Vendere allo scoperto significa vendere qualcosa che effettivamente non hai, che non è di tua proprietà. È un metodo per guadagnare, per speculare sulle differenze di quotazione, perché speri che un domani i prezzi scendano e potrai comprare a un costo inferiore. Ma andiamo con calma e spieghiamo tutto passo per passo, dal significato di vendita allo scoperto, con esempi concreti e numerici, fino a capire quali sono i vantaggi e i rischi di questa tipologia di operazione.

In questa guida completa sulla vendita allo scoperto ti spiego cos’è e come funziona, come vendere allo scoperto azioni in Borsa, titoli di stato, obbligazioni, perché e dove vige il divieto di vendita allo scoperto e come funziona per il mercato degli immobili.

Cos’è e come funziona

Nella guida di oggi ti spiego cos’è una vendita allo scoperto e soprattutto perché attuarla, a quale scopo. Ti dico subito che lo scenario in cui avviene la vendita allo scoperto è il mercato finanziario, la Borsa, ossia il luogo dove si scambiano titoli di stato, azioni e altri strumenti finanziari.

Cosa significa e definizione

La vendita allo scoperto, conosciuta anche come short selling, è una tecnica che consiste nel vendere qualcosa (per esempio titoli di stato o azioni) che non possiedi. Come fai a vedere qualcosa che non possiedi? Semplice: te lo fai prestare. E chi è che può prestarti i titoli? Anche questa risposta è semplice, gli intermediari per eccellenza: le banche. Oppure puoi chiederli in prestito direttamente alla piattaforma di trading online su cui operi.

Concetto di vendita allo scoperto e significato

L’intermediario ti presta i titoli finanziari che desideri vendere sul mercato, ma ovviamente non lo fa gratis: devi pagargli gli interessi e l’importo degli interessi aumenta all’aumentare del tempo in cui tu detieni i titoli prestati. E, come se non bastasse, gli interessi devi pagarli sempre e comunque. Che dalla tua operazione ottieni un guadagno o una perdita, all’intermediario poco interessa: gli interessi sono sempre dovuti.

Ora veniamo al dunque: perché dovresti mettere in atto un’operazione del genere, perché farti prestare dei titoli, a pagamento, per quale motivo? Lo scopo è quello di guadagnare dalla variazione del titolo che hai ottenuto in prestito. Te lo spiego meglio con un esempio concreto.

Esempio

Supponiamo che tu prenda in prestito un titolo di stato, da restituire al prestatore entro un mese. Riesci subito a venderlo a 200 euro. Tra un mese, il prezzo di questo titolo scende a 150, lo ricompri, perché devi restituirlo a chi te lo aveva prestato. Da questa operazione hai guadagnato 50 euro, ossia la differenza tra  il prezzo a cui hai comprato il titolo e il prezzo a cui l’hai venduto.

A questi 50 euro però, devi sottrarre gli interessi da dare al broker che ti ha prestato il titolo. Supponiamo un importo di interessi pari a 10 euro: in tutto quindi hai guadagnato 40 euro (50 euro – 10 euro di interessi). Ti è andata davvero bene! Purtroppo non sempre è detto che ti vada così bene, vediamo perché con un altro esempio.

Supponiamo che tu prenda in prestito un titolo di stato, da restituire al prestatore entro un mese. Riesci subito a venderlo a 200 euro. Purtroppo però, il prezzo di questo titolo inizia a salire, e tu speri che entro un mese scenda, ma questo non avviene. Il prezzo sale a 230 euro, sei costretto a ricomprarlo, visto che devi restituirlo al prestatore.

Da questa operazione hai ottenuto una perdita di 30 euro, ossia la differenza tra  il prezzo a cui hai comprato il titolo e il prezzo a cui l’hai venduto. A questi 30 euro però, devi aggiungere gli interessi da dare al broker che ti ha prestato il titolo, a cui non interessa che tu abbia avuto una perdita. Supponiamo un importo di interessi pari a 10 euro: in tutto quindi hai perso 40 euro (30 euro + 10 euro di interessi).

