, possono presentare ricorso presso il Tribunale dei minori, per chiedere la revoca della patria potestà al padre, alla madre, o a entrambi i genitori.

I tempi dipendono dal Tribunale, dal carico di lavoro che ha e anche dalla complessità del caso. Per quanto riguarda i costi, tra spese legali, marche e contributo unificato, il costo si aggira attorno ai 1.000 euro.

Conseguenze

Se un genitore (o entrambi) perde la patria potestà, non può più:

  • Rappresentare il figlio dinanzi alla legge;
  • Fare scelte in merito alla sua istruzione;
  • Vedere il figlio, questo però solo in casi di estrema gravità.

La perdita della patria potestà può essere temporanea o definitiva. Se vengono meno le motivazioni per cui il giudice l’ha revocata, può rivolgersi al giudice per ottenere il reintegro (art. 332 c.c.). In tal caso il giudice, constatata effettivamente l’assenza di motivazioni per la perdita della patria potestà, decreta il reintegro della stessa per il genitore.