Rischi

Come hai potuto capire dagli esempi appena esposti, la vendita allo scoperto è un’operazione speculativa, molto rischiosa: ti può andare bene, come ti può andare male. Chiaramente, tu deciderai di fare queste operazioni dopo attenti studi sull’andamento dei titoli.

Se per esempio credi fermamente che un titolo scenderà di prezzo, allora sarai più propenso a fartelo prestare per venderlo e poi riacquistarlo quando il prezzo è sceso. Tutto dipende dai tuoi studi e dalle tue analisi. Devi studiare tanto, seguire i mercati e capire quale sarà l’andamento futuro dei titoli su cui vuoi speculare.

Seguire il trend dei titoli è di fondamentale importanza, ti permette di arginare il più possibile il rischio, ma non di azzerarlo. Nei mercati finanziari non c’è mai la certezza assoluta, puoi fare solo delle stime, avere delle aspettative, ma mai nessuno potrà assicurarti che un dato titolo scenderà o aumenterà di prezzo. E guardati bene da chi lo fa.

Ricapitolando: per operare in Borsa con le vendite allo scoperto, è molto importante che tu segua il trend dei titoli e individui il titolo su cui investire, ma mai nessuno può darti la certezza assoluta. Operare allo scoperto è sempre un rischio: puoi guadagnare ma anche perdere. Quindi sii molto cauto, sempre.

Divieto

A partire dal 2008, le vendite allo scoperto hanno subito molte restrizioni, su molti mercati finanziari sono addirittura vietate, questo perché la vendita allo scoperto causa un abbassamento del prezzo se in quello stesso periodo ci sono tante altre persone che come te stanno vendendo un titolo allo scoperto.

In Borsa infatti, il prezzo di un titolo (detto quotazione in Borsa) dipende da quante persone lo comprano e quante lo vendono. Se ci sono tante persone che vogliono comprare quel titolo, allora il suo prezzo aumenta, perché c’è tanta gente interessata. Se invece ci sono tante persone che lo vendono, significa che tutta questa gente se ne vuole disfare, quindi la quotazione si abbassa.

Ecco perché in molti mercati la vendita allo scoperto è vietata: perché con questa operazione tu decidi di disfarti di un titolo e tra l’altro lo fai non perché in quel titolo non ci credi più, ma semplicemente per speculare! In questo modo potresti danneggiare la quotazione del titolo. A questa pagina ufficiale della Borsa Italiana puoi leggere come sono regolate le vendite allo scoperto, in Italia ed Europa.

Titoli di stato

I titoli di stato sono obbligazioni emesse dallo Stato. L’Italia, così come le altre nazioni, spesso non riescono a coprire le spese pubbliche con le entrate e quindi chiedono in prestito denaro ai risparmiatori, offrendo sul mercato appunto i titoli di stato. Comprandoli, tu stai dando del denaro allo stato, che per ripagarti ti darà un interesse periodico e, alla scadenza ti darà anche la somma che gli hai prestato.

Per esempio compri 10.000 euro di titoli di stato con scadenza a 10 anni, a un tasso di interesse dell’1,5% semestrale. Significa che ogni sei mesi incassi l’interesse dell’1,5%, tra 10 anni otterrai indietro anche i tuoi 10.000 euro. Ecco le tipologie di titoli di stato italiani:

  • BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), ossia titoli con scadenza 3, 6 e 12 mesi, che non pagano interesse, ma alla scadenza ti rimborsano un importo maggiore rispetto al prezzo a cui li hai comprati. Per esempio: li compri a 100 euro, tra sei mesi lo stato ti restituisce 110 euro;
  • BTP Italia, ossia titoli con scadenza 4, 6 o 8 anni e cedole pagate ogni sei mesi;
  • CCT (Certificati di Credito del Tesoro), ossia titoli con scadenza 7 anni cedole semestrali e tasso di interesse variabile;
  • CTZ (Certificati di Credito del Tesoro Zero Coupon), ossia titoli con scadenza 2 anni, privi di cedole. Come i BOT, il guadagno è rappresentato dal gap tra costo di acquisto e valore di rimborso;
  • BTP (Buoni del Tesoro Poliennali), ossia titoli con scadenza 3, 5, 10, 15, 30 e 50 anni, cedola fissa semestrale;
  • BTP inflazione europea, ossia titoli con scadenza 5 e 10 anni, cedola semestrale a tasso variabile che segue l’inflazione europea.

Azioni

Lo short selling (o vendita allo scoperto), è una manovra che consta nel vendere un’azione che ti ha prestato un broker. Quindi tu questa azione non la possiedi, te la fai prestare e quindi ne entri in possesso. Quando il prezzo di questa azione scende abbastanza, la vendi e hai ottenuto un guadagno (nei paragrafi precedenti puoi leggere un esempio numerico).

Tasso di interesse + margine di garanzia

All’intermediario che ti ha prestato l’azione (che può essere una banca o la piattaforma su cui fai trading online), come ti ho spiegato nei paragrafi precedenti, devi pagare un tasso di interesse, come ti ho spiegato nei paragrafi precedenti. Di solito oltre a questo tasso di interesse chiede anche il cosiddetto margine di garanzia per l’operazione, ad esempio il 50% del valore scambiato. Vediamo di cosa si tratta, con un esempio concreto.

Decidi di vendere allo scoperto 100 azioni X, che al momento hanno una quotazione di 20 euro, quindi in tutto dalla vendita ottieni 2.000 euro (20 euro x 100 azioni). Il broker congela questi 2.000 euro e congela anche un ulteriore importo, detto fondo di garanzia, per esempio pari al 50%.

Quindi congela non solo i 2.000 euro, ma 1.000 euro aggiuntivi, ossia 3.000 euro: lo fa per tutelarsi da forti ribassi futuri. Il broker ti sbloccherà questi 3.000 alla conclusione dell’operazione, ossia quando riacquisti le azioni, il broker sblocca questa somma (nell’esempio: 3.000 euro), che torna a te. In quel momento al broker dovrai pagare solo il tasso di interesse, che varia in base al periodo di tempo del prestito: maggiore è il periodo di tempo in cui ti ha prestato le azioni, maggiore è il tasso di interesse dovuto.

Immobili

Nel 2005 l’americano Michael Burry capì che il mercato immobiliare presto sarebbe crollato, che i prezzi degli immobili sarebbero scesi. Questo perché il mercato immobiliare si reggeva su mutui ad altissimo rischio. In America infatti, per ocncedere un mutuo le banche non facevano tutte le indagini che fanno le banche in Italia e quindi concedevano prestiti anche a persone a rischio.

E così successe in molti casi: tanti mutuatari iniziarono a non pagare, le banche, per rientrare del loro prestito, furono costrette a sottrarre le case ai mutuatari e a metterle all’asta, a un prezzo ribassato. Quindi Michael Burry ci aveva visto giusto: i prezzi scesero effettivamente.

Obbligazioni

Le obbligazioni sono dei titoli di debito. In pratica un’azienda, se ha bisogno di denaro, ha varie possibilità per reperirlo: per esempio può chiedere un prestito a una banca, oppure può emettere obbligazioni. Di solito alle aziende conviene emettere obbligazioni, perché hanno condizioni più vantaggiose rispetto ai prestiti bancari.

In conclusione, le imprese si fanno prestare denaro dai risparmiatori, ad esempio: vendono un’obbligazione da 1.000 euro, con cedola semestrale al 3% e scadenza a 2 anni. Significa che ogni sei mesi l’azienda ti paga gli interessi, ossia il 3% di 1.000 euro e fra 2 anni, alla scadenza, ti rimborsa anche i 1.000 euro.

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